Che fine ha fatto?


Che fine ha fatto Cristian Arrieta?

Oggi parliamo del primo incrocio in assoluto tra calcio e televisione nella quotidianità, un programma che ha tenuto incollati al piccolo schermo una generazione intera di adolescenti instillando in loro il sogno di diventare calciatori professionisti. "Campioni, il sogno", questo il nome del reality come avrete già capito, verteva attorno alla formazione calcistica del Cervia che, dopo aver fatto una selezione per avere una rosa competitiva per giocarsi la promozione dal campionato di Eccellenza in cui militava, faceva poi decidere una parte dei giocatori titolari da schierare, uno per reparto, al pubblico da casa tramite il televoto. L'allenatore era il vulcanico e sempre irrequieto Ciccio Graziani mentre il direttore sportivo era il pingue e goliardico Giancarlo Magrini. Una coppia che era un programma. In quella stagione, correva l'anno 2004/2005, riuscirono a portare il Cervia per la prima volta in Serie D e soprattutto portarono alla ribalta il calcio “di periferia”, facendo vedere in tv la domenica mattina le partite di Eccellenza del Cervia. 

Tra i giocatori, i tre migliori vincevano a fine campionato la possibilità di fare il ritiro estivo con una delle tre big di Serie A, Juventus, Milan ed Inter nella fattispecie. Per scegliere la ristretta cerchia di finalisti per il ritiro con i professionisti, ad un certo punto dell’anno si è deciso di far giocare delle partite amichevoli tra il Cervia e le compagini di Serie A. 

Piccola digressione: ricordo ancora la corsa dopo la scuola per andare al Brianteo di Monza a vedere Milan – Cervia (dovrei avere ancora a casa la bandiera della squadra romagnola). Era fine gennaio, mai visto lo stadio così pieno. Di quella partita ricordo il tunnel di Gullo, colui che millantò di aver marcato Del Piero in Champions League quando giocava nel Basilea, a Gattuso e una superba prestazione di Harvey Esajas, l’amico cuoco di Seedorf che lo portò al Milan, sulla fascia sinistra. 

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Che fine ha fatto Vratislav Greško?

Oggi è l’anniversario  di uno dei primi harakiri calcistici di recente memoria. Ovvero del napoleonico 5 maggio 2002: dall'altare alla polvere. Il calcio mediatico insegna che come ogni trionfo ha bisogno di un eroe, così ogni disfatta pretende un capro espiatorio. E il giovane Gresko ha sempre dimostrato una certa predisposizione per il ruolo: modi gentili, faccia stinta, disimpegni maldestri, sguardo triste, dolce vita bianca sotto la casacca nerazzurra da ragazzino cagionevole.

Ma ripercorriamo la sua carriera prima di quel nefasto 5 maggio.

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Che fine ha fatto Freddy Adu?

Ad inizio anni 2000 la MLS era un campionato di nicchia, per non dire di basso livello, visti i pochi campioni ed il ridotto numero di giovani prospetti. Tuttavia nel 2004 un giovane, giovanissimo calciatore sembrava poter impartire lezioni di football ad una nazione che il football lo conosceva, ma intendeva un altro sport.

 

In un contesto caratterizzato da pochi talenti e tanti giocatori anziani, un giovanissimo e rilucente calciatore aveva tutte le carte in regola per mettersi in mostra. E il soccer americano dimostrava di averne proprio bisogno.

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Che fine ha fatto Mauro Germán Camoranesi?

"La forza mentale distingue i campioni dai quasi campioni" (Rafael Nadal, tennista spagnolo)

 

Tra la fine degli anni 90' e l'inizio degli anni 2000 il calcio italiano ha accumulato finali e vittorie in Champions League e Coppa Uefa con club di grande tradizione come Inter e Juventus e con una provinciale indimenticabile come il Parma.

Negli stessi anni i calciatori diventavano sempre più uomini copertina per bellezza e fama, fornendo persino validi motivi alle donne per seguire il calcio, fino a quel tempo di limitato interesse per il mondo femminile.

Quegli anni videro la crescita della realtà provinciale di Verona, che nel 2002 ebbe per la prima volta due squadre contemporaneamente nella massima divisione: il ChievoVerona di Nicola Legrottaglie e l'Hellas Verona di Mauro German Camoranesi, di cui tratta il presente articolo.

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Che fine ha fatto Vampeta?

Ad inizio anni 2000 il Brasile sfornava talenti del calibro di Roberto Carlos, Cafu, Rivaldo, Ronaldinho e Ronaldo ed a centrocampo Edmilson e Gilberto Silva creavano una diga forte fisicamente e tecnicamente. I giocatori appena citati sarebbero diventati nell'estate del 2002 Campioni del Mondo, nel mondiale di Corea del Sud e Giappone, terminato male e anzitempo per quanto riguarda la nazionale italiana.

Nella squadra campione c'era spazio anche per altri giocatori, meno talentuosi, ma di sicura utilità in un team disegnato per sostenere un gioco d'attacco.

Uno di essi rispondeva al nome di Marcos André Batista Santos, conosciuto come "Vampeta" ai più.

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Che fine ha fatto Aldo Firicano?

Viaggiamo nel meridione d'Italia, tradizionalmente fucina di talenti bruciati come il sole dei suoi riarsi campi di paese.

Il giocatore di cui si parla oggi è sicuramente ricordato dai più esperti, dato che legò il proprio nome all'epica Fiorentina di fine anni '90. A Firenze giocavano campioni come Rui Costa e Batigol e sulla maglia viola erano presenti sponsor squisitamente old-school come Sammontana e Nintendo. Oltre alla Fiorentina, il giocatore fu protagonista anche in un Cagliari esplosivo, paragonabile certo a quello dell'era Suazo-Zola-Esposito.

 

Il suo nome è Aldo Firicano. Siciliano di Erice, si fa strada sgomitando tra Cava de' Tirreni, Nocera Inferiore-Superiore ed Udine, la sua vera esplosione è nel Cagliari della Coppa UEFA (stagione '92-'93), e da difensore vecchia maniera riesce comunque a mettere a segno varie reti; suo compagno quella stagione è Allegri.

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Che fine ha fatto Ciriaco Sforza?

Se non fosse stata per la parentesi milanese, sponda neroazzurra, parleremmo di una carriera più che dignitosa. Ma se non fosse stato, altresì, per Aldo, Giovanni e Giacomo, non sarebbe stato innalzato alla memoria imperitura. Il successo di "Tre uomini e una gamba" l'ha reso immortale. Scena: Giacomo viene costretto a passare la notte in ospedale, ma è sprovvisto di pigiama. Ci pensa Aldo a prestargli il suo, che non è niente meno che una maglietta tarocca dell'Inter, e siccome quella di Ronaldo era finita, aveva ripiegato sul numero 21, ossia Ciriaco Sforza. Forse in quel periodo erano finiti anche gli altri centrocampisti. Ma torniamo agli inizi.

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Che fine ha fatto Momo Sissoko?

Il calcio africano ha regalato ai suoi fan giocatori dai piedi sopraffini e dalla classe cristallina capace di strabiliare le folle nei campionati europei.

 

Mido, Jay-Jay Okocha, Mohamed Kallon e Mohamed Zidan sono esempi di grandi giocatori, che con il loro talento sono stati capaci di mettersi in mostra e far stupire i tifosi nelle competizioni del vecchio continente e mondiali.

 

Tuttavia, a calcio si gioca in 11 e senza giocatori grintosi in mezzo al campo nessuna squadra sa proteggersi in maniera appropriata. Il presente articolo è dedicato a uno dei giocatori che più di tutti ha saputo recuperare palloni e rilanciare l'azione delle squadre dove ha giocato: Mohamed "Momo" Sissoko.

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Che fine ha fatto Mohamed Zidan?

Le sorti della carriera di un calciatore professionista dipendono da molti dettagli. Soprattutto all’inizio del percorso, dove la componente “bravura” va quasi a pari passo con quella della “fortuna” o del più sdoganato “posto giusto al momento gusto”. Ma anche durante una carriera già avviata il confine tra successo e fallimento è molto sottile. I particolari sono fondamentali. 

Il talento necessita di una mente affidabile, dentro e fuori dal campo. Innumerevoli sono gli esempi di giocatori che dotati di una classe limpida ma poco professionisti si sono persi, mostrando solo in minima percentuale il loro reale valore. Cassano e Balotelli su tutti. 

Nel caso di questo giocatore ha fatto differenza anche una semplice lettera, la “e”. Da Zidane a Zidan.

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Che fine ha fatto Moreno Torricelli?

Una delle peculiarità dello sport è di far sognare i bambini. Ogni ragazzo che rincorre un pallone immagina il suo futuro sui campi dorati della Serie A, invece che su quelli spesso fangosi della periferia, oppure a quando alzerà la Champions League e sentirà l’inno della Nazionale prima di una partita. 

 

Quei sogni, però, sono destinati a rimanere tali, a meno che, non si dimostrino doti tecniche particolari, riuscendo ad entrare nel settore giovanile di una squadra professionistica.

Molti dei fortunati, come la storia insegna, non riusciranno comunque nella scalata alla massima serie. Citando una canzone di Gianni Morandi, infatti, “uno su mille ce la fa”.  E ancora meno sono quelli che, pur crescendo e debuttando in qualche categoria inferiore, vengono successivamente notati dagli osservatori delle big. 

 

Figuratevi se siete un ventenne che calca i campi del campionato di Serie D, solo anticamera del calcio professionistico. Questa è la storia, con le dovute proporzioni, dell’antesignano dei vari Dario Hubner e Riccardo Zampagna, solo per il semplice fatto che la forza di volontà ti può portare molto lontano. 

La favola di Moreno Torricelli ha dell’incredibile, ed interpreta la fiaba di Cenerentola ambientata nel mondo del calcio moderno.

 

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Che fine ha fatto Emiliano Bonazzoli?

Alcuni calciatori vengono ricordati per una dote particolare. Altri nascono poliedrici, tutto all'italiana, di quelli che girano tutto lo stivale senza accasarsi mai ma lasciando buona memoria di sé, che in frasi come Ti ricordi il/la [squadra] di [allenatore/puntero], quella con [mito1], [mito2], [mito3], ... è il giocatore mito 3, o addirittura finisce nei puntini qualche volta.

 

Emiliano Bonazzoli nasce ad Asola, ridente cittadina nel mantovano, nel 1979. E' di ruolo attaccante e muove i primi passi nella oscura US Voluntas Pace. Il suo nome suona molto bresciano comunque sia.

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Che fine ha fatto Mido?

Mido, ai tempi della Roma
Mido, ai tempi della Roma

Il calcio italiano degli anni 2000 verrà ricordato come esterofilo e amante dell'esotico. Specie nei primi anni del nuovo millennio, una folta schiera di calciatori provenienti da paesi esotici si è presentata ai ritiri estivi delle squadre, con una valigia piena di tecnica e corsa, ma scarsamente dotata di conoscenze tattiche.

 

Spesso preceduti dalla loro fama, tali calciatori si scontrano con le difficoltà tattiche e di ambientamento del calcio nostrano e non mantengono le promesse con cui essi erano arrivati.

Uno dei calciatori che ricalca meglio questa descrizione è Abdelamid Hossam Ahmed Hussein. Per i più, semplicemente Mido.

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Che fine ha fatto Mohamed Kallon?

Prendi un un ragazzo di poco meno di 180 cm di altezza e un grande talento per il calcio, in un piccolo paese africano che risponde al nome di Sierra Leone.

 

Questo è un paese che forse meglio di altri descrive lo stato di salute del suo Continente. Un paese di contraddizioni, dove un territorio splendido, di foreste rigogliose affacciate su un mare meraviglioso e la presenza di materie prime importanti come legname, bauxite, ilmenite (titanio) e soprattutto diamanti (più di mezzo milione di carati all'anno) soccombono di fronte alla dilagante corruzione governativa e al più recente allarme sanitario rappresentato dall'ebola.

 

In questo contesto nasce nel 1979 il diamante del calcio sierraleonese, Mohamed Ajay Kallon.

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Che fine ha fatto Mario Frick?

Esistono luoghi in cui il giuoco del calcio è una religione e uno stile di vita, dove è considerato sport nazionale e causa di livori, scontri ma anche di motivo di gioia e aggregazione, dove un ragazzino che si avvicina a questo mondo spinto dalla passione per un pallone di cuoio ha tutto, dalla mentalità alle strutture, dalla preparazione e professionalità degli allenatori ad un ambiente stimolante intorno a sé.

È il caso dei sudamericani che tirano due calci al pallone tra la povertà e un sogno di riscatto sociale e della creme del calcio europeo, dove si spera di fondare per trascorrere una vita da nababbi.

Se però nasci in uno sputo di terra tra Austria e Svizzera, con una popolazione totale inferiore a quella di Lissone (ridente località della provincia di Monza e Brianza, famosa per i suoi mobilifici), conosciuta per essere uno dei paradisi fiscali e caratterizzata dal più rigido segreto bancario al mondo, diventare calciatore non è di certo semplice.

Ma se hai le qualità necessarie diventare leggenda è un attimo.

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Che fine ha fatto Luis Jimenez?

C’è una categoria calcistica di cui sul nostro sito non abbiamo trattato fino a questo momento: quella dei "prigionieri". Parlare di prigionia, nel mondo del calcio, sembra paradossale.

A volte, però, i soldi delle tv e gli ingaggi milionari fanno nascere interessi che contrastano con speranze e ambizioni.

 

Così succede che anche nel mondo del calcio si possa rimanere schiavi di un contratto, sottoscritto sperando di volare verso una grande destinazione europea per poi ritrovarsene imbrigliati. Quindi, come si può intuire, non si tratta di un giocatore che riesce a strappare un contratto a “sei zeri” per poi navigare nella mediocrità con una pensione d’oro, bensì di un giocatore prigioniero del suo scopritore, supportato dall’ormai defunto istituto della comproprietà.

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Che fine ha fatto Sergio Bernardo Almiron?

1986: la nazionale di calcio Argentina si aggiudica il campionato del mondo in Messico!

I protagonisti di quella fruttuosa spedizione erano volti noti del calcio italiano, tra cui spiccavano Maradona, Passarella, Claudio Borghi, Ruggeri, Sergio Batista, Valdano e un attaccante quasi del tutto sconosciuto: Sergio Omar Almiron.

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Che fine ha fatto Gaizka Mendieta?

Il calcio mercato italiano ha avuto a fine degli anni 90’ una incredibile crescita delle spese per l’acquisto di campioni provenienti da tutto il mondo. Oltre alle milanesi ed alla Juventus, Roma, Parma e soprattutto la Lazio sembravano interessate a comprare i migliori giocatori disponibili sul mercato.

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Che fine ha fatto Eljero Elia?

Calciopoli ha sconvolto il calcio italiano, imponendo ad una squadre su tutti - la Juventus - una ricostruzione, vista la contemporanea cessione di talenti per motivi di bilancio.

Dei fasti di Berlino e della cavalcata vincente in Serie B della Juventus siamo tutti al corrente. Dei campioni rimasti a difendere i colori bianconeri, pure.

E dei flop? Beh si ricordano anche quelli...

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Che fine ha fatto Nicola Legrottaglie?

Dalla Grecia (antica) a Bari la distanza è poca. Dalla bellezza del Doriforo (guerriero armato di lancia) di Policleto ai calciatori metrosessuali della Serie A la distanza è forse ancora minore.

I tratti comuni sono i muscoli, l'espressione da belli e impossibili e la vanità, ottenuta per acclamazione sul campo di battaglia, sia esso il terreno di conquista delle poleis greche o il ben più moderno stadio italiano del ventunesimo secolo.

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Che fine ha fatto Vincenzo Iaquinta?

Estate 2007: la Juventus post-calciopoli e post-mondiale ha bisogno dei migliori giocatori per poter tornare a vincere in Serie A e per fare ciò si affida ai suoi capisaldi dei tempi degli scudetti revocati.

Tuttavia, la stagione di Serie B ha allontanato alcuni dei giocatori che avevano condotto la squadra alla vittoria negli ultimi due anni pre-calciopoli e l'abbandono di Zlatan Ibrahimovic aveva lasciato un grande vuoto in attacco. 

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Che fine ha fatto Domenico Giampà?

La ferita risana, la cicatrice resta (Lucio Anneo Seneca).

 

Ad inizio anni 2000’ il movimento calcistico del mezzogiorno italiano ebbe una rinascita, dovuta alla vitalità espressa da squadre come Lecce, Reggina, Palermo, Catania e Messina, che trascorsero parecchie stagioni in Serie A in qualità di temibili outsider delle grandi. In particolar modo, il Messina dimostrò di essere squadra molto tosta nel periodo compreso tra il 2004 e il 2007. Assente dalla massima serie dal 1965 (conquistata per la prima volta nel 1963), il Messina nel 2004 era pronto  ad affrontare il suo terzo campionato si Serie A. In città, entusiasmo alle stelle, come testimoniato dai ben 25.000 abbonamenti sottoscritti.

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Che fine ha fatto Davide Lanzafame?

Il 9 febbraio si celebra il compleanno del calciatore Davide Lanzafame che vuoi per scelte sbagliate, errori personali e carattere non molto malleabile ha avuto un rapporto complesso con il calcio che conta.

 

Classe 1987 e di padre catanese, Davide è cresciuto nelle giovanili della Juventus. E’ un'ala destra vecchio stampo che dopo aver esordito in bianconero nell'annata di purgatorio in B, venne girato in prestito al Bari, all'epoca allenato da un certo Antonio Conte.

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Che fine ha fatto Gianni Comandini?

"Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti" (Andy Warhol)

 

Domenica 31 gennaio la rotonda vittoria sull'Inter ha permesso ai tifosi milanisti di esultare e ripensare a tutti quei giocatori che hanno disputato grandi derby della Madonnina.

Per celebrare la vittoria rossonera, ripercorreremo le tappe principali della carriera di un giocatore il cui nome fa ancora apparire un sorriso a 32 denti sul viso dei supporter rossoneri.

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Che fine ha fatto Idris?

La televisione italiana ed in particolare quella del calcio si è popolata di curiosi personaggi, capaci di suscitare nostalgia a distanza di anni.

Per gli amanti del pallone, nel 1993 Fabio Fazio ideò un format di programma domenicale originale, che ricalcando protagonisti e idee di "Tutto il calcio minuto per minuto".

 

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Che fine ha fatto Jorge Martinez?

Nome comune in Uruguay, cognome molto diffuso in tutto il mondo ispanico. Corsa, prestazioni memorabili e bellissimi gol: con questo allettante biglietto da visita  Jorge Andrés Martinez si presentò ai tifosi juventini.

Malaka, così viene soprannominato sin dagli esordi nei Montevideo Wanderers, giunse in Italia nel 2007 a Catania, piazza in quegli anni gremita di argentini (Papu Gomez, Almiron, Maxi Lopez, Izco, Barrientos, Spolli, Peruzzi e Rinaudo per dirne alcuni), quasi tutti alla loro prima esperienza europea.

Jorge è un esterno offensivo, utilizzabile a destra o a sinistra nel 4-4-2 o come punta esterna nel 4-3-3. Rapido nel gioco di gambe e dotato di un buon destro, si distingue anche per il preciso colpo di testa, che lo rende all'occorrenza prima punta. 

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Che fine ha fatto Milos Krasic?

Una saetta nei campi della allora Jugoslavia, poi implacabile martello del CSKA Mosca, vincitore di una Coppa Uefa.

 

Poi la Juventus, ad inizio anni 2010', ovvero l'inizio - dapprima incerto - della Belle Epoque della Vecchia Signora.

 

Per chi se lo fosse dimenticato, Milos Krasic è un'ala destra con doti di corsa nettamentre superiori alla media, unite a buone doti di cross ed a un piede destro capace di trafiggere per ben 8 volte i portieri italiani in quaranta di match durante una stagione e mezza a Torino. 

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