Calcio e storia


La guerra dei fratelli Dassler

Citando Arrigo Sacchi, "il calcio è la cosa più importante delle cose non importanti". In ogni categoria, aggiungeremmo. Sì, perché anche nei dilettanti il calcio è una faccenda seria e nulla è lasciato al caso: il capello deve essere all’ultima moda, i calzettoni tirati su fin sopra al ginocchio, composizione di tatuaggi d’ordinanza, alcuni azzardano un beauty per gli effetti personali e per ultimo, ma non ultimo, le scarpe da gioco.

Tutti ovviamente per le calzature prendono spunto dai campioni preferiti, dagli spot e dalle partite in televisione. E le tipologie, così come le marche, sono molteplici. Oggi vanno ormai di moda le scarpe con abbinamenti di colore impensabili, scarpe con tomaia e suola termosaldata, pelle sintetica, tacchetti lamellari o conici a seconda del terreno di gioco, e via discorrendo.

I marchi più famosi e che fanno da sponsor tecnico per i maggiori club d’Europa e per le Nazionali sono ovviamente Nike e Adidas. C’è però un altro marchio che sta riguadagnando i fasti di un tempo e che con Adidas non solo ha in comune il Paese di provenienza, la Germania, ma anche città e abitazione, presumibilmente. Puma. E qui si vuole raccontare la storia di due litigiosi fratelli in una città tedesca che per anni è stata divisa in due. 

Sembra la pubblicità del Twix o, riprendendo la storia della politica del XII secolo, la lotta tra Guelfi e Ghibellini che ogni volta che si parla di acerrime rivalità tra bande e fazioni opposte, per qualunque motivo, in Italia si abusa di questo riferimento. Sembrerebbe una curiosità puramente italiana, ma anche ad altre latitudini, e nello specifico nell’ordinata Germania, ci sono rivalità talmente estreme da far pensare alla contrapposizione in questione.

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Hristo Stoichkov, l'Ayatollah bulgaro

Esistono diverse tipologie di giocatore nel mondo del calcio. Ci sono i seri professionisti, atleti impeccabili, mai una dichiarazione fuori luogo, mai paparazzati in situazioni compromettenti e che, anche laddove non arrivino con la tecnica, compensano con l’agonismo e l’amore per i colori che indossano; poi ci sono le promesse non mantenute, quelle che hanno un inizio di carriera tanto sfolgorante quanto effimero, magari per via di troppi infortuni, un’occasione persa in una grande squadra, un carattere spigoloso o troppo debole. E, infine, c’è Hristo Stoichkov: il genio spaccone più forte anche della sua indole poco malleabile, per usare un eufemismo.

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5 cose da sapere sulla Coppa d'Africa

Oggi si disputa l’ultimo atto della Coppa delle Nazioni Africane 2017 tra Egitto e Camerun. Si tratta di due della nazionali più titolate dell’Antico Continente. I Faraoni hanno il primato, vantando ben 7 successi, di cui 3 consecutivi tra il 2006 e il 2010, mentre i Leoni Indomabili hanno alzato il trofeo 4 volte. 

 

La Coppa d’Africa ha sempre avuto il suo fascino, non tanto per il tasso tecnico mostrato in campo, comunque migliorato rispetto alle prime edizioni, quanto per lo sfondo in cui si giocano le partite: tifosi che cantano e ballano sugli spalti, colori sgargianti che per un mese fanno passare in secondo piano alcuni dei fattori più problematici di questo continente.

Povertà, guerre, malattie e sfruttamento solo per citarne alcune. E’ il torneo più articolato, in quanto ci sono diversi tipi di Africa, ad esempio l’Africa araba, quella maghrebina e l’Africa Nera. Tutte con le loro peculiarità e le loro storie. Storie e aneddoti che inevitabilmente si riversano anche nel calcio, da sempre una delle cartine tornasole della società.

 

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Che fine ha fatto l’Atletico Van Goof?

La maglia dell'Atletico Van Goof
La maglia dell'Atletico Van Goof

Alla fine degli anni '90, Tutto il calcio minuto per minuto era considerato un programma demodé per seguire in tempo reale gli aggiornamenti della Serie A “da tutti i campi collegati”.

Diretta Gol e più in generale Sky Italia non esistevano ancora, perciò il modo migliore per sapere tutti i risultati calcistici della Serie A era seguire la trasmissione della Rai “Quelli che il calcio”.

 

Il programma è stato messo in onda inizialmente su Raitre, per poi diventare dal 1998 una delle trasmissioni di punta di Raidue. Primo conduttore fu Fabio Fazio, a cui sono succeduti Simona Ventura, Victoria Cabello e l'attuale presentatore Nicola Savino.

L’originalità del programma constava nell’unire all’aggiornamento dei risultati calcistici delle partite della domenica pomeriggio i pareri di giornalisti di spicco (come Marino BartolettiCarlo Sassi e alcuni giornalisti di "Tutto il calcio minuto per minuto") e di ospiti brillanti, senza conoscenze tecniche sul calcio.

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Ali Dia, il più grande bluff sportivo

Quale giocatore dilettante non ha mai sognato un giorno, più o meno lontano, di arrivare nel calcio che conta? Magari, avendo consapevolezza dei propri limitati mezzi tecnici, non propriamente entrando dalla porta principale dopo anni di gavetta, ma da quella di servizio, in campionati meno performanti, come quello australiano, indiano o dell’ormai sdoganato cinese. Viaggiare con la fantasia non costa nulla.
C’è chi però ha compiuto il viaggio al contrario, non solo metaforicamente parlando ed è una delle dimostrazioni viventi del detto latino “audentes fortuna iuvat”.
A corroborare questa tesi, qualche anno più avanti, anche Andy Warhol aveva previsto nel futuro 15 minuti di celebrità per tutti, ma nemmeno l’artista statunitense si sarebbe mai sognato l’esistenza di un personaggio senza arte né parte che di minuti a disposizione ne ha avuti addirittura 53. Soprattutto nel meritocratico mondo dello sport.

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Chapecoense: si riparte!

Il 27 novembre 2016 è la data a cui risale l'ultima partita giocata del Chapecoense. Il giorno successivo è avvenuto lo schianto dell'aereo che avrebbe trasportato la squadra in Colombia, per disputare la finale della Copa Sudamericana 2016.

 

Da quel momento, l'appoggio morale alla squadra da parte di campioni e club si è fatto sentire specialmente attraverso i social network, dove l'hashtag #forcachape è diventato tra i più popolari da fine novembre.

 

A fine 2016, ci si domandava chi avrebbe aiutato al Chapecoense, dopo l'incidente aereo. Ora è possibile fare un bilancio su chi ha effettivamente aiutato la squadra di Chapecó.

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Chi ha aiutato il Chapecoense?

Fino a novembre 2016, molti amanti del calcio non conoscevano il Chapecoense, se non per aver scorto quel nome su almanacchi di calcio sudamericano.

 

Il Chapecoense è una squadra fondata nel 1973 a Chapecó, città del sud-ovest brasiliano che conta poco più di 180000 abitanti (pressoché come Modena).

Il mondo calcistico e non solo è tristemente venuto a conoscenza dell'esistenza di questa squadra per il tragico incidente aereo occorso il 28 novembre 2016, nel volo che avrebbe coronato il sogno dei giocatori brasiliani di giocare la finale di coppa Sudamericana a MedellinUn sogno mai realizzatosi.

 

L'eco generata da quel tragico evento è stata fragorosa e molti calciatori e club si sono esposti a favore della Chapecoense, proponendo il loro aiuto alla squadra alle famiglie dei 19 calciatori e membri dello staff defunti.

 

Ciò è accaduto subito dopo l'incidente, ma ad oggi, qualche giorno dopo il Natale, chi davvero sta aiutando la Chapecoense a risorgere?

 

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Qualcuno gioca a calcio a Natale?

In ritardo come una Cenerentola qualunque allo scoccare della mezzanotte, di seguito ecco la puntata di Natale che, quando si ha a che fare con date o episodi particolari, vuole un taglio più evocativo.

 

Siamo nel 1914, la Prima Guerra Mondiale era cominciata da qualche mese e la “Guerra Lampo” di Schliffen era fallita, improvvisamente sostituita dalla logorante “Guerra di posizione”. Le trincee erano già diventate il tragico simbolo di questo massacro in cui si sacrificavano migliaia di vite per guadagnare qualche metro che sarebbe stato poi puntualmente perso.

 

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Ricordate le figurine TOPPS di Volpi e Poggi? Noi le abbiamo trovate!

La stagione di Serie A 1997/98 per i veri appassionati di calcio non è stata solo quella della disastrosa seconda avventura di Capello al Milan, della rampante Udinese di Zaccheroni trascinata fino al terzo posto finale da un Bierhoff capocannoniere del torneo con 27 reti o della neopromossa Fiorentina di Malesani che finì il campionato in quinta posizione, della prima Sampdoria post addio alla bandiera Mancini, del ritorno di Donadoni al Milan dopo un anno passato a svernare negli States tra le fila dei NY Metrostars, degli esordienti Recoba, Pirlo, Zambrotta, Morfeo e, non dimentichiamolo, dell'arbitro Ceccarini e del contrasto Ronaldo-Iuliano per molti decisivo per le sorti scudetto.

E' stata soprattutto la stagione di Volpi e Poggi.

Se al solo suono di questi nomi vi si accende la lampadina del nervosismo, starete ancora pagando il dentista.

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Italia - Germania: possiamo vincere, ecco perché

Ci sono partite di calcio che entrano nella storia, per la sfide di grandi calciatori, per i gol bellissimi realizzati oppure per la valenza culturale e sociale che il match può offrire.

Se si pensa alle nazionali, la partita a cui ci si ricollega più ricorrentemente tra tutte è Italia - Germania, scontro epico tra le due nazionali europee che hanno vinto più titoli continentali e mondiali.

Una rivalità calcistica che in partite ufficiali nasce nel 1962, con uno 0-0 durante lo sfortunato mondiale del Cile, dove entrambe le squadre otterranno risultati nettamente inferiori al loro blasone.

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