Brevi gourmet


In Lega Pro "Non c'è partita senza avversario"

Gli appassionati della Lega Pro avranno sicuramente notato una curiosità che da un paio di giornate a questa parte è protagonista dei campi del terzo livello professionistico italiano. Infatti, i capitani delle squadre scendono in campo indossando la maglia dell’avversario di giornata, per poi scambiarsele insieme ai gagliardetti.

Si tratta di una campagna voluta fortemente dal presidente dall’Assocalciatori Damiano Tommasi, in seguito alla spirale di violenza che ha visto coinvolte, in ordine cronologico, le piazze di Ancona, Catanzaro, Matera e Taranto con i tifosi che hanno aggredito i calciatori della propria squadra. L’iniziativa “Non c’è partita senza avversario” avrà luogo su ogni campo della Lega Pro fino al termine del campionato e vuole essere anche un’assunzione di responsabilità da parte dei calciatori, con l’obiettivo di placare questo moto di violenza decisamente preoccupante.

Come affermato dal Presidente di Lega Gravina, la campagna punta a “ribadire che il nostro calcio vuole portare in campo e sugli spalti fair play e confronto”.

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Juninho Pernambucano, “fenomenologia” di una punizione

Tra i vari gesti tecnici che si possono ammirare su un campo di calcio c’è sicuramente la punizione. Forse il più difficile e di maggiore spettacolo in quanto richiede un allenamento specifico, da sviluppare nel tempo e, ovviamente, una predisposizione tecnica a monte, a differenza di altre giocate come una rovesciata o un colpo di tacco al volo, sì spettacolari, ma istintive ed estemporanee.

Il calcio di punizione ha una sua liturgia prima e durante l’esecuzione; a volte anche dopo, soprattutto se avete frequentato, tra il 2001 e il 2009, lo Stade de Gerland di Lione e il risultato era quasi sempre lo stesso: gol e conseguente esultanza. Di chi? Di Juninho Pernambucano ovviamente.

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