Che fine ha fatto Carsten Jancker?

Carsten Jancker con la maglia dell'Udinese
Carsten Jancker con la maglia dell'Udinese

Il calcio è composto in prima linea da giocatori ed è giusto parlare di loro e per quanto mi/ci riguarda è altrettanto interessante ricordare i “fenomeni” di provincia, poi rivelatisi dei mediocri mestieranti una volta approdati in una big o, come in questo scritto, le meteore straniere precedute da quell'alone di venerazione in virtù dei trofei alzati all’estero. 

Nell'epoca del tiki-taka e del possesso palla portato allo stremo, del falso nueve e degli infiniti passaggi a non più di tre metri prima di varcare la linea di porta con il pallone, è quasi commuovente celebrare un esemplare in via di estinzione ma molto in auge fino almeno ad una decina di anni fa. Il centravanti di sfondamento, alla Mark Lenders per intenderci, ovvero di corporatura robusta, impossibile da avvicinare una volta che le sue lunghe leve, per dirla alla Aldo Serena, erano a pieno regime e micidiale sulle palle alte.

Premessa e introduzione alla carriera di Jancker

Forse tutto questo si aspettavano i tifosi bianconeri dell’Udinese quando nel 2002 sbarca in Friuli dal Bayern Monaco l’ariete teutonico Carsten Jancker, armadio quattro stagioni di 194 cm di altezza per 93 Kg di peso e faccia da soldato tedesco cinematografico. Arriva in Italia per sostituire “El Pampa” Roberto Carlos Sosa e subito si scomodano paragoni con l’altro tedesco sbocciato da quelle parti e poi confermatosi nel Milan, Oliver Bierhoff, ancora tra i miglior marcatori del club con 57 gol in 86 partite. Paragoni che, a dirla tutta, potevano avere senso dando una rapida occhiata al palmares di Jancker.

In sei anni al Bayern Monaco si aggiudica 4 Meisterschaelen, 2 Coppe di Germania, 4 Coppe di Lega, 1 Champions League ed 1 Intercontinentale. Dimenticavo anche un campionato austriaco nella file del Rapid Vienna nel 1996 e il suo curriculum è completo. Aggiungiamo 10 marcature in 33 presenze in Nazionale, l’ultima delle quali contro l’Arabia Saudita nel Mondiale di Corea e Giappone appena concluso al secondo posto, ma anche un eccessivo, e con il senno di poi, infondato ottimismo e il gioco è fatto.

 

Gli esordi

Partendo dagli albori, Jancker muove i suoi primi passi da attaccante nell’Hansa Rostock. Nel ‘91, all’età di diciotto anni, passa al Colonia. Prima giovanili, poi squadra maggiore. In Renania debutta in Bundesliga e va subito a segno all'esordio nel 3-1 rifilato al Lokomotiv Leipzig. Qui però non tira una buona aria, nei due anni a Colonia gioca solo altre quattro partite. L’estate 1995 porta fortuna a Jancker. Saluta senza troppi rimpianti i suoi compagni e, come anticipato, si trasferisce in Austria, al Rapid Vienna, per 500 milioni di lire.

 

Rapid Vienna: il primo titolo

La nuova squadra rivitalizza il panzer tedesco che comincia a giocare con continuità. In campionato ne fa sette, vince la Bundesliga austriaca ma è l’aria delle competizioni europee a stuzzicare il palato di Carsten. Con il Rapid arriva fino in fondo in Coppa delle Coppe e vince il titolo di capocannoniere. A Bruxelles perde la finale contro il Paris Saint Germain di Djorkaeff e Lama, freddato da una rete di Bruno N’Gotty, altra meteora della Serie A.

 

Bayern Monaco: la grande occasione

L’ottima annata in Europa gli vale il passaggio al Bayern Monaco. Il club bavarese, dopo la finale in Belgio, corteggia Jancker, convince gli austriaci con oltre un miliardo di ragioni e riporta il ragazzo in Germania. Nuova città, nuove vittorie. A Monaco, come detto, colleziona trofei di qualunque tipo. Gioca spesso in coppia con Giovane Elber, un brasiliano, uno dei migliori attaccanti visti in Bundesliga. Nella stagione 2001-2002, però, si rompe l’incantesimo con i bavaresi. Jancker vede poco il campo, segna meno e la società gli propone di trasferirsi altrove. Così chiude la sua esperienza al Bayern con 48 reti in 143 presenze. 

A mio modo di vedere, il momento più esaltante e controverso di Carsten è stato nel ’99 al Camp Nou di Barcellona, teatro della finale di Champions League contro il Manchester United. I bavaresi vanno in vantaggio nel primo tempo grazie a una punizione procurata da Jancker e trasformata da Mario Basler. Nel secondo tempo i Red Devils cercano la rete del pari ma il Bayern va vicinissimo al raddoppio in più di un’occasione, una di queste vede protagonista il nostro protagonista di oggi: mancano infatti una manciata di minuti al termine quando Jancker si trova, spalle alla porta, solo e a pochi passi dalla rete. In una frazione di secondo decide che è arrivato il suo momento di gloria, vuole far calare il sipario sulla partita più importante dell’anno con un gesto tecnico e atletico che non gli appartiene: il gol in rovesciata.

La sua esecuzione non è delle più aggraziate, si accascia pesantemente al suolo mentre uncina con il piede il pallone che, tuttavia, sembra aver superato Peter Schmeichel ed essere destinato a insaccarsi in rete. Invece sarà la traversa a ridestare Jancker dai sogni di gloria e ricacciare la sfera in gioco. Di lì a poco lo psicodramma con il Bayern che cadrà sotto i colpi di Teddy Sheringham al primo minuto di recupero e Solskjaer allo scadere che porteranno la coppa con le grandi orecchie a Manchester.

 

Carsten Jancker con la maglia del Kaiserslautern
Carsten Jancker con la maglia del Kaiserslautern

Gli anni di Udine

Fatto sta che a ventotto anni, nel pieno della maturazione sportiva di un giocatore, allettato dalla proposta della famiglia Pozzo, sbarca all'Udinese. Le ottime premesse non vengono confermate: il tedesco si impegna e combatte, ma vede raramente la porta avversaria e spesso fa panchina. I risultati sono impietosi, in Friuli iniziano a farsi qualche domanda. Una sola rete, prestazioni al limite della decenza. 

Nel secondo anno non cambiano le cose. Forse peggiorano. Il tedesco gioca in maniera pessima, condizionato anche da qualche infortunio. Intanto la porta non la vede mai, un solo gol in tutto l’anno. Luciano Spalletti perde la pazienza e il patron Pozzo lo segue a ruota. In un’intervista lo paragona a un turista arrivato in Italia per visitare le bellezze locali. Carsten rimanda le accuse al mittente proponendo lo svincolo a fine anno.

 

La fuga dall'Italia

Proposta accettata dalla società friulana e tanti saluti al Bel Paese. Si rifugia al Kaiserslautern, solo per poco tempo, prima di volare in Cina, allo Shanghai Shenhua, precursore dei più noti calciatori emigrati dai maggiori campionati europei in oriente. Cinque mesi, zero reti. Ritorna in Austria, al Mattersburg. Torna a segnare qualche rete e chiude la carriera nel luglio del 2009.

 

Che cosa fa ora Carsten Jancker?

Dal 2010 al 2013, Jancker ha allenato la formazione under 15 del Rapid Vienna, dopodiché dal 2013 al 2016 è stato vice-allenatore della squadra della capitale austriaca. Dopo aver concluso il proprio contratto con il Rapid Vienna, Jancker è diventato allenatore dell'Horn per la stagione 2017-2018, dopodiché è diventato mister del Marchfeld Donauauen, in seconda divisione austriaca. 

Una piccola ma interessante curiosità: durante la sua carriera, ma senza riscontri oggettivi, è stato accusato di avere simpatie neo-naziste. La polizia postale tedesca negli anni ha addirittura rintracciato e chiuso alcuni siti internet di naziskin che inneggiavano proprio a Carsten Jancker.

 

Autore: Andrea Longoni

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