St. Pauli, i pirati a difesa di un'isola che c'è

Prendete una bandiera dei pirati, il comunismo, il punk anni ‘80, la prostituzione libera, l’anarchia sociale. Mettete tutto nel peggior quartiere della Germania. A quel punto avrete il St. Pauli, la squadra più a sinistra del mondo e più Kult dell'intera Europa.

Questa fama si deve, oltre evidentemente per l'ispirazione politica, anche alla collocazione geografica: un quartiere di Amburgo non più grande di tre chilometri quadrati, considerato una delle zone più depresse del Paese. Affacciato sul fiume Elba in prossimità del porto cittadino è sempre stato caratterizzato dai numerosi “divertimenti” che concedeva ai marinai tra un imbarco e l’altro.

Nato come polisportiva che comprende oltre al calcio anche squadre di rugby, football americano, baseball, pallamano, softball, bowling, scacchi, ciclismo e ping-pong, il St.Pauli ha la propria sede vicino al quartiere a luci rosse Reeperbahn, ritenuto da molti come uno dei più pericolosi e famigerati dell’intero Paese. Come accennato, la storia calcistica del club non racconta di grandi successi sportivi e nemmeno di grande fama al di fuori del contesto cittadino, almeno fino agli anni 80. In quegli anni, infatti, prostitute, spacciatori, criminali che vivevano e frequentavano il quartiere, divennero pian piano tifosi del Kiezkicker e sulle tribune dello stadio andavano a radunarsi sempre più in massa gente che dalla società venivano considerati reietti e trattati come degli emarginati sociali. Bilanci e classifica con il tempo hanno perso importanza a favore di una filosofia che andò con gli anni sempre più a solidificarsi in tutti i tifosi. Questo si capisce chiaramente già dal motto della squadra che campeggia sotto lo stemma “Non established since 1910” che tradotto in maniera libera sta a significare “Rifiutiamo tutto ciò che è sistema”, a conferma della non appartenenza di club e tifosi a quella società che la gente comune definisce normale.

Un’ulteriore conferma di non essere di fronte ad una squadra e a dei tifosi comuni arriva anche dalla bandiera che sventola ad ogni gara sugli spalti dello stadio, ossia il Jolly Roger, il classico vessillo piratesco su sfondo nero che come immagine ha un teschio con al di sotto due ossa incrociate, nato quasi per gioco ma che ha trovato un forte radicamento fino a diventare un elemento caratteristico del St. Pauli.

La società fu anche la prima in Germania a bandire l'ingresso nel proprio stadio a tifosi di estrema destra. Grazie a queste decisioni, il club passò da una media spettatori di 1.600 persone nel 1981 ad una di 20.000 persone verso la fine degli anni '90.

La filosofia di sinistra di questo club si ritrova anche nel fatto che è stata la prima società a lanciare campagne anti omofobia e contro il razzismo, facendo già più di 30 fa quello che noi oggi siamo soliti vedere sui campi di calcio prima delle partite, non limitandosi però ad una raccolta fondi o alla lettura di un comunicato prestampato prima di una gara. Infatti nel 2006, in concomitanza con i Mondiali di Germania, proprio nella cittadina amburghese si è disputata la Fifi Wild Cup, organizzata dalla Federation of International Football Indipendents cui hanno partecipato diverse selezioni delle nazioni non riconosciute dalla Fifa. Per l’occasione il St.Pauli si è dichiarato “Repubblica autonoma” e ha messo le vesti di nazione ospitante; la competizione ha visto la partecipazione anche di Groenlandia, Zanzibar, Gibilterra, Tibet e Cipro Nord, con la vittoria di questi ultimi ai rigori in finale contro gli africani.

Tra le altre manifestazione organizzate dal club ci sono stati anche un torneo per rifugiati politici (non dimentichiamoci la squadra del Lampedusa FC St. Pauli, composta appunto da esuli) e hanno disputato una partita amichevole contro Cuba per dimostrare la propria solidarietà nei confronti di Fidel Castro, sintomo anche questo di un chiaro schieramento politico sia di società sia dei fans. 

Ovviamente, i tifosi del club tedesco hanno un occhio di riguardo per il Belpaese, dimostrando più volte solidarietà tramite striscioni al movimento NO TAV, in ricordo di Dax (militante di un centro sociale aggredito ed ucciso a pugnalate nel 2003 a Milano per mano di due giovani neofascisti) e contro l’ex Premier Silvio Berlusconi.

Anche l'impianto di gioco, il Millerntor-Stadion, così chiamato dal nome di una delle porte cittadine (Millerntor appunto) merita un approfondimento. E' considerato uno tra i più storici del calcio tedesco e riesce a fondere insieme sia lo stile vecchio e rude delle gradinate con i posti in piedi (volute espressamente dai tifosi stessi), sia tribune ultramoderne dotate di diversi comfort. Uno dei primi ad essere plastic free, sintomo di massima attenzione all'ambiente e contro l'inquinamento.

La struttura non può essere convenzionale, come dimostrano i vari box all'interno dei quali si possono svolgere veri e propri spettacoli di striptease organizzati dai vari nightclub della città, i quali portano comunque nelle casse del club ingenti somme di denaro. Nel corso degli anni però, questa caratteristica decisamente unica nel suo genere, ha trovato opposizione da parte di una fetta di tifoseria, la quale ha contestato l’eccessiva commercializzazione che si stava facendo del nome stesso del St.Pauli. La protesta ha portato alla decisione finale che questi spettacoli a luci rosse saranno interrotti nell'arco della gara, ma potranno ricominciare appena terminata la partita. Questi particolari box inoltre, riescono a convivere perfettamente con l’asilo nido presente all’interno del complesso e dove i genitori possono tranquillamente lasciare i figli durante lo svolgimento della partita.

A proposito di eccessiva commercializzazione, i tifosi di recente hanno impedito la vendita dei naming rights dello stadio, mossa che avrebbe portato nelle casse svariati milioni, ma giudicata incoerente con le dinamiche del club.

Venendo alle questioni calcistiche vale la pena di ricordare la cavalcata di cui si rese protagonista il St. Pauli in Coppa di Germania nel 2005-2006, vincendo contro Wacker Burghausen, Bochum, e soprattutto battendo squadre di massima serie come Hertha Berlino e, nei quarti di finale, Werder Brema. La vittoria in casa per 3-1 qualificò il team in semifinale e il passaggio di turno fece guadagnare alla squadra 1 milione di euro in diritti televisivi e sponsor allontanando i problemi finanziari che attanagliavano il club in quegli anni. Purtroppo, si dovette arrendere al Bayern Monaco, futuro vincitore del trofeo. 

Per concludere, un club che ha saputo attirare anche le simpatie di chi ideologicamente parlando la pensa in maniera opposto al suo, visto l’impegno profuso messo in qualsiasi iniziativa portata avanti e viste le tante piccole stravaganze che l’hanno resa celebre nel mondo calcistico e non solo.

Questo è il St. Pauli, dove all’ingresso della squadra suona “Hells Bells” degli ACDC, i giocatori sono donatori di midollo e il colore della maglia è marrone come le acque non limpidissime dell'Elba. Una squadra di pirati che viaggia sempre in direzione ostinata e contraria.

 

Autore: Andrea Longoni

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