Chi sono i peggiori giocatori del Milan?

Si è soliti considerare il Milan come squadra fortissima e vincente, specialmente in ambito europeo.

Con il nuovo millennio, i rossoneri hanno esposto in bacheca ben due Champions League, altrettante Supercoppe Europee e due Scudetti, senza dimenticare un Mondiale per Club e una finale persa di Champions League, quella dei rigori a Istanbul. Anche se negli ultimi anni la società rossonera è stata protagonista di declino, complici i cambi societari, che non sembra aver fine,

Kakà, Inzaghi, Maldini, Shevchenko, Seedorf, Stam, Dida, Gattuso, Rivaldo, Bechkam, Pirlo sono solo alcuni dei calciatori che hanno vestito con successo la maglia milanista ed hanno contribuito a rimpinguare la già ricca bacheca di trofei del Diavolo.

Non tutti i giocatori che vestito la gloriosa maglia che fu degli olandesi sono stati alla loro altezza, anche il Milan ha trovato i suoi bidoni. Specialmente dopo l’addio di Filippo Inzaghi la maglia numero 9 non ha ancora trovato un degno erede.

 

Nei nostri articoli siamo soliti analizzare i giocatori migliori di un campionato o di una squadra (Catania e Siena) o peggiori (Juventus e Inter), ma in questo caso abbiamo deciso di spulciare le formazioni del Milan tra il 2000 ed oggi, selezionando i giocatori che hanno giocato peggio durante la loro esperienza rossonera.

 

BIDONI ALLA RISCOSSA!

Dopo varie riunioni fiume la redazione è riuscita a trovare 23 nomi. Abbiamo scelto tra tutti i giocatori che abbiano disputato almeno 2 partite con il Milan. Il ruolo di attaccante è quello che ci ha costretti alle scelte più dolorose. Avremmo potuto tranquillamente inserire ogni giocatore che indossato il numero 9 dopo Inzaghi, ma abbiamo dovuto fare delle scelte. Anche i difensori si sono rivelati ostici, ma siamo riusciti ad arrivare ad una soluzione.

Per rappresentare il Milan degli anni 2000 abbiamo scelto il modulo vincente di Ancelotti, il famoso albero di Natale. Una sorta di contrappasso per una squadra che sicuramente non riuscirebbe ad arrivare neanche a un decimo dei trionfi di Ancelotti.

In panchina il mister arrivato per vincere tutto ma che durò solo 112 giorni alla guida del Diavolo, il turco Fatih Terim.

Allenatore: Fatih Terim.
In panchina: Gabriel, Taiwo, Coloccini ,Ely , Bonucci, Costant, B. Traorè, Brncic,  Oliveira, Lapadula, Destro.

 

I TITOLARI

1 - Marco Amelia, portiere italiano nato a Frascati in maglia rossonera dal 2010 al 2014. Arrivato dal Genoa a fare il secondo di Christian Abbiati ha esordito subito in Champions League contro il Real Madrid. Ha sempre vissuto le stagioni da secondo portiere, senza mai impensierire il titolare, ha chiuso la sua esperienza rossonera con 41 presenze, di cui 29 in Serie A, 6 in Coppa Italia e 6 in Champions League. Ha legato la sua storia calcistica principalmente al Livorno, squadra con la quale è entrato nella cerchia ristretta dei portieri capaci di segnare su azione in Europa League, segnando definitivo 1-1 contro il Partizan Belgrado il 2 novembre 2006. Ha anche fatto parte della spedizione vincente dell’Italia del 2006 come secondo portiere, negli anni successivi è stato stabilmente il vice Buffon con gli azzurri, poi è arrivato al Milan

 

34 - Ümit Davala, terzino – centrocampista destro nato a Mannheim in Germania ma di nazionalità turca. Arriva al Milan nel 2001 seguendo il tecnico Terim dopo 6 stagioni al Galatasaray dove ha vinto tutto, compresa la Coppa Uefa del 2000 e la successiva Supercoppa Europea contro rispettivamente Arsenal e Real Madrid. Nella sua esperienza paga il licenziamento prematuro di Terim, infatti parte titolare giocando 10 partite, perdendo poi il posto con l’arrivo di Ancelotti sulla panchina rossonera. La stagione successiva verrà scambiato con Simic con l’Inter, dove non giocherà mai visto che sarà mandato in prestito al Galatasaray e poi al Werder Brema, dove concluderà la carriera a seguito di un brutto infortunio all’anca e dopo aver vinto la Bundesliga. Ha fatto parte della nazionale turca che è arrivata terza al Mondiale 2002. Attualmente è vice-allenatore di Terim al Galatasaray

 

29 - Gabriel Paletta, difensore centrale argentino naturalizzato italiano. Si trasferisce al Milan nel febbraio 2015 dopo alcuni anni positivi al Parma. L’anno successivo va in prestito all'Atalanta. L’anno successivo torna al Milan dove gioca 30 partite segnando 2 goal. Non entrerà mai nei cuori dei tifosi rossoneri, abituati bene in quel ruolo (vedasi Nesta e Stam ad esempio), ma si renderà protagonista del record di espulsioni in Serie A. Nella stagione 2016-2017 riesce a collezionare ben 5 espulsioni, raggiungendo in questo Olimpo il difensore del Verona nella stagione 2000-2001 Apolloni. Nel gennaio 2018 si svincola dai rossoneri e passa in Cina con lo Jiangsu Suning. Attualmente è svincolato.

 

31 - Rodrigo Izecson dos Santos Leite, meglio noto come Digão, difensore centrale brasiliano. Ha giocato solo 3 partite con il Milan, ed è riuscito a far danni anche in così poco tempo. A Milano viene ricordato più per la sua parentela che per le sue qualità, è infatti il fratello di Kakà, che ha invece incantato la Milano rossonera. Digão arriva al Milan nel 2004, che non avendo slot per extracomunitari lo gira alla Sampdoria. Le due stagioni successive le gioca nel Rimini e poi nel 2007 fa ritorno al Milan. Esordisce con il diavolo in Coppa Italia contro il Catania, contribuendo ai gol degli etnei che vinceranno la partita. Il 1º marzo 2008 ottiene l'unica presenza in Serie A, disputando il secondo tempo della gara con la Lazio (finita 1-1). Si è ritirato a 27 anni, dopo aver disputato solamente 44 partite ufficiali e un totale di 2819 minuti, dimostrando che in famiglia quello bravo con il pallone non era lui.

 

15 - Djamel Eddine Mesbah, terzino algerino. Dopo essersi fatto valere nel Lecce si trasferisce a Milano nel Gennaio 2012. Rimane nel Milan fino a gennaio della stagione successiva, quando verrà ceduto al Parma in cambio di Zaccardo, un altro giocatore che in questa squadra non sfigurerebbe. Colleziona soltanto 14 presenze in due mezze stagioni, lasciando il segno solamente in Coppa Italia, segnando il momentaneo 1-1 contro la Juventus nella finale di ritorno dell’edizione 2012.

 

4 - Josè Mauri, centrocampista argentino nato a Realicò. Si fa vedere nelle giovanili del Parma, dove esordisce in Serie A l’anno del fallimento, attirando su di se alcune attenzioni. Durante l’estate del  2015, si ritrova svincolato come tutto il Parma e il Milan se ne accaparra le prestazioni.  Esordisce a dicembre in Coppa Italia e a marzo in campionato, racimolando solo 10 apparizioni in totale, equamente distribuite nelle due competizioni. La stagione successiva va in prestito all'Empoli dove trova più continuità, per poi fare ritorno al Milan. Nelle successive stagioni continuerà ad essere un oggetto misterioso, alternando periodi in tribuna a ritorni in squadra, imbroccando ogni tanto anche la partita giusta, facendo pensare ad una definitiva esplosione. Arriva a fine contratto e a settembre di quest’anno torna in Argentina, dove trova posto nel Talleres di Cordoba.

 

24 – Vikash Dhorasoo, centrocampista francese di origini mauriziane. Dopo essersi ben comportato nel Lione e nel Bordeaux firma per il Milan nel 2004. Quello del 2004 è un Milan stellare e lui è designato ad essere il vice-Pirlo. Un ruolo molto ingombrante e che forse ne penalizzerà il rendimento. Così è infatti, Dhorasoo non riesce mai imporsi, e anche nelle poche gare che gli sono messe a disposizione non riesce ad incidere. Disputerà solamente 20 partite (12 in campionato, 3 in Coppa Italia, 4 in Coppa Campioni ed una in Supercoppa), nessuna rete e nessun guizzo indimenticabile, escluso forse il bel gol annullato col Bologna. L’anno si conclude con la ahimè celeberrima finale di Champions di Atene contro il Liverpool e il buon Dhorasoo lascia la squadra per accasarsi al Paris Saint Germain. Quello che è rimasto più in mente ai tifosi rossoneri però è  il Dhorasoo fuori dal campo: il francese legge, a volte scrive appunti, se ne va in giro per mostre a Milano, veste in maniera alternativa, jeans larghi e maglie variopinte, ha l’acconciatura trasandata con capelli lunghi e spettinati, barba incolta, sembra un capellone anni settanta, a Berlusconi scappa di dire in privato “sembra un comunista”. Effettivamente, Dhorasoo è conosciuto in Francia per essere uomo fortemente schierato a sinistra, figlio di operai, cresciuto in quartiere multietnico. Non nasconde i suoi ideali comunisti, addirittura afferma che il calcio è per antonomasia uno sport di sinistra: “Il concetto di calcio è totalmente di sinistra – dice – passare la palla ad un compagno è tipicamente un concetto di sinistra e se invece di passare tiri significa che prima un compagno ti ha passato il pallone. Del resto quando giochi a pallone ci sono poche alternative: o passi o tiri”. Si narra che inizialmente si presentava a Milanello con Liberatiòn e Repubblica sotto braccio, non certo due giornali in linea con Berlusconi, fino a quando Costacurta e il fisioterapista lo convinsero a non portarli più, per evitare le ire di Slivio Berlusconi. Durante il mondiale 2006 girerà un documentario sulla vita del sostituto, lasciato il calcio ora Vikash è un giocatore di poker di discreto livello.

 

15 - Michael Essien, centrocampista ghanese. È stato uno dei più forti giocatori africani degli ultimi tempi, diventato una forza della natura nel Chelsea di Mourinho, lo seguirà anche nel Real Madrid. Purtroppo per i tifosi rossoneri arriva a Milano quando forse non può più dare il massimo. Giocherà a Milano da gennaio 2014 a luglio 2015, collezionando solamente 20 presenze in campionato e moltissimi insulti da parte dei tifosi. È sempre sembrato fuori forma e abulico, non è mai riuscito nemmeno a sembrare il giocatore ammirato negli anni precedenti a Stamford Bridge.

 

22 - Bojan Krkić Pérez, attaccante spagnolo di origine serbe. Di lui abbiamo parlato in questo articolo. È il giocatore che ha segnato di più nelle giovanili del Barcellona, al suo esordio in prima squadra inizia a battere ogni record di precocità, è subito proclamato nuovo Messi e in Spagna lo paragonano a Raùl. Molto probabilmente non riesce a reggere tutta questa pressione e complice il poco spazio inizia un lento declino, prima ancora che potesse essersi affermato. Nel 2011 arriva alla Roma per cercare di risollevarsi, senza però riuscirci. La stagione successiva passa in prestito al Milan, dove però non lascia traccia. Giocherà solamente 27 partite (la maggior parte da subentrato) in tutte le competizioni, segnando solamente 3 gol. Troppo poco per l’ex bambino prodigio. A fine stagione non viene riscattato dal Milan e, a 23 anni, inizierà il suo declino.

 

11 - Alessio Cerci, attaccante-ala italiano. Arriva al Milan nel gennaio 2015 in prestito dall'Atletico Madrid. Si era spostato in Spagna dopo una buona parte di carriera a Torino, passando a detta della sua allora fidanzata “nel calcio che conta”. Peccato che Alessio il calcio che conta lo assapori poco, complice anche la folta concorrenza (Koke, Griezmann, Arda Turan, Mandzukic), gioca solo 240 minuti e a gennaio viene ceduto in prestito al Milan per cercare di rilanciarsi. Anche qui Cerci non ha fortuna, finisce la prima metà della stagione con sulle spalle la mitica 22 di Kakà con all'attivo solo 1 goal in 18 presenze. L’anno successivo si scrolla di dosso il numero pesante e passa all'11 lasciato libero da Pazzini, ma le cose non migliorano, anzi. Il giocatore conclude così la sua carriera a Milanello nel gennaio 2016 passando sempre in prestito al Genoa. Nelle due metà stagioni che ha giocato a Milano Cerci non è mai riuscito a incidere, è stato più volte oggetto di fischi e improperi da parte dei tifosi, difficilmente in quelle stagioni avrebbe potuto essere ancora preso a paragone da Pistocchi per descrivere Robben.

 

9 – Fernando Torres, attaccante spagnolo. Per il posto da centravanti della nostra squadra abbiamo avuto delle grosse difficoltà, la maledizione della numero 9 rossonera ci ha lasciato una cospicua cerchia di attaccanti tra qui sceglie. Dal 13 maggio 2012 quando a San Siro Pippo Inzaghi segnò l’ultimo dei suoi 126 goal col Milan, portare quel numero in rossonero è sempre stato sinonimo di tragedia. Dopo Inzaghi la 9 è finita sulle spalle di Pato, Matri, Destro, Luiz Adriano, Lapadula, André Silva e Higuain. Nessuno di questi è riuscito ad andare in doppia cifra, nessuno è riuscito a ricordare neppure lontanamente il centravanti italiano. Nel 2014 il Milan decide di affidare la 9 a El Niño che arriva l’ultimo giorno di mercato dal Chelsea. L’inizio è dei più promettenti, segna alla prima da titolare contro l’Empoli un goal tipico da centravanti, insaccando di testa su preciso cross di Abate. Il problema è che tutto finisce li. A gennaio Torres viene ceduto in prestito all'Atletico Madrid in cambio di Cerci. Fernando Torres chiude la sua esperienza in rossonero con 10 partite e un solo goal, non sembrava neanche un lontano parente del giocatore che aveva deliziato i Colchoneros e fatto infiammare la Kop negli anni di Liverpool. Nella seconda esperienza a Madrid, dopo la parentesi con il Milan riuscirà a togliersi ancora qualche soddisfazione, raggiungendo la finale di Champions poi persa con il Real Madrid. Dopo essere passato ai giapponesi del Sagan Tosu si ritira ad agosto del 2019 giocando la sua ultima partita contro il Vissel Kobe di Andrés Iniesta e David Villa.

 

A DISPOSIZIONE

59 - Gabriel Vasconcelos Ferreira, meglio noto come Gabriel, portiere brasiliano. Gabriel arriva giovanissimo al Milan dal Corinthians, dopo un primo anno con la primavera viene promosso in prima squadra nel 2013 esordendo a ottobre contro l’Udinese. In questa stagione ha all'attivo 7 presenze e 10 goal subiti, non riesce a mettersi  in mostra dimostrando carenze anche caratteriali. Il Milan decide quindi di cederlo in prestito l’anno successivo a Carpi, dove si dimostra decisivo per la promozione in serie A del  club emiliano. Nonostante quell'annata non è mai riuscito a riconfermarsi in rossonero, dove speravano di aver trovato un nuovo Dida e nel 2018, dopo vari prestiti infruttuosi viene ceduto definitivamente al Perugia. Gabriel nelle sue esperienze milaniste ha messo insieme meno presenze di Coppola, Fiori e Roma messe insieme. Ad oggi sta provando a rilanciarsi difendendo i pali del Lecce neopromosso.

 

2 - Taye Taiwo, terzino nigeriano. Cresciuto nell'Olympique Marsiglia dove vincerà un campionato e una coppa di lega arriva al Milan a parametro zero nel 2011. Taiwo sbarca a Milano dopo essere stato una colonna portante della squadra francese, dove aveva fatto vedere le sue doti da crossatore e tiratore di punizioni. Queste doti deve però averle lasciate a Marsiglia, dalle parti di San Siro non si sono mai viste; dopo solo 8 presenze tra campionato e Champions League e innumerevoli cross finiti tra gli ultimi seggiolini dei secondi anelli rossi e arancio Taiwo viene ceduto in prestito al QPR già a gennaio 2012. Anche la stagione successiva la passa in prestito, questa volta alla Dinamo Kiev, per poi essere ceduto ai turchi del Bursaspor. Attualmente gioca nella squadra finlandese del Rovaniemen Palloseura, nella città di Babbo Natale.

 

19 - Fabricio Coloccini, difensore argentino. Un giovane prospetto, inserito da Don Balòn nel 2001 nella lista dei migliori talenti che però non ha mai rispettato le attese. Acquistato dal Milan nel 1999 dal Boca Juniors fresco vincitore del campionato argentino per 15 miliardi delle vecchie lire. Non collezionò nessuna presenza e venne ceduto in prestito prima al San Lorenzo e poi iniziò a girovagare in Spagna, Alavès, Atletico Madrid e Villarreal. Nel 2004 torna al Milan ma non lascia il segno nemmeno questa volta, rimanendoci solo per metà stagione con all'attivo una presenza in Serie A, tre in Coppa Italia ed una in Champions League. A gennaio passa al Deportivo La Coruña, poi al Newcastle. Gioca attualmente al San Lorenzo in Argentina.

 

15 - Rodrigo Ely, difensore brasiliano. Cresce nelle giovanili rossonere e viene mandato a farsi le ossa in provincia, giocando con Reggina, Varese e Avellino. Nel 2015 torna alla base e esordisce in rossonera alla prima giornata contro la Fiorentina. Se fosse una fiaba Ely sarebbe il protagonista in positivo di quella partita, chiudendo su ogni attaccante e magari segnando pure. Invece la realtà sa essere spietata e Rodrigo Ely in quella partita viene espulso per doppia ammonizione. Dopo quella presenza giocherà solamente altre due volte in campionato, per poi lasciare, senza rimpianti da parte dei tifosi, la squadra a metà della stagione successiva per passare all'Alavès, squadra dove milita ancora adesso.

 

19 - Leonardo Bonucci, difensore italiano. Non lo si può certamente definire un bidone, ha formato un trio insuperabile nella Juventus insieme a Chiellini e Barzagli, ma nell'annata passata dalle parti di Milanello qualcosa sembra essersi rotto. Arriva e si prende subito la fascia da capitano e proclama di essere a Milano per “spostare gli equilibri”. Peccato che gli equilibri che sposta sono solo quelli degli insulti dei suoi nuovi tifosi. Dopo una annata fallimentare torna da figliol prodigo alla Juventus, tornando anche sui suoi livelli normali. Quella del Milan, insomma, è stata una brutta parentesi, con buona pace dei suoi nuovi tifosi. È quasi sembrato un tentativo di far ingelosire la tua ex per riconquistarla, e in parte ci è riuscito.

 

21 - Kevin Constant, difensore guineano. Arrivò centrocampista dal Genoa nel 2012-13 e Allegri lo trasformò in terzino sinistro: l’intuizione sembrò funzionare nella prima stagione ma andò male nella seconda. I tifosi ancora maledicono aver avuto tra gli eredi di Cafù cotanto giocatore. Anche una volta lasciato Milanello le cose non sono migliorate, nel suo trascorso in Turchia con la maglia del Trabzonspor si rende protagonista di un litigio via social con il suo allenatore che le metterà temporaneamente fuori rosa, verrà addirittura arrestato per aver picchiato e insultato degli agenti di polizia che non gli facevano prendere la Business nonostante lui avesse l’Economy. È attualmente svincolato dopo che a gennaio 2019 aveva firmato per la squadra iraniana del Tractor Sazi e averla lasciata a maggio 2019 scorso senza mai scendere in campo.

 

12 - Bakaye Traorè, centrocampista maliano. La sua avventura milanista inizia nel 2012 quando si trasferisce in rossonero dai francesi del Nancy. Giocherà solamente 9 partite tra campionato e coppe, riuscendo però a entrare negli incubi di tutti i tifosi milanisti. Nonostante la sua scarsa dimestichezza con il gioco del calcio  è una sorta di talismano, con lui in campo il Milan non ha mai perso. Deve aver pensato a questo suo potere Niang quando, dopo essere stato fermato dalla Polizia Stradale ha finto di essere Traorè per evitare la multa per guida senza patente.

 

17 - Drazen Brncic, centrocampista belga di origini croate. Dopo una buona stagione al Monza arriva al Milan nel 2000-2001. Zaccheroni è convinto di aver trovato un buon prospetto. Esordisce  13 settembre del 2000 nella partita di Champions League contro il Beşiktaş, e collezionò la sua prima presenza in Serie A il successivo 23 dicembre contro il Perugia. Purtroppo per lui non riuscì a confermarsi e a gennaio venne mandato in prestito a Vicenza. Nell'anno successivo finisce all'Inter in una delle operazioni che si sono succedute in quegli anni tra le due sponde del Naviglio, in cambio di Brocchi e Pirlo. Anche Cuper si accorge che Brncic non è un gran giocatore e lo manda subito via in prestito. Ad oggi fa l’allenatore in Belgio nelle serie amatoriali, con il suo Rwdm 47 Molenbeek ha ottenuto due promozioni successive. 

 

7 - Ricardo Oliveira, attaccante brasiliano. Stagione 2006-2007, Shevchenko lascia il Milan per il Chelsea, seguendo la volontà della moglie. Il Milan a quel punto deve trovare un numero 7 nuovo di zecca. Ecco che dal Betis Siviglia arriva per 17 milioni di euro Ricardo Oliveira. L’inizio è dei più promettenti, segna subito all'esordio con  la Lazio il goal decisivo per la vittoria. Ma purtroppo quello è solo un fuoco di paglia. Nonostante giochi molto segnerà solo altri due goal, non abbastanza per essere confermato la stagione successiva. Nonostante sia stato titolare durante la stagione, non figura neanche tra i panchinari nella vittoriosa finale di Champions League ad Atene. Il più classico dei “mai una gioia”.

 

9bis – Gianluca Lapadula, attaccante italo-peruviano. Un’altra vittima del numero 9. Reduce da un anno da protagonista a Pescara nel 2016 passa al Milan. Gli viene subito assegnata la fatidica maglia numero 9 e non si comporta poi così male, visti i precedenti. In 29 presenza segna solo 8 goal, non abbastanza per essere riconfermato. Anche se dall'addio di Inzaghi la sua sia stata la miglior stagione realizzativa di un numero 9 in maglia numero 9.

 

9ter - Mattia Destro, attaccante italiano. È passata alla storia la scena di Adriano Galliani che citofona alla porta di Destro per convincerlo a firmare per il Milan. Doveva sostituire Fernando Torres che se ne era andato a gennaio, i  tifosi del Milan speravano in meglio. Così non fu, in 15 presenze solamente 3 gol, chissà se col senno di poi Adriano andrebbe ancora a corteggiarlo sotto casa come un adolescente qualsiasi con la sua fiamma. Forse ora risparmierebbe i soldi del treno.

 

Abbiamo lasciato fuori molti giocatori, oltre ai già citati possessori della maglia numero 9. Il Milan del nuovo millennio è andato incontro ad un costante ricambio generazionale, hanno lasciato via via Milanello dei mostri sacri come Maldini, Nesta, Gattuso, Pirlo, Seedorf, Shevchenko, Inzaghi. Il vero problema è che la loro sostituzione non è sempre andata a buon fine, complice anche una decadenza della società che è passata di mano, Berlusconi è uscito di scena e sono arrivati prima Li e poi il fondo Elliott. E con loro un bel po’ di giocatori candidati ad essere i prossimi bidoni.

 

Autore: Tommaso Castoldi

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