Intervista all'A.S. Velasca, la squadra dell'arte

In occasione di Milano Calcio City abbiamo incontrato l’AS Velasca, realtà dilettantistica milanese con alle spalle un curriculum di stile e ricerca artistica da far impallidire probabilmente anche società professionistiche.

 

Un ambiente sui generis in cui si coniuga calcio e amore per l’arte e che sublima questo concetto scegliendo ogni nuova stagione un artista che realizza quello che sarà lo sponsor del club: non le solite macellerie o autofficine, ma un’opera unica su maglie in tiratura limitata. 

 

All’ombra della Basilica di San Lorenzo abbiamo conosciuto il Presidente della società Wolfgang Natlacen con cui si è creata fin da subito una certa sintonia e abbiamo girato alcune domande ad un altro dirigente fondatore, il vicepresidente Loris Mandelli.   

In senso orario: Régis Sénèque con il mattoncino forato - Il collettivo Zevs con un visual con i loghi di Nike e adidas che colano - Jiang Li con gli ideogrammi cinesi -  Pascale Marthine Tayou con  due kit diversi per home la away
In senso orario: Régis Sénèque con il mattoncino forato - Il collettivo Zevs con un visual con i loghi di Nike e adidas che colano - Jiang Li con gli ideogrammi cinesi - Pascale Marthine Tayou con due kit diversi per home la away

- Quando e come è nato il Velasca? E come mai la scelta dell'omonima torre come simbolo?

Il Velasca è nato nell’Autunno del 2014 nel modo più semplice possibile. Io e il Presidente Wolfgang Natlacen partecipiamo insieme da anni ad un fantacalcio con altri amici, un giorno mandai un messaggio a Wolfgang dicendo che sarebbe stato bello fare una sorta di fantacalcio con una squadra reale, con giocatori in carne ed ossa, la sua risposta fu “Bello, mi piace”, il resto è storia recente. Discorso leggermente diverso sul simbolo, e di conseguenza il nome, ci abbiamo riflettuto diversi mesi insieme agli altri soci fondatori (Marco De Girolamo, Kharim Khideur e Clement Tournus), volevamo un simbolo cittadino fuori-moda e poco moderno ma allo stesso tempo “nel vivo” della città, la Torre Velasca ci è sembrata la più adatta; Ora sembrerebbe essere tornata in voga su grafiche e manifesti delle squadra blasonate della città ma noi restiamo fedeli al nostro concetto iniziale.

 

- “Amici sognatori, artisti e appassionati di calcio che puntano a offrire al capoluogo lombardo una nuova vera alternativa per i tifosi.” Recita così il vostro manifesto. Che cosa non possono dare Milan ed Inter in questo senso?

Non parliamo ovviamente di calcio inteso come sport ma parliamo di progetto a tutto tondo. Dal punto di vista comunicativo ed emozionale non siamo inferiori a Milan e Inter, abbiamo solo budget diversi. Ti racconto questo aneddoto che credo possa definire al meglio il concetto: Un paio di anni fa decidemmo di esonerare il nostro allenatore dell’epoca, giocavamo nel campionato CSI, serie dilettantistica in cui un esonero è tendenzialmente molto raro, nonostante ciò il Mister ha continuato a seguirci in tribuna in tutte le nostre partite casalinghe della stagione successiva. Non so dirti cosa sia tutto questo, forse odio, forse amore, forse altro. Sicuramente si è scatenato un qualcosa di emozionale, ed è proprio quello che vogliamo scatenare negli individui.

 

- Una realtà come la vostra, con un certo taglio cosmopolita sia all’interno della rosa di giocatori sia per i progetti che portate avanti, poteva nascere in Italia solo in un contesto come quello di Milano? Ci sono/ ci sono stati altri esempi di questo tipo sia in Italia che all’estero?

Vivere in una città come Milano sicuramente aiuta ma non credo sia stata una discriminante fondamentale. Presumo esistano altre realtà come la nostra, progetti nati magari in luoghi esotici e distanti anni luce dal concetto cosmopolita della nostra Città. Se davvero il calcio è arte, l’arte non ha confini o limiti di sorta.

 

- Pensi che questo connubio tra sport e arte possa essere utilizzato da squadre italiane professionistiche per promuovere le bellezze artistiche delle città a cui appartengono? 

 

Non penso, difficilmente riusciresti a inserire l’arte in un contesto nato e cresciuto senza, con magari decenni di storia alle spalle. Verrebbe fuori un qualcosa di sintetico e forzato e i risultati che vedo quando qualche società professionistica ci prova mi danno ragione.

 

- Come vi collocate all’interno del sistema calcio (anche se per adesso dilettantistico) visto che vi considerate un’alternativa al calcio mainstream ma, al contempo, avete una brand identity precisa e curata in ogni minimo dettaglio?

Non siamo di certo qui per cambiare il mondo del calcio, in questi primi anni volevamo semplicemente portare uno standard professionale in un contesto dilettantistico, avere un altro approccio al calcio dilettantistico, anima di questo sport. Altre società hanno apprezzato, c’è chi ci ha pure chiesto di gestire i loro canali mediatici e che al nostro rifiuto hanno iniziato a seguire il nostro mood con mezzi propri. La cosa non ci ha infastidito affatto, anzi, invitiamo anche tutte le altre società a prendere spunto, al fine di rendere più interessante e seguibile il calcio provinciale.

 

- Avete mai incontrato difficoltà o problemi come società sportiva a causa del vostro taglio artistico in campo?

In campo assolutamente no, al massimo qualche presa in giro, ma non per cattiveria, solo perché la nostra è una cosa “nuova”. L’unico reale problema che ricordi è stato con il nostro primo sponsor tecnico che faceva fatica a capire la differenza tra un porgetto artistico e una squadra hipster (quello che alla fine cercava). Di conseguenza, abbiamo dovuto lottare diversi mesi per difendere la nostra libertà di espressione.  

 

- L’allenatore e i calciatori del Velasca condividono le premesse artistiche del progetto? Chi sono i tifosi del Velasca?

Qualcuno si, altri no, non deve essere un limite. Sul campo siamo una squadra di calcio normalissima e l’allenatore è giusto che pensi alle sovrapposizioni degli esterni di centrocampo invece che riflettere sul perché di un nostro artista. Idem per i tifosi, molti non hanno alcun tipo di background sportivo, l’unione di questi due mondi ha creato il Velasca quindi va benissimo così. Non ti nascondo una certa soddisfazione nel sentire un neofita calcistico parlare di fuorigioco con un calciatore e, viceversa, un neofita artistico parlare di sculture con un nostro artista.

 

- Che evoluzione prevedi nel tempo, sia dal punto di vista sportivo che artistico?

Dal punto di vista sportivo siamo come un bambino di 5 anni alla scoperta del mondo, la nostra evoluzione in tal senso è talmente ampia che mi risulta difficile prevedere qualcosa, vincere la Champions League è sicuramente il traguardo massimo, abbiamo almeno una cinquantina di anni di tempo per farlo :-) . In campo artistico siamo sicuramente più avanti, mi piace pensare ad una linea di confine tra tifosi, artisti e società sportiva sempre più stretta, fino a farla sparire del tutto.

 

- Avete dei modelli di squadre professionistiche a cui vi ispirate?

 Sinceramente no. Potrei farti dei nomi di squadre che seguo con passione ma a livello personale, niente a che vedere con il club. Questo penso sia un bene, è molto facile copiare pensando di non farlo.

- Da tre anni vi accompagna in questo viaggio la francese Le Coq Sportif. Che tipo di rapporto è il vostro?

Sono il nostro sponsor tecnico ufficiale ma è molto limitante definirli così. Collaboriamo con loro a 360° e sono parte integrante dei nostri progetti, sia in campo che fuori. Penso che abbiano capito più di altri cosa siamo, cosa vogliamo fare e cosa faremo. Sono inoltre molto curiosi e senza la curiosità l’essere umano sarebbe ancora fermo alla clave.

 

- Esiste un collegamento tra le opere che ogni anno decorano le vostre divise?

Non diamo alcun tipo di input ai nostri sponsor artistici ma vengono scelti a seconda della narrazione. Siamo nel vero senso della parola una tavolozza bianca (e rossa) su cui dipingere per loro. La tua domanda è molto interessante ma dovresti farla a te stesso, se hai trovato dei collegamenti tra le opere, che collegamento sia!

 

- Prima un container, poi un tram d’epoca, quest’anno invece un tour cittadino alla scoperta del movimento del “Brutalismo” per la presentazione della nuova maglia. La Torre Velasca cosa rappresenta per voi?

Consideriamola un’antenna capace di captare i cambiamenti della città e della società; I tram cambiano i percorsi ma la torre resta sempre li nel mezzo ad osservare, speriamo di poter dire lo stesso della nostra Associazione Sportiva tra qualche decennio. Spoiler-Alert: sei invitato alla presentazione delle maglie l’anno prossimo, portati il costume, potrebbe servire ;).

 

- Il nostro hashtah è #CalcioGourmet e siamo soliti chiudere le nostre interviste chiedendo un paragone culinario. A quale piatto o pietanza paragonereste la vostra realtà artistico-sportiva?

Una volta a Parigi ho ricevuto al tavolo di un ristorante un petto di pollo decisamente buono con delle agghiaccianti tagliatelle al pomodoro –fredde- di contorno, noi siamo questo.

 

Autore: Andrea Longoni

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