Che fine ha fatto Marko Livaja?

Dagli esordi trionfali a tinte nerazzurre al dimenticatoio del Peloponneso, passando per qualche lampo e molti episodi controversi. Si potrebbe riassumere così la carriera (ancora in corso) di Marko Livaja, uno dei tanti ragazzi d'oro della cantera interista che, dopo premesse di alto lignaggio, sono finiti e finiscono ancora a dimenarsi tra le serie minori. Come se la "Scala del calcio", cui i ragazzi della primavera vengono promessi, si trasformasse, per loro, da San Siro, ad una vera e propria scalinata, che corre però in picchiata verso il basso. Come la carriera del nostro Livaja

Gli albori in Europa League 

La storia di Livaja, come detto, comincia a Milano, piazza in cui il croato arriva nelle giovanili ed acquisisce la fama di grande talento; le caratteristiche sono in teoria quelle del bomber classico; sebbene non molto alto (182 cm), si presenta come ugualmente fisico e letale negli ultimi 16 metri.

Questo giocatore si vedrà solamente nel girone di Europa League con la maglia nerazzurra, nel 2012. In quell'occasione, l'allora diciannovenne riesce nell'impresa di siglare 4 gol in 6 partite disputate contro alcune delle squadre più temibili del nostro continente: Rubin Kazan, Netfchi Baku e Partizan Belgrado. Scherzi a parte, il giovane si comporta decisamente bene, alimentando le buone speranze. Un po' come fece quell'Inter del buon Stramaccioni, che partì col botto prima di chiudere con un indecente nono posto in campionato, ed un' eliminazione dall'ex Coppa Uefa che non tardò ad arrivare.

 

Il declino in serie A, quel gol sbagliato, e le "arti marziali" 

La stagione di Marko così precipita, o meglio, si spegne nel nulla. Zero gol fatti da lì al termine, ed uno clamorosamente sbagliato.

Era un'Inter-Genoa bloccata sull'uno pari al minuto numero 90; dalla sinistra arriva una palla tesa per Marko, che a mezzo metro dalla porta si prepara ad un facile tap-in. "Basta mettere lì il piede, il resto lo fa la fisica" si dice. Ma Livaja riesce nell'impresa di fallire l'occasione, stampando la sfera sul palo.

È l'immagine perfetta di un'annata storta, ma il margine sembra esserci ancora.

Il giovane si trasferisce così in prestito all'Atalanta il gennaio successivo, alla corte di Colantuono. Qui le cose, dopo una doppietta (la prima) contro la Roma che sembrava poter fare sbocciare Livaja definitivamente, non vanno meglio, nè in campo, nè fuori. Si scopre infatti un lato preoccupante del giovane croato, una tendenza ad alzare le mani che si ripresenterà con frequenza negli anni successivi. L'esperienza atalantina si conclude tragicamente, con un pugno sferrato ai danni del povero Radovanovic a causa del quale Marko è relegato ai margini della rosa, e costretto a lasciare a fine stagione, con molte certezze in meno ed una sola di nuova, cioè quella di poter, volendo, sfondare nel mondo della WWE (World Wrestling Entertainment). 

Il definitivo sprofondo e la situazione attuale. 

 

Che cosa fa ora Marko Livaja?

Dopo quest'esperienza c'è francamente molto poco da dire a livello tecnico. Livaja percorre l'Europa del calcio che non conta (dalla B italiana alla Grecia, passando per la Russia) ottenendo risultati di modesto livello, per non dire di peggio. Ora milita nell'Aek Atene, in cui tutto sommato, con 15 gol in 52 presenze, si sta giocando discretamente le sue carte. Non perdendo però le brutte abitudini, come conferma un calcione rifilato a Danko Lazovic durante una partita l'agosto scorso.

Grande duttilità come picchiatore dunque per Livaja, che agisce sia in allenamento che in partita, usando sia pugni che calci, e colpendo, oltre ad avversari e compagni, anche arbitri, come fece nella stagione 16/17, quando spinse via il direttore di gara che lo aveva appena espulso.

Ah, come sempre, anche in quel caso, nella sua esperienza al Las Palmas, era partito con il botto grazie ad una doppietta all'esordio contro il Valencia, per poi siglare soltanto altri 3 gol nelle restanti 25 presenze. Un abitudinario vero, il nostro Marko.

 

Autore: Giovanni Perulli

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