Che fine ha fatto Federico Macheda?

Quella di Federico Macheda - per tutti semplicemente "Kiko"- è la storia, tutta da raccontare, di uno dei più grandi prospetti mancati del nostro calcio. La storia di una vera e propria meteora, corpo celeste che, dopo l'impatto con l'atmosfera e la splendida scia, si dissolve senza lasciare traccia.

È il simbolo della bellezza incompiuta Kiko, di un'opera solo iniziata, mai finita; anzi, a dirla tutta, appena accennata. 

Federico Macheda nasce dunque il 22 agosto 1991 a Roma, città in cui esplode come giocatore sin da piccolo, entrando nelle giovanili della Lazio; lì impressiona per le sue doti, fisiche e tecniche.

"È il prototipo dell'attaccante moderno" scrivevano e scriveranno i media. Mai definizione fu più giusta, perché Kiko non diverrà mai il fenomeno che ci si aspettava, il fuoriclasse che tutti, persino un portoghese abbastanza talentuoso (detto CR7), si aspettavano dopo un'inizio con i Red Devils da Crack assoluto. Ne resterà soltanto un progetto, un prototipo, appunto.

L'esordio al Manchester United

Ce lo ricordiamo tutti, però, il 5 aprile 2009, quel gol capolavoro siglato all'esordio con il Manchester United all'età di 17 anni: controllo col tacco alla Cruijff, destro a giro alla Del Piero, palla all'angolo e team di Ferguson che si impone tre a due sull'Aston Villa.

Sembra l'inizio dell'epopea di un fenomeno annunciato, un giocatore nominato da Don Balòn come uno dei classe 1991 più promettenti, con il teatro dei sogni ai suoi piedi, ancora minorenne; non sfigurava poi tanto, lì, accanto ad un giovane CR7. Aveva gli occhi del predestinato, lo sguardo sicuro (fin troppo, verrebbe da dire oggi) di chi non può tradire e non lo farà. "Lui lascerà il segno", si diceva. Era però solo un illusione, un sogno di mezza estate, perché, come la più brillante delle comete, il nostro Federico, lasciata una traccia indelebile, vola via e sparisce, in totale caduta libera.

 

Il prestito alla Sampdoria e la lenta discesa

Dopo il 2009, infatti, arriva un prestito alla Sampdoria. È un flop evidente, che in pochi si aspettavano. Del giocatore che aveva brillato oltremanica c'è solo il ricordo, lo stesso discorso vale per i suoi gol, e dopo quell'anno comincia la fatale girandola di prestiti.

QPR, Stoccarda, Doncaster Rovers, Birmingham, Cardiff, Nottingham Forest, Novara, Panathinaikos, dove milita tuttora. Un tour Europeo dalle mille tappe, tutte avare di gioie (e marcature) e cariche di delusioni, dall'andamento clamorosamente parabolico e ridimensionante.

Kiko è un giocatore normale, da categoria, più avvezzo alle steppe incolte della nostra B o del Peloponneso, che ai giardini ben curati della Gran Bretagna.

Sembrava impossibile non vederlo lì, in alto tra i grandi, ed ora sembra impossibile che ci sia stato. È stata proprio una meteora, che viaggiando nel cielo si schianta verso di noi, oppure, forse, è stato solo un ragazzo come tutti, che, in una notte di agosto, vedendo le stelle, ha sognato di essere lì a toccarle.

E dopo averlo fatto, probabilmente pago, ha deciso di tornare giù. Ad ogni modo, comunque sia andata quest' Odissea nello Spazio, la sua è una storia da raccontare con un sorriso un po' amaro, come un' occasione portata via dal vento, freddo e pungente, della grigia Manchester.

 

Autore: Giovanni Perulli

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