Eneas. Una storia di saudade tra Bologna e il Brasile

Sogno sempre la stessa cosa da anni

Andare in porta con il pallone tra i piedi

dopo aver dribblato anche il portiere.

Ogni tanto mi riesce,

e allora per un po’ faccio sogni diversi,

ma poi torno al vecchio sogno.

Eneas de Camargo

 

La frase con cui si apre il libro Eneas. Una storia di Saudade tra Bologna e il Brasile riassume perfettamente l'essenza della carriera di Eneas, calciatore brasiliano che nel 1980-81 disputò una sfortunata stagione nel Bologna.

Talento, amore per la famiglia e forse fin troppo attaccamento al suo Brasile, terra natia che suscitò in lui il sentimento della saudade.

Proprio a causa di questa situazione di continua nostalgia, la sua esperienza italiana non fu certo brillante, nonostante le ottime parole profuse dai tecnici, non soltanto brasiliani.

Abbiamo intervistato Carlo Alberto Cenacchi, scrittore bolognese che ha raccolto informazioni ed esperienze riguardanti la vita di Eneas e le ha pubblicate nel libro  Eneas. Una storia di Saudade tra Bologna e il Brasile.

Salve Carlo Alberto, nel suo libro “Eneas. Una storia di saudade tra Bologna e il Brasile” narra la vita e l’avventura sfortunata di Eneas De Camargo, giocatore brasiliano talentuoso, ma mai autore di prestazioni di alto livello in Italia. Ci racconti come è nata l’idea di scrivere un libro su questo giocatore e quali fonti ha utilizzato per conoscere meglio le sue vicende.

Sono due i motivi principali che mi hanno convinto a scrivere la biografia di Eneas. In primo luogo ho percepito come a Bologna il giocatore sia ancora ricordato e con enorme affetto. Pur giocando in Italia un solo anno, era riuscito evidentemente a creare un rapporto profondo con la città. Peraltro Bologna era appena stata ferita dalla strage della stazione e forse in quei mesi si attaccò anche maggiormente al calcio per alleviare quel dolore. Tutti quindi ricordano Eneas e chi lo ha conosciuto direttamente è rimasto colpito dalla sua grande umanità.

 

Oltre a questo però, ed è il secondo motivo alla base della scelta di scrivere di lui, è che Eneas in Brasile è tuttora ricordato come uno dei più grandi calciatori degli anni 70 e 80. Una dimensione, quella calcistica, che in Italia non si è potuta ammirare se non a sprazzi e non si è mai potuta comprendere. Per capire invece la considerazione di cui godeva Eneas in Brasile basta ricordare come da giovanissimo in Brasile fosse considerato l'erede naturale di Pelé. Poi la sua carriera è stata piena di alti e bassi, ma il paragone con la perla nera lo ha seguito per tutta la sua carriera.

 

Dagli anni ’80 ad oggi sono arrivati in Europa tanti calciatori brasiliani e parecchi di essi hanno dimostrato oltre alle doti tecniche una costante nostalgia del Brasile per visitare la propria famiglia o per festeggiare il carnevale. Come spiegherebbe il concetto di saudade provato da Eneas ed evolutosi fino ai giorni nostri? Ritiene che la saudade abbia influenzato ed influenzi solo i calciatori brasiliani o che essa si estenda anche a calciatori di altre nazionalità? 

La saudade esisteva allora molto più di ora. In quasi 40 anni il mondo si è rimpicciolito, ci sono giocatori che giocano tre mesi in un continente e i tre mesi successivi in un altro per poi tornare nuovamente indietro. Nel 1980 varcare l'oceano per un brasiliano significava scoprire un mondo non solo ignoto, ma soprattutto diverso. Allora c'era un solo straniero per squadra (ora a volte c'è un solo italiano...), che si trovava ad affrontare metodologie di allenamento diverse, climi diversi, abitudini alimentari diverse. Era ovviamente più facile farsi prendere dallo sconforto e sognare di tornare in patria. Nel calcio attuale non credo che si possa ancora assistere a giocatori vittime della nostalgia, brasiliani o meno.

 

Considerate le caratteristiche tecniche di Eneas e la sua situazione familiare di inizio anni 80’, ritiene che lo stato di continua malinconia suo e di sua moglie abbia fatalmente rovinato le sue ambizioni di carriera in Europa? Pensa che Eneas potrebbe trovare un posto nella Serie A odierna, magari proprio nel Bologna che lo aveva accolto ormai quasi 40 anni fa?

C'è stato un momento in cui Eneas, alle prese con un infortunio muscolare e stretto nella morsa del freddo, avrebbe voluto tornare in Brasile, e così la moglie, lontana dai propri affetti e alle prese con un bambino appena nato. Molti di questi problemi però si risolsero con i primi caldi.

Eneas avrebbe voluto continuare la sua avventura in Italia, ma il Bologna non lo confermò. Purtroppo la dirigenza di allora aveva capacità economiche molto limitate e così invece di rafforzare con qualche innesto una squadra che avrebbe potuto sistemarsi stabilmente in zona Uefa, vendette i pezzi migliori (Dossena, Bachlechner). Fu l'anticamera della tragedia perché l'anno successivo, senza Eneas e Radice, il Bologna cominciò a precipitare dalla A alla C in due stagioni. Eneas non aveva convinto a sufficienza per passare a una big (si parlò di una possibile cessione al Milan neopromosso) e quindi scelse di rientrare in Brasile. Certamente per le sue caratteristiche era un giocatore che anche nel calcio moderno avrebbe potuto trovare spazio. I suoi compagni del Bologna sono unanimi nel ricordare che in allenamento Eneas sovrastava atleticamente tutti gli altri. In un calcio come quello attuale, dove oltre alle doti tecniche sono richieste potenza fisica e dinamismo, il brasiliano avrebbe probabilmente avuto vita facile. 

 

L’epilogo della vita di Eneas è stato tragico, vista la sua morte prematura, ricordata con molto rispetto da parte dei tifosi bolognesi. Chi tra i compagni di squadra di Eneas è rimasto in contatto con la famiglia del calciatore? Lei ha avuto modo di contattare calciatori dei suoi tempi o i suoi compagni di squadra e se sì, qual è il ricordo che essi serbano del giocatore brasiliano?

Purtroppo il ritorno in Brasile di Eneas non fu fortunato. Il Palmeiras lo ingaggiò per vincere qualche titolo, che non arrivò. Continui problemi a un ginocchio ne condizionarono gli ultimi anni di carriera in cui cercò nuovi ingaggi anche in categorie inferiori. Al declino professionale cominciò anche ad affiancarsi quello umano, con problemi di abuso di alcolici e non solo. Eneas seguiva dal Brasile le sorti del Bologna, ma i rapporti con i compagni si interruppero subito dopo la sua partenza. Ora che i mezzi di comunicazione permettono di raggiungere qualsiasi parte del mondo, ho potuto entrare in contatto oltre che con la famiglia del giocatore anche con diversi suoi compagni, sia brasiliani che italiani. Nelle interviste, alcune delle quali riportate nel libro, c'è un fattore comune che colpisce: per tutti Eneas era una persona straordinaria, capace di farsi voler bene come pochi e di straordinaria umanità. 

 

Tra i giocatori della Serie A attuale, o del recente passato italiano, a quale di essi Eneas assomiglia maggiormente?

Pur diverso per caratteristiche fisiche, il giocatore al quale mi sento di accomunarlo è un altro brasiliano, Adriano. Più uomo d'area Adriano, una bacheca senz'altro più ricca, ma anche tanti punti in comune, sopra a tutto il fatto di non essere riusciti a raggiungere e a mantenere quei livelli di risultati che la loro enorme classe gli avrebbe permesso. E un percorso umano molto complicato.

 

Per concludere, una domanda di rito per tutti gli scrittori intervistati su Calcio e Dintorni. Sul blog paragoniamo eventi e calciatori con piatti gourmet e prodotti culinari. Dopo aver analizzato la vita e le caratteristiche tecniche di Eneas, a quale piatto lo paragonerebbe?

Eneas era un gran mangiatore, anche piuttosto sregolato. Ovviamente a Bologna trovò terreno fertile e la sua passione per i tortellini è diventata celebre. Però quando invitava i compagni di squadra a casa sua a mangiare gli offriva il suo piatto preferito, la feijoada. Un piatto povero, che però per lui era il massimo. Racconta Adelmo Paris, compagno di Eneas al Bologna, che in occasione della trasferta a Firenze per la gara con i viola, Eneas prima della partita mangiò come un turista in vacanza, salvo poi segnare un gol dopo appena cinque minuti. Quindi cercando di mettere a fattor comune questi ricordi (i fagioli, la Toscana, le abbuffate) direi un bel piatto di fagioli all'uccelletto. Non un piatto ricco, ma di enorme bontà.

 

Autore: Gianmaria Borgonovo

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Commenti: 1
  • #1

    wol karba porc mods (lunedì, 18 marzo 2019 15:46)

    ma che ooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo