Che fine ha fatto Mourad Meghni

I calciatori solitamente vengono divisi in categorie molto particolari. E’ il turno dei giocatori che devono vivere e affrontare la loro carriera paragonati ad altri colleghi, necessariamente vecchie glorie. Personaggi il cui tocco di palla, visione di gioco, senso della posizione o qualsiasi altra peculiarità balistica, anziché lanciarli verso i grandi palcoscenici, molto spesso finiscono per collocarli sempre più ai margini del calcio che conta.

Questo perché non supportati da una personalità tale da riuscire a convivere con paragoni sempre più fantasiosi o quantomeno prematuri

Aggiungiamo anche il fatto che il protagonista di oggi ha una solidità fisica seconda solo ai vari Cristiano Zanetti e Simone Pepe dei bei tempi e il gioco è fatto.

Riavvolgendo il nastro dei ricordi, la carriera di Mourad Meghni avrebbe potuto prendere una piega ben diversa, se è vero che, dopo aver trionfato nel Mondiale U17 con la nazionale giovanile francese, sbarcò a Bologna alla corte di Stefano Pioli per disputare il campionato nazionale Allievi. Mourad arriva nel Bel Paese dalle giovanili del Cannes, dopo aver rifiutato la corte del Manchester United di Sir Alex Ferguson. Una blasfemia solo a pensarci.

Da tempo la squadra emiliana non primeggiava a livello giovanile, ma nemmeno era competitiva se paragonata a fertili vivai come quello dell’Atalanta, dell’Empoli o delle big di Serie A. Invece, in una compagine infarcita di stranieri, con poche eccezioni come il goleador Luigi Della Rocca, ora in forza al Sasso Marconi in Serie D dopo una carriera spesa in B e C, Meghni assunse i panni del leader, del trascinatore, e soprattutto del dispensatore di giocate preziose, tocchi geniali e gol bellissimi che avevano fatto spendere a molti addetti ai lavori l’impegnativo soprannome di Petit Zizou: stesso ruolo in campo, stessa nazionalità e stessa origine africana dell’ex allenatore del Real Madrid.

Le porte del grande calcio sembravano spalancate per il piccolo fenomeno, capace di schiantare la Roma nella finalissima degli Allievi, giocando contro futuri campioni come Aquilani, Corvia, Ferronetti e il famosissimo, suo malgrado, Paoloni, il portiere borracciaio ex Cremonese che, siamo sicuri, su di lui avrebbe scommesso eccome. Battuta a parte, il debutto in Serie A arriva nel 2003 contro il Milan. In panchina c’è Guidolin che lo fa entrare al posto di Tomas Locatelli nei minuti finali. Il ragazzo si muove bene ed entra in pianta stabile in prima squadra.

Lascia Bologna solo per una stagione per andare in prestito al Sochaux. Al ritorno in Italia gioca con continuità la stagione 2006/2007 e a fine campionato la Lazio si fa avanti per rilevarne la comproprietà. Al Bologna vanno € 2,5 milioni e Meghni si trasferisce immediatamente nella Capitale. 

L'annata biancoceleste non è delle migliori, qualche fastidio muscolare e il poco impiego da parte di Delio Rossi valgono al trequartista soltanto poche presenze; da titolare gioca solo sette partite non riuscendo mai a trovare la rete.

La prima soddisfazione personale con la maglia della Lazio arriva solo l’anno dopo. Le petit Zizou segna nel terzo turno di Coppa Italia contro il Benevento. Nel 2008 diventa ufficialmente un giocatore della Lazio: i capitolini, nell’ambito dell’affare Mudingayi, ricevono l’altra metà del cartellino dal Bologna. Il peggio sembra passato e Meghni inizia a giocare con continuità inanellando delle buone prestazioni fino a dicembre. La doccia fredda arriva durante la sosta natalizia quando il ragazzo subisce l’ennesimo infortunio che lo costringe a restare lontano dai campi fino al termine del campionato. Nel frattempo, Meghni, musulmano e sempre attaccato alle sue radici, fece la grande scelta di optare per la nazionale algerina (anche perché il treno per i Blues era ormai sfrecciato davanti a lui) e finì per diventare presto uno dei giocatori della sua rappresentativa, mostrando un livello superiore a quello di molti altri suoi compagni.

La terza stagione in maglia biancoceleste si rivela problematica già dal ritiro a causa del tendine rotuleo che scricchiola, costringendolo a giocare in condizioni precarie, spesso sotto infiltrazioni. Per cercare di partecipare prima alla Coppa d’Africa e poi al Mondiale 2010 decide di non operarsi complicando gravemente la sua patologia. Così dice addio al mondiale sudafricano e alla sua avventura laziale.

Dopo quell’infortunio Meghni affronta una lunga riabilitazione, ma al rientro si fa nuovamente male con la Primavera.

Nel 2011 scade il contratto con la società romana e, a 27 anni, Mourad Meghni è un giocatore libero, che ha già un grande futuro alle spalle, ma allo stesso tempo la possibilità di crearsi un nuovo avvenire. Ovviamente, non rimase fermo a lungo, in un’epoca in cui se hai il procuratore “giusto” un ingaggio, magari esotico, lo riesci pur sempre a trovare. Nel suo caso si tratta del classico “prendere o lasciare”: inizia così la sua avventura in Qatar, dapprima all’Umm-Salal, dove almeno dimostra di voler andare a giocare per divertirsi (e non solo, come fanno i campioni attempati che transitano da quelle parti, a “svernare” per così dire), segnando 22 reti in 14 partite, con una doppietta in poco più di 5 minuti al suo esordio assoluto in Coppa, mentre in campionato fece ancora meglio, siglando ben 4 reti al debutto.

L’anno successivo va in prestito alla più quotata società dell’Al-Kohr (frenato da un infortunio, si ferma a 7 reti in 5 gare), mentre nel 2012 va a Doha dove difende da protagonista i colori del Lekhwiya

Nel 2015, a causa di un nuovo problema al ginocchio, sorprendentemente decide di cambiare “parrocchia” per praticare il calcio a 5 nei dintorni di Parigi, firmando per la società Champs Futsal. Quella nel futsal, però, è solo una parentesi. 

Torna infatti a calcare il campo di calcio, precisamente in Algeria, con la maglia del CS Constantine

Ora risulta svincolato e fa sorridere come qualche tempo fa il sito France Football ironizzasse sulla sua discesa agli inferi calcistici con dubbio gusto, titolando "Autopsia di un cadavere trascinato dalla Serie A al Qatar"

 

Autore: Andrea Longoni

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