Il Cacciatore di Stadi

Il cacciatore di stadi è un inno alla passione per il calcio. Che non è solo la passione di quello che accade all'interno del terreno di gioco nei 90 minuti della partita. E' la passione che porta a scoprire nuove realtà, anche le più sconosciute. Perché girare gli stadi è un modo per arricchire la propria cultura

 

La prefazione di Maurizio Compagnoni, stimato giornalista e telecronista Sky, coglie in pieno lo spirito con cui è stato scritto il libro "Il Cacciatore di Stadi" di Federico Roccio.

Un'opera, come precisa sempre lo stesso autore, che non vuole di certo essere un manuale sulle teorie del calcio o sulla fenomenologia del tifo ultras, ma uno stimolo a cercare sempre la bellezza nella vita e a coltivare le proprie passioni. 

Di seguito ecco una breve intervista al primatista italiano del "Groundhopping".

Cosa è? Un attimo di pazienza.

Ciao Federico, nel tuo libro "Il cacciatore di stadi" si viene a conoscenza del fenomeno del groundhopping. Ci puoi raccontare di più al riguardo e, soprattutto, da dove nasce questa tua passione?

Innanzitutto, ciao a tutti gli amici di Calcio e Dintorni! Che cosa è il groundhopping? E' un hobby, dal termine inglese "saltare da uno stadio all'altro", ciò significa non seguire solamente la propria squadra del cuore, ma andare a trovare e a scoprire tutti quegli usi, quei costumi, quei mondi e quelle culture, totalmente differenti da quelle che possiamo incontrare nei nostri campionati di serie A, B o C, o anche nelle serie inferiori. La mia passione per il Groundhopping, posso dire che nasce in due fasi cruciali della mia vita.

La prima, quando a maggio del 2007, da tifoso milanista e dopo aver visto tutte le partite in casa della stagione della squadra rossonera, avevo un unico obiettivo: la finale di Atene. Ci fu un'accesa discussione con mio padre, in quanto ero minorenne e fino a quando non avrei compiuto la maggiore età, sotto il suo tetto dovevo fare quello che diceva lui...peccato che di anni ne avevo 17 e 11 mesi! Da quel momento nasce dentro di me quella voglia che un po' in tutti i giovani viene fuori quando si diventa maggiorenni, ovvero il "adesso posso fare quello che voglio". Prima trasferta lunga da lì a poco fu Lecce - Milan: presi un Intercity Notte, 28 ore tra andata e ritorno per un magro pareggio per 1-1.

La seconda fase fu in occasione della mia trasferta in aereo nel 2009 a Catania, quando, parlando con amici di 4/5 anni più grandi, questi mi prendevano in giro perché avevo visto pochi stadi. Mi domandai: "Se ce l'hanno fatta loro, posso farcela anche io!". Quella stessa sera Huntelaar, ormai ex attaccante del Milan soprannominato "Il Cacciatore", siglò una doppietta negli ultimi minuti di gioco, venne coniato anche il mio soprannome: "Il Cacciatore di Stadi". Nella stagione 2009-2010 completo la serie A e inizio a visitare gli stadi dei campionati cadetti e i Paesi più vicini come Svizzera e Francia.

 

Nel raccontare la tua esperienza all'interno di uno stadio ti soffermi sul clima che si respira, sui colori e, perchè no, anche odori. A questo proposito quale è la tifoseria più calda che hai incontrato?

Sicuramente e senza ombra di dubbio le tifoserie dell'est ti mettono i brividi e non solo. PAOK Salonicco, Panathinaikos ma anche Stella Rossa di Belgrado o Dinamo Zagabria. Solo a citare queste squadre, mi torna subito in mente l'odore acre delle torce che invadeva i miei polmoni! Queste emozioni in Italia mi è capitato di viverle nel "Derby della Lanterna", una partita che consiglio a chiunque di assistere almeno una volta nella vita.

 

A volte hai compiuto dei veri e propri tour de force per visitare quanti più impianti sportivi possibili nell'arco di una giornata o di un week end. La pazzia più grande che hai fatto?

Pazzie ne ho fatte tante. Penso che la più grande l'ho fatta lo scorso febbraio per raggiungere la fatidica soglia dei 500 impianti in 30 Paesi, quando sono partito da Bergamo il martedì mattina per andare a Timisoara (Romania), affittare una macchina e raggiungere Belgrado (Serbia) per assistere a Stella Rossa - CSKA Mosca. Qualche ora di sonno, e subito di nuovo in viaggio verso Skopje (Macedonia) per vedere Rabonicki - Renova di Serie A macedone. Tutto di corsa per tornare a Timisoara e nuovo volo per Bergamo perché un volo interno costava troppo e il treno ci metteva troppo tempo. Un'ora di attesa a Orio al Serio e altro volo low cost per Bucarest (Romania) dove ho affittato un'altra macchina per raggiungere Razgrad (Bulgaria) e vedere Ludogorets - Milan. Tre Paesi che non avevo mai visitato in tre giorni, con la Romania (già vista) che faceva da base per raggiungere le varie destinazioni.

 

Hai avuto l'occasione di assistere all'Old Firm di Glasgow, il derby più antico del mondo, e, qualche settimana fa, al derby Intercontinentale Galatasaray - Fenerbahçe. Quale ti ha appassionato di più?

Per quanto simili, sono due tipi di partite completamente diverse. Per cultura innanzitutto: imparagonabile un tifoso scozzese ad un tifoso turco. A mio parere l'Old Firm è più passionale, lo vivi più come un clima di festa che di guerriglia rispetto al Kitalar Arasi derbi, nonostante l'odio che ci sia tra Celtic e Rangers. In Turchia c'è davvero da avere paura prima, durante e dopo la partita. Tra le due scelgo l'Old Firm.

 

Adesso andiamo un po' più sul gusto personale. Quale è lo stadio che più ti ha emozionato?

E qui forse capite perchè ho risposto "Old Firm" alla domanda precedente. Per me il Celtic Glasgow è una tifoseria magica. Nessuno al mondo mi ha mai trasmesso dei brividi come lo hanno fatto loro. Ho avuto la fortuna di vivere quattro mesi in Scozia, vedere dal vivo due Old Firm contro i Rangers e vedere altre partite con loro sia al Celtic Park sia in trasferta. Ricorderò per sempre la mia prima partita al "The Paradise" quando si giocava Celtic - Milan di Champions League. Piansi e non mi vergogno a dirlo al momento dell'inno "You'll Never Walk Alone". Una bolgia, non c'era un solo spazio vuoto, tutti con la sciarpa alzata al cielo... da brividi. Finì 0 - 3 per i rossoneri e al termine del match tutti i "Bhoys in Green" si recarono sotto il settore ospiti per lanciarci le loro sciarpe e congratularsi per la vittoria. Quella sera l'ho conclusa al pub con loro fino alle 5 del mattino e mi innamorai del Celtic. Come un colpo di fulmine, fu amore a prima vista. 

 

Il libro racconta il tuo viaggio in 30 Paesi e 500 impianti. Quale è il conteggio aggiornato ad oggi? Quale stadio vorresti visitare a tutti i costi?

Ad oggi sono arrivato a 542 impianti visitati in 35 Paesi. La prossima tappa sarà Andorra - Lettonia di Nations League.

Uno stadio che vorrei visitare a tutti i costi è La Bombonera a Buenos Aires, tappa fissata per il viaggio di nozze che farò l'anno prossimo!

 

Con il nostro hashtag #CalcioGourmet siamo soliti paragonare aspetti calcistici con altri appartenenti al mondo culinario. Quale cibo da strada, tipicamente all'esterno dello stadio, consiglieresti ai nostri lettori? E, infine, a quale piatto paragoneresti la vita da "groundhopper"?

Ovviamente consiglio i souvlaki che ho trovato fuori da tutti gli impianti greci! Squisitamente buoni e soprattutto economici (1€ a spiedino), ne vale davvero la pena! Con la seconda domanda sono in netta difficoltà, se penso al cibo da stadio. Dico la scotch pie scozzese: calda, morbida e con quel pizzico di pepe paragonabile alla nostra sana follia!

 

"Il Cacciatore di Stadi": ovviamente consigliato a tutti e potrete scoprire che il "groundhopping" può essere contagioso!

 

Autore: Andrea Longoni

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