Addio alla prima grande provinciale del calcio italiano

Un altro pezzo del calcio italiano è destinato a sparire. Il Vicenza Calcio è sull’orlo del fallimento. Milioni di euro di debito e stipendi non pagati: un’altra squadra gloriosa rischia la serie D. Il termine ultimo per pagare i giocatori, senza stipendio da mesi, e scongiurare la messa in mora della società di Serie C è stato superato. La strada sembra segnata: i giocatori avranno la possibilità di svincolarsi, oltre già a non presentarsi  per la sfida di Coppa Italia di Serie C di sabato contro il Padova. La retrocessione in Serie D, vuoi per la decurtazioni di punti vuoi per il fallimento del club, sembra ormai inevitabile. Dopo il Modena, ma senza dimenticare in ordine sparso anche il Varese, il Monza, il Parma e il Como, un'altra storica società del calcio italiano sarà costretta a cercare imprenditori disposti a farsi carico del debito o, più verosimilmente, a ripartire dai dilettanti. Il Vicenza sparirà dal “calcio che conta”, anche se i grandi palcoscenici erano ormai quasi un pallido ricordo per ultratrentenni. Risale infatti alla stagione 2000/2001 l'ultima apparizione dei biancorossi in serie A, poi solo tanta cadetteria e qualche tonfo in terza serie. 

Eppure il Vicenza è stato per alcuni aspetti una società all’avanguardia.

Nel 1953 dopo l’acquisizione della società da parte del colosso laniero di Schio, la Lanerossi, avvenne il primo caso non di sponsorizzazione calcistica in Italia, all'epoca ancora vietata, ma invece di un cosiddetto abbinamento, cioè una vera e propria acquisizione: la società calcistica divenne una costola dell'azienda tessile, portandone anche il nome e il simbolo, la "R", sulle maglie. Ed entrando nella memoria come la Lanerossi Vicenza

Dopo poco più di 40 anni fu ancora il Vicenza a celebrare un'altra prima volta assoluta, sempre dal punto di vista dirigenziale: nel 1997 la società britannica ENIC, finanziaria nel campo del petrolio, rileva la maggioranza delle quote azionarie del club biancorosso. Il Vicenza diventa così la prima squadra italiana ad avere una proprietà straniera.

Dal punto di vista sportivo, restano nella mente degli appassionati tre stagioni in particolare. Nella stagione 1977/1978 il neopromosso Vicenza, grazie al timoniere Giovan Battista Fabbri e, soprattutto, ai 24 gol di Pablito Rossi, chiuse il campionato al secondo posto, preceduta solo dalla Juventus ed approdando di diritto alla Coppa UEFA: rimane tuttora il miglior risultato assoluto di una neopromossa nella storia della massima serie italiana.

Nel 1996/1997, invece, il Vicenza alza al cielo il suo trofeo più prestigioso. In campionato il Vicenza è capace di togliersi grandi soddisfazioni come le tre memorabili vittorie ai danni della Juventus, dell'Inter e del Milan, conquistando per qualche giorno anche il primato in classifica nel mese di novembre. Ma è in Coppa Italia che i biancorossi danno il loro meglio, superando in rassegna Lucchese, Genoa, Milan, Bologna in semifinale, fino ad arrivare a giocarsi il trofeo nel doppio confronto contro il Napoli. All'andata al San Paolo i biancorossi cedettero per 1-0, ma al ritorno, Giampiero Maini pareggiò subito i conti. Si arrivò così ai tempi supplementari e fu Maurizio Rossi ad entrare nella storia del Vicenza segnando un gol a due minuti dalla fine, seguito dal 3-0 di Alessandro Iannuzzi.

La stagione successiva, dopo l’ottavo posto dell’anno prima, arrivò una salvezza senza particolari patemi, mentre, in virtù della vittoria nella Coppa nazionale, il Vicenza partecipa alla Coppa della Coppe e, trascinata dai gol del Toro di Sora Pasquale Luiso, alla fine capocannoniere della manifestazione, giunge fino alla semifinale, persa contro il Chelsea, che riesce a ribaltare allo Stamford Bridge l’1-0 di Lamberto Zauli dell’andata.

Poi, come già scritto, tanta Serie B, condita con qualche ripescaggio per illeciti sportivi di altre società, una sequela di proprietà ambigue e inadempienti che hanno portato alla situazione attuale.

Speriamo che alla discesa corrisponda una rapida risalita.

 

Autore: Andrea Longoni

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