La fu Steaua Bucarest

Tra le 24 squadre qualificate alla fase ad eliminazione diretta di UEFA Europa League, la seconda competizione continentale per club, c’è una squadra rumena chiamata FCSB. Molti obietteranno dicendo che si tratta dell’acronimo del Football Club Steaua Bucarest, ovvero la squadra più prestigiosa, la “Juventus” di Romania, potendo contare in bacheca 26 campionati, 22 coppe di Romania, 6 Supercoppe nazionali e, soprattutto, la Coppa dei Campioni del 1985/86 vinta contro il Barcellona. Si dice, infatti, che in Romania la metà degli appassionati di calcio tifi per la Steaua Bucarest. E in effetti, per seguito e prestigio ottenuto negli anni, la Steaua è una delle più grosse società di calcio dell’Europa balcanica. Riprendendo, però, il discorso iniziale l’associazione tra FCSB e la Steaua Bucarest non è così pacifica. Il contesto, come detto, è il calcio dell’Europa dell’Est, caratterizzato da diversi contrasti, con squadre fortissime, in alcuni casi vere e proprie corazzate, che per diversi motivi, legati soprattutto all’instabilità politica della regione, non hanno mai raccolto quanto avrebbero meritato. Oltre alla peculiarità di predicare un calcio più legato a fini estetici che efficace. E nel campionato delle potenzialità sprecate, la Steaua Bucarest primeggia. La squadra che fu di Gheorghe Hagi, il Maradona dei Carpazi, così come la conoscevamo noi non esiste più. Il motivo? Il nome, appunto. Ma andiamo per gradi.

La Steaua faceva parte della polisportiva dell’esercito romeno e negli anni Ottanta la squadra fu gestita da Valentin Ceaușescu, figlio di Nicolae e anche per questo divenne il simbolo del potere e della dittatura romena. Nel 1990, la Steaua Bucarest venne, di fatto, privatizzata. In quell’anno la squadra viene acquistata dal politico e uomo d’affari George Becali, arricchitosi trattando e acquistando terreni di proprietà dell’esercito romeno, e nel 1998 la sezione calcistica venne scorporata dalla società polisportiva assumendo il nome di FC Steaua Bucarest, scatenando, ovviamente, molte reazioni negative, soprattutto nell’ambiente governativo del Paese. La vicenda giudiziaria che coinvolge il club ha inizio nel dicembre del 2014, quando la Corte Suprema, su input del Ministero della Difesa, si era espressa in merito, giudicando illegale l’acquisizione da parte del proprietario Becali (in quel periodo in carcere per corruzione). La sentenza ebbe effetto immediato e la Steaua dovette coprire il proprio stemma dagli schermi dell’Arena Națională, il suo stadio, dalle tute e dalle maglie dei giocatori. In un primo momento le fu vietato anche di usare il nome, ma il club riuscì a mantenerlo. Nelle settimane successive la Steaua modificò il proprio logo e per diversi turni di campionato non poté nemmeno giocare a Bucarest, ma a Pitesti, una città a 120 chilometri dalla capitale e dai due stadi in cui la Steaua era solita giocare: la già citata Arena Națională e lo stadio Ghencea, di proprietà dell’esercito. Qualche mese fa al club è stato ufficialmente vietato di continuare a usare la propria denominazione, che ora non è più Steaua Bucarest ma, per completezza, FC FCSB. E’ ufficialmente un’altra squadra.  

E la vecchia Steaua? L’esercito romeno ha riesumato il vecchio logo e ora la Steaua originale è ripartita dalla quarta serie romena. Inoltre, tutti i trofei vinti fino al 1997 saranno tolti all’FCSB e riconosciuti alla nuova società.

L’FCSB continua ad essere una delle squadre al vertice del campionato romeno, ma solo perché può contare sulle ricchezze di Becali. Piccolo identikit del personaggio: oltre ai 3 anni di galera per corruzione, nel 2009 è stato definito "pericolo pubblico", avendo sequestrato armi in pugno 3 malviventi che volevano rapinarlo. Aveva esonerato un suo allenatore, il turco Yüksel Yesilova, non per problemi tattici, di risultati, ma perché portava sfortuna essendo musulmano. Ha provato a comprare una partita del campionato rumeno per 1 milione e 700mila euro. Scoperto, si è giustificato dicendo che "servivano a comprare cioccolata ai bambini". La UEFA ha squalificato la squadra dalla Champions per l'anno successivo dopo questo scherzetto. Ha vinto 3 giocatori del suo Steaua a poker. Ha fatto ridipingere l'Ultima cena di Leonardo, con lui al posto di Cristo e giocatori/apostoli.

Ha deciso di fondare un partito, "La nuova generazione", che sobriamente propone di istituire ghetti per i gay. 

Ora lo Steaua ripartirà dalle categorie inferiori, potrà tornare ai fasti di Hagi, Belodedici, Lăcătuș. La leggenda di un calcio balcanico che sfornava talenti e squadre vincenti. Con la speranza che la rinascita sia totale, calcistica e morale, e lo Steaua non sia solo sinonimo di corruzione, pacchianate e clan al potere.

 

Autore: Andrea Longoni

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