"Sport Inside": l'integrazione ha fatto gol

Un progetto nato dalla collaborazione del CSI con il Consorzio Comunità Brianza
Un progetto nato dalla collaborazione del CSI con il Consorzio Comunità Brianza

"Non è il colore della pelle che fa l’avversario ma quello della maglia".

Esordisce così Emiliano Mondonico, indimenticato mister del Torino tra le altre, presentando il progetto Sport Inside nella sala della provincia di Monza.

L’8 novembre il CSI – Comitato di Milano e il Consorzio Comunità Brianza hanno presentato il loro progetto che mira a facilitare l’inserimento nelle società del CSI  della provincia di Monza e Brianza di richiedenti protezione internazionale ospitati nelle strutture CAS e SPRAR gestite dal Consorzio Comunità Brianza.

Ciascun giovane richiedente protezione internazione partecipa ogni settimana a ben due allenamenti, alla partita di campionato (come previsto dal calendario sportivo CSI) e alle attività proposte dall'oratorio di riferimento. Un percorso di integrazione e inclusione che vede lo sport quale strumento vincente in grado di superare i pregiudizi e le diversità trasformandole in punti di forza.

 

Lo sport apre nuove strade, la palla ora passa anche ai giovani migranti che diventano protagonisti della loro integrazione, riuscendo a vivere la normalità e quotidianità del territorio che li ospita. L’integrazione diventa possibile se si iniziano ad abbattere le barriere che vedono i “profughi” come estranei nelle società di accoglienza, lo sport, il giocare a calcio insieme aiuta questo processo e fa bene a tutti, ai ragazzi italiani che si devono confrontare con la diversità e ai ragazzi stranieri che entrano a pieno titolo nella società, rispettandone le sue regole.

Il "Mondo" è l’ambassador di questo progetto, consegna quindi un mandato speciale a tutte le società coinvolte, una trentina – che vuole spronare a continuare su questo percorso di apertura. I giovani richiedenti asilo da parte loro regalano al loro nuovo mister un pallone con le loro firme, e chissà che tra queste non si nasconda quella del nuovo Eto’o.

Il mister, da buon mister, non lesina raccomandazioni a questi nuovi protagonisti: "Non fatevi mai distrarre da chi non aspetta altro che cogliervi in fallo. Il vostro comportamento corretto e leale sarà la migliore risposta al pregiudizio e alla paura. Voi avete una grande responsabilità, in quanto state aprendo una strada nuova e svolgete un ruolo di apripista nei confronti di coloro che verranno dopo di voi. Guardate negli occhi le tante persone che vi sostengono e che vi circondano e, insieme a loro, andate avanti".

Per capire fino in fondo cosa sia il progetto “Sport Inside” è stata realizzata una clip, che trovate linkata qui sotto. Un concentrato di testimonianze direttamente dai campi di gioco. Tra le tante, le parole di Amidu (Pinzano 87) “Quando gioco a calcio mi sento bene” e ancore quelle di Salifu (Assosport Desio) “mi è sempre piaciuto giocare a calcio da quando ero piccolo… farlo ora, mi rende felice”. Fanno eco le parole di Carmelo Perna (allenatore Ascot Triante) “Prima di essere un allenatore, sono un educatore” e di Gianluca Meneghini (presidente Ascot Triante): "Lo sport è naturalmente un processo di inclusione. Lo è perché il linguaggio è universale, non è una lingua lo sport, non è italiano, inglese o ghanese. Quando si è in campo bisogna lavorare tutti insieme per ottenere un risultato".

Dall'incrocio dei pali arrivano anche le parole del capitano dell'Assosport di Desio: "Non c’è stato nessun problema. Abbiamo accolto questi ragazzi in maniera tranquilla. Al di là del colore o della razza, la differenza la fa la persona".

 

Autore: Tommaso Castoldi

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