Che fine ha fatto Hugo Enyinnaya?

Una delle casistiche nel mondo del calcio che ha sempre affascinato gli appassionati è quella dell’esordio “con il botto”. Quelle partite per cui non è necessario essere esperti di calcio per poterne parlare, tanto è ancora impressa nella memoria. Una carriera che potremmo sintetizzare in un luogo e in una data precisi: 18 Dicembre 1999, stadio San Nicola di Bari.

Si gioca Bari – Inter. I più se la ricorderanno per il gol del definitivo 2-1 di Antonio Cassano, ai tempi giovane promessa del vivaio barese che realizza una delle reti più belle della storia del campionato italiano: fuga in progressione dopo sontuoso aggancio di tacco, dribbling che manda “al bar” Blanc e Panucci e stoccata di destro che trafigge Ferron. Antonio Cassano ha iniziato quel giorno una carriera ad altissimo livello dove però tanto talento e troppe occasioni sono state sprecate. Molto meno si parla dell’altro autore del gol di quella partita, sempre sponda Bari. Ugochukwu Michael Enyinnaya il nome completo, più semplicemente Hugo, ha dato inizio alla sua carriera allo stesso modo del fantasista di Bari Vecchia. Esordio con gol contro l’Inter. Un gol fantastico peraltro, un missile imprendibile a 7’ dal fischio d’inizio da quasi 40 metri sotto la traversa che coglie di sorpresa Peruzzi e che porta in vantaggio i pugliesi. 

Amici dentro e fuori dal rettangolo verde, ma da quel giorno niente ha più accomunato i due talenti di quel Bari. Due strade decisamente diverse. A ulteriore testimonianza che nel calcio e nello sport in generale non sempre va come ci si immaginerebbe. Ma riavvolgiamo il nastro.

Enyinnaya nasce in Nigeria, a Warri, città portuale che sorge sul delta del Niger, l’8 gennaio 1981. Come ogni baby prodigio che si rispetti, Hugo si impone fin dalla tenera età, dando sonore lezioni a ragazzi ai quali rende almeno quattro o cinque anni e arrivando a esordire in prima divisione nigeriana ad appena sedici anni con la prestigiosa maglia Eagle Cement di Port-Harcourt. Nel 1998 la discesa in seconda serie “per farsi le ossa”, al FC Ebedei di Lagos, un club da sempre particolarmente aperto ai rapporti con il calcio europeo. Per il ragazzo africano si aprono ben presto le porte del calcio europeo: il Molenbeek, club della seconda divisione belga, punta su di lui e viene ripagato con sei reti nelle venti presenze disputate al primo approccio col calcio del vecchio continente. Le reti non servono a riportare il Molenbeek nella Jupiler League ma pubblicizzano molto il suo nome, che nel frattempo approda anche alla Nazionale Under 20. Con la rappresentativa biancoverde disputerà sei delle gare di qualificazione a Sidney 2000, ma non venendo convocato per la competizione olimpica.

Come detto, il nome di Enyinnaya è sul taccuino di molti direttori sportivi, tra cui quello del barese Carlo Regalia, che notò il giocatore nigeriano durante un allenamento sostitutivo di una partita di Coppa belga rinviata per maltempo che doveva giocarsi contro l’Anderlecht.

Viene proposto al giocatore un provino che va a buon fine, e dunque il nigeriano firma un contratto quinquennale con i galletti, che sborsano circa 200 milioni di lire per il suo cartellino. Viene inserito nella rosa della squadra Primavera e insieme al già citato Fantantonio compone un tandem devastante. La voce arriva all’allenatore della prima squadra Eugenio Fascetti che, con il coraggio che da sempre lo contraddistingue, decide di approfittarne, convocandoli inizialmente per scaldare la panchina e per far respirare loro un po’ d’aria di Serie A. A differenza di Cassano che esordisce nel derby contro il Lecce e complici gli infortuni di Masinga e Osmanovski, Hugo deve attendere la settimana successiva. Come anticipato, si gioca contro l’Inter. A Lippi che schiera la coppia d’attacco Zamorano – Vieri, Fascetti risponde con Enyinnaya - Cassano, 35 anni in due. I 90’ seguenti sono storia.

Proprio ora ci si trova figurativamente davanti a un bivio e i due ragazzini prendono strade diverse. Se da una parte Cassano diventa presto titolare inamovibile di quel Bari, Enyinnaya, anche a causa di vari infortuni, gioca pochissimo segnando comunque un altro gol contro il Venezia, senza ovviamente sapere che quello sarà il suo ultimo in carriera in Serie A. L’anno seguente Antonio Cassano esplode definitivamente come uno dei migliori giovani talenti italiani, mentre Enyinnaya passa da un infortunio all’altro senza segnare nemmeno un gol e senza riuscire ad evitare la retrocessione in serie B.

Nel frattempo Cassano parte con la sua testa matta per Roma e inizia la sua vita da professionista tra i grandi e nei principali club italiani e non. Tutto fa pensare, dunque, che Hugo possa trovare maggiori possibilità di entrare in campo. Le cose non vanno proprio così, infatti nella serie cadetta Valdes e Spinesi partono in pole position, e alla fine della stagione il nigeriano conterà soltanto 9 apparizioni, tutte da agosto a gennaio, con un solo gol segnato. E’ ora di cambiare aria e nell’estata del 2002 il Bari decide di darlo in prestito al Livorno, sempre in serie B, dove l’inizio è più che incoraggiante. Entra in campo nella partita contro la Triestina e dopo neanche un minuto fa gol. Anche in Toscana pensano di aver trovato un fenomeno e un titolare fisso dell’attacco, ma ben presto si ricredono. Il nigeriano entra quasi sempre a gara iniziata e non incide granché chiudendo la stagione con sole 2 reti all’attivo. Nell'estate 2003 il Bari lo richiama alla base, ma il tecnico Tardelli gli riserva uno spazio davvero esiguo, non facendolo mai partire da titolare. La parabola già discendente dell’attaccante africano precipita vorticosamente con il trasferimento al Foggia in serie C dove non gioca quasi mai, al punto che il Bari a fine stagione lascia scadere il suo contratto. 

Non si dà per vinto, Hugo, convinto che la sua carriera può ancora regalare qualcosa. Ma è costretto ad emigrare in Polonia dove trova spazio in serie A nel Gornik Zabre e poi in serie B con le semisconosciute Lechia Zielona Góra e Opra Opole dove gioca fino al 2008 con discreti risultati ed un buon bottino di reti, 31. Ma in Polonia non si vedono i soldi, in compenso dagli spalti piovono banane all’indirizzo del povero Hugo, che oltre al danno è costretto a vivere l’umiliazione del razzismo dei “tifosi” della sua squadra. Sembrano così lontani i tempi della serie A, della ribalta a grandi livelli e dei titoloni sui giornali. A lui manca l’Italia e vuole tornarci a tutti i costi, poco importa se ormai quelle che bussano alla porta sono squadre di serie inferiori. Prima però tenta di trovare spazio in serie B, chiede un ingaggio al Frosinone ma senza risultati. Proprio in quel frangente lo contatta il Boville Ernica, squadra dell’omonimo paese del frusinate e che milita in serie D: l’accordo sembra cosa fatta, ma salta quando le penne stanno già per toccare i fogli del contratto, lasciando ancora una volta Enyinnaya a piedi, seppur per pochi giorni perché nello stesso gennaio del 2009 lo ingaggia l’Anziolavinio, Eccellenza laziale dove fa parlare di sé più per il passato che per il presente: un solo gol in campionato e mancata riconferma che porta il nigeriano in Brianza, a Meda, sempre in Eccellenza. In Lombardia segna 4 gol, lasciando poco il segno e venendo costretto a fare le valigie al termine del campionato a causa del tracollo finanziario della società che fallisce nel giugno del 2010. Enyinnaya capisce che la sua carriera è agli sgoccioli, trova un ingaggio in serie D, a Zagarolo, altra periferia laziale. Qui poco o nulla da segnalare.

Cala così, nell’estate del 2011, il sipario sulla carriera di Hugo Enyinnaya che decide di ritornare in Nigeria. 

Un gol lo ha reso famoso, ma che da solo non è stato capace di dare la spinta ad una carriera di alto livello.

 

Una carriera in un tiro, possiamo osare, prima di spegnere i riflettori e passare da attore protagonista a ultima delle comparse.

 

Autore: Andrea Longoni

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