Che fine ha fatto Vratislav Greško?

Oggi è l’anniversario  di uno dei primi harakiri calcistici di recente memoria. Ovvero del napoleonico 5 maggio 2002: dall'altare alla polvere. Il calcio mediatico insegna che come ogni trionfo ha bisogno di un eroe, così ogni disfatta pretende un capro espiatorio. E il giovane Gresko ha sempre dimostrato una certa predisposizione per il ruolo: modi gentili, faccia stinta, disimpegni maldestri, sguardo triste, dolce vita bianca sotto la casacca nerazzurra da ragazzino cagionevole.

Ma ripercorriamo la sua carriera prima di quel nefasto 5 maggio.

Gresko muove i primi passi nel Dukla Banska Bystrica, poi nel 1997 entra a far parte a pieno titolo del calcio professionistico, con la maglia dell’Inter Bratislava (forse un segno del destino). Il salto di qualità avviene nel 1999, anno in cui il Bayer Leverkusen lo acquista dandogli la possibilità di disputare anche la Champions League, ma lo slovacco è chiuso nel suo ruolo da Ze Roberto. Nel frattempo, a livello di rappresentativa, Gresko diventa titolare inamovibile della Nazionale Under 21 e nella fase finale degli Europei del 2000 incontra l’Italia allenata da Marco Tardelli. Nel torneo continentale giovanile si afferma come uno dei terzini migliori dimostrando facilità di corsa e dribbling. La sorte, o la malasorte con il senno di poi, vuole che proprio Tardelli nell’ottobre del 2000 venga assunto come tecnico dell’Inter. A quel punto c’è poco tempo per fare mercato, e il nuovo allenatore va a memoria: si ricorda di Vratislav e decide di farlo ingaggiare. Costo dell’operazione circa 9 miliardi di Lire più un altro miliardo e mezzo per far arrivare il giocatore da subito e non a gennaio. Soldi ben spesi per quello che doveva essere l’erede di Brehme. E proprio su quella fascia sinistra, su cui sembra esserci una maledizione dopo che Hodgson nel ’96 preferì Pistone a Roberto Carlos, Gresko non trova, come nel Bayer, una concorrenza accanita, ed è quindi libero di agire. 

Firma un contratto di cinque anni ed esordisce subito confezionando l’assist vincente per il Chino Alvaro Recoba in un 2-0 casalingo contro la Roma. I tifosi neroazzurri si entusiasmano e pensano di veder finalmente colmato quel vuoto sulla fascia durato troppi anni. Mai illusione fu più crudele. Lo slovacco si rivela ben presto un calciatore mediocre capace di errori grossolani. Non per nulla il pubblico di San Siro lo prende di mira. Delle qualità tanto decantate da Tardelli neanche l’ombra.

Dopo il fallimento totale della gestione Tardelli, l’Inter ha bisogno di un uomo di polso per risollevare la baracca e chiama Hector Cuper che consegna le chiavi della fascia sinistra ancora a Gresko. Questa volta i risultati sono buoni, in una stagione caratterizzata dalla continuità delle prestazioni dello slovacco e di tutta l’Inter, fino a quel fatidico 5 maggio. Quell’ultima giornata di campionato che doveva essere di festa dopo tanti anni di sofferenze e delusioni e che invece si è trasformata nel peggior incubo possibile. E’ inutile dilungarsi sulla partita in questione, ancora viva nelle menti degli appassionati. Molti riassumono la partita in quel maldestro retropassaggio di Gresko a Toldo che ha permesso a Poborsky di pareggiare una partita che poi vedrà vincere la Lazio. Vratislav diventa il colpevole per gli interisti e l’eroe per i tifosi della Juventus, vincitori dello scudetto ad Udine.

E dire che per Gresko quella del 5 maggio non è stata l’unica disfatta di queste proporzioni.

Infatti si scopre che con lui in campo sia il Bayer Leverkusen che l’Inter Bratislava, nonostante i favori del pronostico, avevano perso prima di allora il campionato all’ultima giornata. Ormai è visto come una sorta di gatto nero.

Ovviamente la sua carriera all’Inter si è conclusa proprio quel 5 maggio. In uno scambio con Almeyda si accasa al Parma. In prestito però, visto che nessuno è talmente folle da volerne acquistare definitivamente il cartellino. La sua avventura in terra emiliana dura però pochi mesi, in cui accumula 5 presenze: nel gennaio del 2003 Gresko viene infatti ceduto, sempre a titolo temporaneo, al Blackburn, nelle cui fila in realtà non sfigurerà affatto, tanto che gli inglesi decideranno di riscattare il cartellino. 

Gresko sente di nuovo fiducia intorno a sé e sembra aver ritrovato la sicurezza nel giocare quando nel 2004 subisce un brutto infortunio ai legamenti del ginocchio, il contratto scade e torna in Germania, prima al Norimberga e poi di nuovo al Bayer dove chiude la carriera nel 2009 con più bassi che alti. 

Si tratta però di un ritiro provvisorio dato che, nel 2011, all’età di 34 anni, il Podbrezova, squadra della seconda divisione slovacca, lo riabilita al calcio giocato mettendolo sotto contratto, fino al suo ritiro datato giugno 2015.

Storia di un giocatore segnato inesorabilmente da un banale errore di disimpegno. Chissà, se quel retropassaggio fosse riuscito avremmo forse raccontato un’altra avventura e un’altra vita.

 

Autore: Andrea Longoni

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