Il Palermo nell'era Zamparini

E’ notizia di qualche giorno fa della cessione del Palermo da parte del patron Maurizio Zamparini ad un fondo anglo-americano. E’ la fine di 15 anni vissuti tra alti e bassi, alternando momenti di massima espressione di una favola calcistica provinciale, a momenti di buio totale dovuti a decisioni sportive e societarie poco lungimiranti, a confusione a livello dirigenziale e all’atteggiamento vulcanico del suo stesso presidente che, non sapremo mai se consapevolmente o meno, destabilizzava tutto l’ambiente rosanero. (qui i link agli articoli sule panchine saltate Esoneri - Capitolo 1; Esoneri - Capitolo 2).
Il passaggio di consegne rappresenta la fine di un’era per i tifosi palermitani, i quali hanno potuto sognare ad occhi aperti, apprezzando, a tratti, un ottimo calcio e giocatori che si sarebbero consacrati su palcoscenici più probanti.

E’ doveroso ripercorrere le tappe fondamentali della presidenza Zamparini. Nell’estate del 2002 l’allora presidente del Venezia decide di acquistare da Franco Sensi il pacchetto di maggioranza del Palermo, militante in Serie B, salvandolo dal probabile secondo fallimento della sua storia. In sole due stagioni, e a distanza di 31 anni dell’ultima volta, agguanta la massima serie e da neopromossa raggiunge per la prima volta in assoluto la qualificazione alla Coppa Uefa, cosa che riesce anche nelle due stagioni successive.
Nella stagione 2009/2010, sotto la guida di Delio Rossi, manca per due soli punti la qualificazione alla Champions League, ottenuta dalla Sampdoria, e deve “accontentarsi” dell’Europa League. E’ probabilmente la miglior stagione della storia rosanero, contraddistinta da diversi traguardi: l’imbattibilità casalinga, il record di 65 punti stagionali, i 59 gol segnati in campionato, eguagliando un record che durava dagli anni ’50, e le 18 vittorie totali.
La stagione successiva si gioca la finale di Coppa Italia, perdendo 3-1 contro l’Inter, ma, in virtù del fatto che i neroazzurri sono già qualificati per la prossima Champions League, ottengono il pass per la seconda competizione europea.
Gli anni seguenti non sono all’altezza della squadra che aveva abbagliato gli occhi dei tifosi, vivacchiando nella mediocrità del centro classifica, culminata con la retrocessione nella stagione 2012/2013. La pronta risalita in Serie A l’anno seguente, però, denota un Palermo, e forse uno Zamparini, diverso. Disamorato della sua creatura, ancora più lunatico, se possibile, e più propenso a plusvalenze immediate che depauperano la rosa e non garantiscono il raggiungimento di alti obiettivi.    
A questo proposito abbiamo immaginato una formazione di top 11 rosanero dell’era Zamparini.

Allenatore: Francesco Guidolin
Panchina: Berti, Guardalben; Accardi, Balzaretti, Biava, Bovo; Bresciano, Corini, Zauli; Amauri, Brienza, Miccoli

 

Una formazione a decisa trazione anteriore composta, dalla cintola in su, da interpreti che hanno avuto (o stanno tuttora avendo) una carriera degna di nota anche lontano da Palermo.
Da notare la presenza di diversi protagonisti della fortunata spedizione italiana ai Mondiali di Germania del 2006: Cristian Zaccardo (unico calciatore a segnare su azione a Buffon), Andrea Barzagli, Luca Toni e, soprattutto, Fabio Grosso; citazione d’obbligo anche per Simone Barone, purtroppo a malincuore nemmeno schierato in panchina, per l’eroica quanto inutile corsa a fianco di Filippo Inzaghi a proporsi per un assist che non arrivò mai durante la partita contro la Repubblica Ceca.

 

I TITOLARI

Salvatore Sirigu: il portiere sardo cresciuto nelle giovanili del Venezia prima e del Palermo poi, dopo un paio di prestiti alla Cremonese e all’Ancona, difende da titolare i pali dei rosaneri per un paio di stagioni. Viene ceduto al PSG degli sceicchi dove da titolare fa scorpacciata di campionati e trofei nazionali. Chiuso da Kevin Trapp, l’estate scorsa viene girato in prestito al Siviglia e, nel mercato di riparazione, all’Osasuna. Portiere affidabile e sicuro tra i pali è stato accostato a Walter Zenga e, caratterialmente, a Dino Zoff.


Cristian Zaccardo: terzino che durante le stagioni a Palermo è un titolare inamovibile e conquista la Nazionale maggiore partecipando ai Mondiali tedeschi del 2006. Passa al Wolfsburg nel 2008 insieme al compagno di reparto Andrea Barzagli, vincendo una Bundesliga. Torna in Italia a Parma, poi al Milan dove non troverà grande spazio. Breve esperienza in Serie A nel neopromosso Carpi, ora gioca in cadetteria a Vicenza.


Andrea Barzagli: difensore centrale completo, forte fisicamente, veloce e abile nel costruire il gioco, dopo una promozione in Serie B con l’Ascoli passa al Chievo Verona in comproprietà con il Piacenza. Trasferitosi a Palermo, diventa titolare inamovibile, guadagnando anche i gradi di capitano. Come detto, passa per 11,9 milioni di € al Wolfsburg insieme a Zaccardo vincendo il campionato tedesco. A gennaio del 2011 viene acquistato dalla Juventus, vivendo una seconda giovinezza e diventando un perno della difesa bianconera.


Simon Kjaer: difensore danese considerato ad inizio carriera uno dei giovani difensori più talentuosi, è stato inserito nella lista dei migliori calciatori nati dopo il 1989 stilata dalla rivista Don Balon, possiede senso della posizione, forza fisica ed è ottimo nell'anticipo e nel gioco aereo. Scovato dal Palermo nel 2008 dal Midtjylland conferma le sue ottime qualità e, dopo un notevole mondiale sudafricano, viene ceduto al Wolfsburg (plusvalenza di più di 9 milioni di €). In Germania non si conferma ad alti livelli e inizia a girare per l’Europa: prima di nuovo in Italia nella Roma, poi Ligue 1 nel Lilla e, infine, Fenerbahçe nella Super Lig turca.


Fabio Grosso: mancino naturale, viene trasformato terzino da Serse Cosmi nei suoi trascorsi a Perugia, dopo una dignitosa carriera da trequartista tra i dilettanti del Renato Curi prima e in C2 a Chieti poi. Acquistato dal Palermo nel 2004, conquista la promozione in Seria A e poi nel 2006 i cuori di tutti gli italiani con i decisivi gol contro la Germania in semifinale e l’ultimo rigore nella finale contro la Francia ai Mondiali di Germania 2006. Passa all’Inter, ma delude e viene ceduto ai francesi dell’Olympique Lione. Torna in Italia nelle file della Juventus, vincendo uno scudetto, prima di ritirarsi e diventare un apprezzato allenatore della giovanili bianconere.


Franco Vazquez: centrocampista italo-argentino prelevato nel 2012 dal Belgrano, dopo un prestito in Spagna al Rayo Vallecano torna in Sicilia nell’anno dell’ultima promozione in massima serie. Dotato di estro ed eleganza, grande tecnica, visione di gioco ed un ottimo piede sinistro diventa leader dei rosanero e trascina la squadra, orfana di Dybala, alla salvezza nella stagione 2015/2016. In estate passa al Siviglia diventando subito una colonna della squadra di Jorge Sampaoli.


Javier Pastore: soprannominato El Flaco (il magro) è un trequartista che può ricoprire tutti i ruoli del centrocampo e dell’attacco, grazie ad un’ottima tecnica, visione di gioco, capacità di saltare l’uomo, mentre a livello atletico è veloce e resistente. Dopo un inizio al Talleres, passa all’Huracán facendosi notare dagli osservatori rosanero che sborsano 6,5 milioni di € per il suo cartellino. Alla sua prima stagione in Sicilia, trova una certa continuità di gioco e rendimento solo con l’arrivo di Delio Rossi. La seconda stagione è più che positiva, essendo quasi sempre uno dei migliori in campo ed il primo giocatore a segnare una tripletta nella storia del derby di Sicilia. A fine stagione è il capocannoniere della squadra e attira l’interesse del PSG che lo acquista per 43 milioni di €.

  
Josip Iličič: sloveno, mancino naturale, può indifferentemente giocare a sinistra o a destra in un centrocampo in linea, oppure come trequartista dietro le punte. Abile nel tiro e nel dribbling, viene prelevato dal Maribor nell’estate del 2010. Dopo tre stagioni passa alla Fiorentina, alternando, anche in Toscana, giocate strappa applausi a partite in cui risulta quasi indolente.


Paulo Bruno Exequiel Dybala:  argentino classe 1993 è annoverato tra i talenti più promettenti della sua generazione. Elegante come prima o seconda punta, è un giocatore abile nel dribbling e nel contropiede. Anch’egli mancino naturale, è micidiale su punizione ed è un’abile rigorista. Viene acquistato dagli argentini dell’Instituto. La sua prima stagione a Palermo si chiude con la retrocessione, ma è uno dei protagonisti della pronta risalita in serie A. Passa alla Juventus dove, dopo un breve periodo di ambientamento, diventa un giocatore fondamentale per il gioco di Allegri.


Edinson Roberto Cavani Gómez: soprannominato El Matador per la sua impressionante capacità realizzativa, è un attaccante uruguayano dotato di straordinarie capacità atletiche e fisiche e disponibile al sacrifico anche in fase difensiva. Arriva al Palermo nel mercato di riparazione del 2007 dal Danubio. L’impatto nei suoi sei anni di Serie A è devastante, sia nelle 3 stagioni in rosanero sia nelle altrettante annate all’ombra del Vesuvio, per un totale di 141 gol in 255 presenze. Passa nel 2013 ai francesi del PSG ma è inizialmente chiuso dalla presenza ingombrante di Ibrahimovic, tanto da essere utilizzato fuori ruolo come esterno d’attacco. Riesce tuttavia a trovare una certa continuità realizzativa e diventa sempre più protagonista nell’attacco parigino. Con la nazionale uruguayana vince la Copa America del 2011.


Luca Toni: forse l’ultimo vero attaccante di sfondamento italiano che ha calcato i campi da calcio. Primo italiano a vincere la Scarpa d’Oro nel 2006 ed protagonista ai Mondiali di Germania 2006. Dopo un inizio a Modena e in altre realtà provinciali, diventa l’acquisto più costoso nella storia de Brescia, ma in due anni però realizza 15 reti totali. Decide di scendere di categoria e a suon di gol (30 per l’esattezza) riporta in Serie A il Palermo. Conferma le sue doti realizzative anche nella stagione successiva, entrando nel giro della Nazionale e attirando l’interesse della Fiorentina. Alla prima stagione in Viola è capocannoniere con 31 gol (battuto il record di gol in una sola stagione nella Fiorentina di Kurt Hamrin e Gabriel Omar Batistuta), vincendo, come già scritto, la Scarpa d’Oro. A 30 anni lascia l’Italia e si accasa al Bayern Monaco, vincendo una Bundesliga e laureandosi capocannoniere del campionato e della Coppa Uefa. Torna in Italia ed inizia un lungo peregrinare per lo Stivale: prima a Roma, sponda giallorossa, poi Genoa, Juventus, una breve esperienza all’Al- Nasr di Dubai, un ritorno alla Fiorentina e, infine, 3 anni a Verona dove contribuisce a due salvezze consecutive. Ritiratosi nell’estate del 2016 è diventato consulente proprio dell’Hellas.

 

LA PANCHINA
Anche la panchina è di tutto rispetto dove spiccano Mark Bresciano, l’australiano antesignano del Mannequin Challenge per il suo particolare modo di esultare, congelandosi dopo la marcatura, Lamberto Zauli, fiore all’occhiello della campagna acquisti da neo presidente di Zamparini, Eugenio Corini, regista che dettava tempi e ritmi al centrocampo palermitano, l’oriundo Amauri e gli altri attaccanti Franco Brienza e Fabrizio Miccoli.

 

Autore: Andrea Longoni

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Commenti: 1
  • #1

    Lucas (lunedì, 06 marzo 2017 09:52)

    Un'analisi profonda su una squadra e un capoluogo importante in Italia. Mi permetto una considerazione su Bresciano, che nel campionato italiano è stato sottovalutato nonostante medie voto alte e un numero di gol e assist da giocatore di Champions League.
    In panchina in attacco io avrei messo Caracciolo e Maccarone che hanno segnato tanto in campionato e nelle coppe. Belotti è esploso al Torino e Nestorovski è troppo recente.
    Bravi per il sito, vi seguo da diggita