Che fine ha fatto Ciriaco Sforza?

Se non fosse stata per la parentesi milanese, sponda neroazzurra, parleremmo di una carriera più che dignitosa. Ma se non fosse stato, altresì, per Aldo, Giovanni e Giacomo, non sarebbe stato innalzato alla memoria imperitura. Il successo di "Tre uomini e una gamba" l'ha reso immortale. Scena: Giacomo viene costretto a passare la notte in ospedale, ma è sprovvisto di pigiama. Ci pensa Aldo a prestargli il suo, che non è niente meno che una maglietta tarocca dell'Inter, e siccome quella di Ronaldo era finita, aveva ripiegato sul numero 21, ossia Ciriaco Sforza. Forse in quel periodo erano finiti anche gli altri centrocampisti. Ma torniamo agli inizi.

Il padre, un imbianchino della provincia di Avellino, in tempi non sospetti emigrò nella Svizzera tedesca in cerca di fortuna. Lì nacque Ciriaco che iniziò la carriera da professionista con l’Aarau, per poi passare nel 1990 al più blasonato Grasshoppers da perfetto "enfant prodige", poiché debuttò appena sedicenne diventando il più giovane professionista nella massima serie elvetica: un record, insomma, che divenne per lui il trampolino di lancio verso la Germania.

Le sue buone prestazioni gli valsero infatti nel 1993 la chiamata del Kaiserslautern, che sborsò 2 miliardi di Lire per ingaggiarlo. In quello stesso anno, infatti, è stato nominato “giocatore svizzero dell’anno”. Nel 1994 arriva addirittura 21° nella lista al Pallone d'oro.

Dopo due stagioni, nel 1995, passa nel più prestigioso Bayern Monaco. Ma più che un salto di qualità è un salto nel vuoto, nonostante le 30 presenze con 2 gol condite anche dalla vittoria della Coppa Uefa. Sforza non convince e la stagione successiva il Bayern, ingolosito da 6 miliardi di Lire, lo cede all'Inter. Appena approdato alla Pinetina, Sforza si lancia in dichiarazioni troppo importanti davanti ai media, definendosi più un "Matthaeus" che un "Baggio" e che non era venuto in Italia per volere dell'allenatore Hodgson (lo aveva già allenato nella Selezione Elvetica), piuttosto perchè era una richiesta specifica dell'Inter. La Beneamata è ormai una corazzata e la favorita d'obbligo per la vittoria finale e il campionato, avendo sistemato l'attacco con Djorkaeff e Zamorano, la difesa con Angloma e Galante, mentre a centrocampo arriva Winter

Inizia il campionato, prima giornata, si va a Udine: passano 10 minuti e da un calcio d'angolo Sforza raccoglie il pallone e dopo averlo lasciato rimbalzare una volta scarica un sinistro che s'infila nel sette più lontano: è il fantastico gol che regala all'Inter la vittoria per 1-0. Tutti in quella sera si sfregano le mani, sempre più convinti della bontà dell'acquisto. Il secondo indizio tre giorni più tardi: si va nella piccola Guingamp per un incontro di Coppa Uefa, Sforza da oltre venti metri fa partire un bolide imparabile, stavolta di destro, che si infila ancora una volta nel sette. 

Il resto della stagione non è però secondo le aspettative: l'Inter lotta nelle prime posizioni ma non trova nello svizzero il centrocampista in grado di dare ordine alla squadra. Due reti al Boavista in Coppa Uefa gli fanno riguadagnare punti, ma il credito inizia piano piano a svanire. Il giocatore patisce in mezzo la grande personalità di Paul Ince, con il quale si pesta i piedi. La convivenza forzata con l'inglese e un approccio non dei migliori con la Serie A lo rendono sempre meno importante: troppo lento, d'altronde, per il nostro campionato. L'Inter, nonostante tutto, con lui in campo arriva terzo in campionato e alla finale di Coppa Uefa.

Alla fine saranno 26 partite in Serie A, con l'unico gol all'esordio dopo 10 minuti come lampo da ricordare. Non ci sarà nessuna prova d'appello, in estate tornerà al Kaiserslautern e sarà il trascinatore di una squadra che riuscirà nell'impresa di vincere da neopromossa la Bundesliga. Tanto basta per fargli riacquistare credibilità e riportarlo ancora al Bayern, dove vincerà anche la Champions League, seppur non giocando la finale che, ironia della sorte, fu disputata a San Siro, nello stadio dove non è riuscito a lasciare un segno.

 

Autore: Andrea Longoni

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Commenti: 1
  • #1

    Matteof86 (giovedì, 02 marzo 2017 14:35)

    E' simpatico ricordare questo giocatore. Bell'articolo!