La guerra dei fratelli Dassler

Citando Arrigo Sacchi, "il calcio è la cosa più importante delle cose non importanti". In ogni categoria, aggiungeremmo. Sì, perché anche nei dilettanti il calcio è una faccenda seria e nulla è lasciato al caso: il capello deve essere all’ultima moda, i calzettoni tirati su fin sopra al ginocchio, composizione di tatuaggi d’ordinanza, alcuni azzardano un beauty per gli effetti personali e per ultimo, ma non ultimo, le scarpe da gioco.

Tutti ovviamente per le calzature prendono spunto dai campioni preferiti, dagli spot e dalle partite in televisione. E le tipologie, così come le marche, sono molteplici. Oggi vanno ormai di moda le scarpe con abbinamenti di colore impensabili, scarpe con tomaia e suola termosaldata, pelle sintetica, tacchetti lamellari o conici a seconda del terreno di gioco, e via discorrendo.

I marchi più famosi e che fanno da sponsor tecnico per i maggiori club d’Europa e per le Nazionali sono ovviamente Nike e Adidas. C’è però un altro marchio che sta riguadagnando i fasti di un tempo e che con Adidas non solo ha in comune il Paese di provenienza, la Germania, ma anche città e abitazione, presumibilmente. Puma. E qui si vuole raccontare la storia di due litigiosi fratelli in una città tedesca che per anni è stata divisa in due. 

Sembra la pubblicità del Twix o, riprendendo la storia della politica del XII secolo, la lotta tra Guelfi e Ghibellini che ogni volta che si parla di acerrime rivalità tra bande e fazioni opposte, per qualunque motivo, in Italia si abusa di questo riferimento. Sembrerebbe una curiosità puramente italiana, ma anche ad altre latitudini, e nello specifico nell’ordinata Germania, ci sono rivalità talmente estreme da far pensare alla contrapposizione in questione.

Herzogenaurach è una piccola città tedesca di 22mila abitanti a nordovest di Norimberga ed è una città divisa: da un fiume, l’Aurach, ma da decenni anche da una strana rivalità per cui gli abitanti indossano vestiti o della Puma oppure dell’Adidas. Ma partiamo dagli albori. 

Nel 1920 il ventenne bavarese Adolf Dassler, chiamato anche Adi, reduce dalla Prima Guerra Mondiale, si mise in testa di fabbricare delle scarpe sportive nel cortile-lavanderia della sua casa, aiutato dal padre Christoph, che aveva precedentemente lavorato in una fabbrica di scarpe e in seguito dal fratello maggiore Rudolf. Le cose iniziarono a funzionare immediatamente e nel 1924 i fratelli fondarono la Gebrüder Dassler Schuhfabrik, letteralmente “fabbrica di scarpe dei fratelli Dassler”, che divenne subito il riferimento per le calzature sportive in Germania. I fratelli Dassler si resero conto che, oltre alla qualità, le calzature sportive dovevano differenziarsi a seconda degli sport ed ebbero enorme successo fabbricando sia scarpe per corse di fondo sia per sprinter. La svolta decisiva furono le Olimpiadi di Berlino del 1936 che videro Jesse Owens trionfare e portarsi a casa quattro medaglie d’oro, con ai piedi le scarpe fornite dai Dassler. 

Ma se Adi era una persona più introversa, che pensava quasi solo alla qualità delle calzature, Rudi era invece l’anima commerciale della compagnia. Se inizialmente le differenze enormi di carattere tra i fratelli fecero bene all’impresa, piano piano le tensioni latenti portarono al conflitto sempre più aperto. Il coinvolgimento della moglie di Adi nel business e lo scoppio della Seconda guerra mondiale furono il punto di non ritorno. La fabbrica di scarpe dei Dassler venne convertita alla produzione dei bazooka per l’esercito tedesco e Adi riuscì a non andare a combattere al fronte, rimanendo a dirigere la fabbrica, mentre Rudi, convinto nazista, andò a combattere in Polonia, e immaginiamo amareggiato per il differente trattamento riservato al fratello.

Dopo la fine della guerra gli Alleati arrivarono a Herzogenaurach e decisero di non chiudere la fabbrica e lasciare Adi a controllarla, mentre Rudi venne incarcerato per un anno con l’accusa di aver fatto parte delle SS. Rudi accusò il fratello di averlo tradito e di averlo fatto andare in carcere di proposito e la rottura tra i due fratelli divenne insanabile. Ovviamente non avrebbero potuto tornare a lavorare assieme, quindi Rudolf decise di abbandonare e fondare nel 1948 una propria compagnia di calzature sportive chiamandola Ruda, dalle iniziali del proprio nome e cognome, per poi cambiare in un più accattivante Puma

Nel frattempo, anche Adolf decise di cambiare il nome dell’originale fabbrica di calzature sportive, usando anche lui le sue iniziali e chiamandola Adidas. Iniziava così la grande rivalità tra quelli che diventeranno due autentici colossi dell’abbigliamento sportivo, due multinazionali che dominarono la scena mondiale sino all’ingresso di Nike e Reebok, qualche decennio più avanti. 

Eppure gli inizi per Puma non furono facili, mentre Adidas prese nettamente il sopravvento. Si narra che un grosso errore di Rudolf Dassler fu quando litigò con Sepp Herberger, allora commissario tecnico della nazionale tedesca di calcio, che vinse miracolosamente il mondiale svizzero del 1954 con l’intera rosa fornita di scarpe Adidas, e che conseguentemente fece letteralmente decollare il marchio in tutto il mondo. Un mondo che tra l’altro iniziava a vedere lo sport come business, portando quindi a un giro di soldi che cresceva anno dopo anno in modo vertiginoso.

A questo punto fu il turno della seconda generazione e dei cugini Dassler, Horst, che successivamente fondò Arena, famoso marchio del nuoto, e Armin, figli rispettivamente di Adi e Rudi, che lavoravano ovviamente nelle aziende dei genitori, e che compresero le possibilità enormi date dall’uso del marketing aggressivo e dal coinvolgimento delle maggiori stelle sportive per poter crescere sempre di più, portando gli sportivi più in voga dell’epoca a identificarsi quasi totalmente nell’uno o nell’altro marchio. Adidas ad esempio puntò su Bob Beamon, Fosbury, l’atleta che introdusse un nuovo stile nel salto in alto che poi prese il suo nome, Muhammad Ali, Beckenbauer, e poi sui più vicini Zidane, Beckam, Messi, e tanti altri; mentre Puma puntò per esempio su Tommie Smith, primo atleta a scendere sotto i 20’’ nei 200 metri con le ancora oggi prodotte Puma Suede e diventato celebre insieme a John Carlos per la più famosa protesta della storia dei Giochi Olimpici in quanto durante l’inno nazionale chinarono il capo e sollevarono un pugno con un guanto nero a sostegno del movimento denominato Olympic Project for Human Rights, e poi, tra gli altri, Cruyff, Maradona, Boris Becker e Bolt. Anche in queste situazioni ci furono casi di accordi non rispettati e forniture scippate, come nel caso di Pelè e Boris Becker. 

L’epilogo di questo quadretto familiare non proprio idilliaco fu in occasione della morte di Rudi Dassler nel 1976 dove Adidas diffuse la seguente evitabile nota: “Per pietà umana è meglio che la famiglia di Adolf Dassler non rilasci commenti sulla morte di Rudolf Dassler“. Pochi anni dopo morì anche Adi e la sua tomba venne sistemata il più lontano possibile da quella di suo fratello. 

Come detto, nonostante siano diventati due colossi mondiali, sia Puma sia Adidas hanno ancora oggi la propria sede a Herzogenaurach: la Puma a nord del fiume Aurach e l’Adidas a sud. Gran parte degli abitanti lavora per una delle due aziende e, nei primi anni, la cosa ha creato due fazioni cittadine, come se appartenessero a due famiglie rivali. Un po’ come per le contrade di Siena, all’interno dei due nuclei i contatti con quella nemica erano scoraggiati, così come i matrimoni. Le due squadre del paese, l’ASV Herzogenaurach e l’FC Herzogenaurach, rappresentavano rispettivamente le persone fedeli all’Adidas e quelle alla Puma. Si dice che Herzogenaurach divenne famosa per essere “la città dei colli piegati”, nel senso che una persona, prima di rivolgere la parola a un’altra, controllava quali scarpe indossava. Addirittura anche la religione e la politica erano parte di questa faida: la gente di Puma era considerata cattolica e conservatrice, mentre quelli di Adidas protestanti e socialdemocratici.

 

Al giorno d’oggi questa guerra tra parenti è storia, perché le due grandi compagnie sono ormai gestite in modo diverso, più impersonale. Adidas ha comprato Reebok, mentre Puma è stata acquistata dal brand francese PPR, marchio di lusso che controlla anche Gucci. Si tratta di due multinazionali come le altre che hanno ormai perso quel tocco familiare che le contraddistingueva.

I nuovi dipendenti non hanno vissuto la rivalità precedente e hanno giocato una partita a squadre miste come segno di riappacificazione. Curiosità, la palla utilizzata nella partita aveva impressi i marchi di entrambe le aziende e il sindaco ha fatto costruire una nuova fontana con una statua che raffigura due bambini che giocano al tiro alla fune: uno indossa scarpe Adidas, l’altro scarpe Puma.

Tutto il mondo è paese, in fin dei conti. E tu che scarpe indossi?

 

Autore: Andrea Longoni

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