TOP 11 "Giovani Italiani"

Grazie a Filippo Galli, ex bandiera del Milan ed attuale responsabile tecnico delle giovanili rossonere, abbiamo compreso come il settore giovanile moderno sia in rapida evoluzione, di complicata gestione in quanto comprende, oltre la parte puramente sportiva, anche quelle umane e psicologiche, dato che si ha a che fare prima con ragazzi e poi con giocatori. 

E’ consuetudine, però, di diverse società professionistiche che, una volta che i ragazzi si trovano nell’anticamera del calcio che conta, vengano continuamente sballottati da una città all’altra, votati alla ricerca della valorizzazione economica che significa spesso solo rapida monetizzazione, senza curarsi degli effetti dello smantellamento del proprio vivaio e delle ripercussioni psicologiche sul giovane calciatore. Ci sono però società che fanno delle proprie giovanili il vero fiore all’occhiello, capendo che aspettare e far crescere un prospetto significa garantirsi delle cessioni non di bambini dalle belle speranze che fruttano poche centinaia di euro, ma di calciatori completi che possono garantire ossigeno puro per i propri bilanci, se si tratta in particolar modo di società medio piccole.

Negli ultimi anni abbiamo assistito allo sbocciare di diversi talenti e, cosa più importante, tutti italiani. Le ragioni di questa nuova tendenza sono da ricercarsi nella difficile situazione economica dei club di Serie A che non permette notevoli esborsi nel mercato dei giocatori e, quindi, si predilige attingere a piene mani dal settore giovanile. In aggiunta, anche la Federazione ha dato un grosso incentivo con quello che potremmo definire il decreto “Salva Italia”, mutuando quello in ambito finanziario, con l’obbligo di 25 giocatori in rosa, di cui 4 coltivati nel proprio vivaio e altri 4 cresciuti in Italia.

Abbiamo, a questo proposito, azzardato una Top 11 dei “Giovani Italiani”

Donnarumma: il baby portiere del Milan, lanciato titolare tra i pali il 25 ottobre 2015 da Sinisa Mihajlovic a 16 anni e 8 mesi. Originario di Castellammare di Stabia. Contro il Sassuolo disputa una discreta partita, sicuro soprattutto nelle prese alte. Qualche responsabilità sul gol di Berardi e alla fine il voto assegnato dalla Gazzetta è stato un 5,5. Il Milan vincerà comunque la partita per 2-1. Donnarumma è il secondo più giovane portiere a esordire nella massima serie italiana, preceduto dal Gianluca Pacchiarotti, ma è il più giovane in assoluto se si considera che gioca quella partita dal primo minuto. Da quel momento non ha più abbandonato la porta rossonera e si sono subito scomodati paragoni con Buffon.

Dimarco: nato nel novembre del 1997 a Milano. Dal punto di vista strettamente calcistico si inserisce nella scia dell’evoluzione di un ruolo sempre più complesso da interpretare e potrebbe diventare il primo grande terzino italiano di nuova generazione. Certo, dovrà dimostrare di averne la stazza, anche in senso letterale, migliorando la sua struttura fisica, dato che è alto 174 centimetri e fisicamente sta mostrando qualche difficoltà di adattamento ai ritmi della Serie A. Da piccolo ha iniziato a giocare in attacco, fino a quando è retrocesso in difesa. Non ha perso il vizio del gol, soprattutto grazie ai calci piazzati e al suo piede educato. Il suo esordio, tuttavia, è a 17 anni appena compiuti, per gli ultimi minuti di un’inutile trasferta di Europa League in Azerbaijan con l’Inter, e bissa qualche mese dopo per l’esordio in Serie A: un ingresso nei minuti di recupero dell’ultima partita stagionale, che serve anche per concedere a Palacio la standing ovation del Meazza. Va ad Ascoli da gennaio 2016 in prestito semestrale in una squadra terz’ultima in classifica ma ricca di talento in divenire: davanti a lui a sinistra c’è Jankto, al centro Petagna, sulla destra si intravede Orsolini. Devis Mangia, subentrato a novembre, cambia continuamente modulo e interpreti, e alla fine riesce a conquistare la salvezza. Dimarco ovviamente ci mette del suo con 4 assist in 15 partite. Alla fine dello scorso giugno si è già concretizzato il passaggio all’Empoli.

Bastoni: nato nel 1999 a Piadena, un piccolo paese tra Cremona e Mantova. Dal 2007 il giovane calciatore viene tesserato dall’Atalanta e fa tutta la trafila delle giovanili. Nasce dunque come difensore di fascia sinistra ma visto anche il suo fisico imponente, 191 cm per 80 kg, viene poi spostato nella zona centrale della difesa, anche a causa di un infortunio occorso ad un compagno, dove, con i suoi piedi davvero educati, funge spesso da regista arretrato. Ha fatto il suo esordio in prima squadra con l'Atalanta nella gara di Tim Cup tra la Dea e il Pescara, subito seguita dall’esordio in Serie A in casa contro la Sampdoria.

Pezzella: napoletano classe 1997, cresce nelle giovanili del Monteruscello, scuola calcio della sua città natale. All'età di 15 anni viene acquistato dal Palermo e dopo gli anni in Allievi, Berretti e Primavera viene aggregato alla prima squadra a partire dalla scorsa stagione. Esordisce in Serie A il 6 dicembre 2015 in occasione della partita contro l’Atalanta, entrando al posto di Jajalo. Giocatore molto forte fisicamente e di ottime capacità tecniche, spicca per intelligenza tattica. La duttilità è una risorsa importante e Pezzella, pur essendo un mancino, ben figura su entrambe le corsie ed è stato più volte collocato anche da esterno di centrocampo in una mediana a quattro. 

Adjapong: fluidificante, classe 1998, del Sassuolo. Nato a Modena, da genitori ghanesi, Adjapong è cresciuto nel vivaio neroverde, esordendo in Primavera già nella stagione 2014-2015, con ben due anni d'anticipo rispetto al normale iter: 16 presenze totali da terzino destro. Ha alzato il suo raggio d'azione ed è migliorato anche il suo feeling con la rete. Fisico longilineo e scatto felino, Claud in allungo è imprendibile. Giocatore completo e dotato di buona precisione coi piedi. La grande rapidità gli facilita i recuperi e i "fondamentali" da terzino lo rendono molto affidabile sia in fase di marcatura, sia in copertura. Sicuro palla al piede, estroso nel dribbling, disinvolto anche con il mancino. Risorsa in più anche per la nazionale azzurra, sempre che non opti per la nazionale delle "Black Stars". Un calciatore "totale", su cui Di Francesco non fa mistero di puntare per il futuro: convocato con i grandi già contro Roma, Udinese, Carpi e la gioia dell'esordio in serie A contro la Juventus allo Stadium. A Cagliari, invece, ha firmato la sua prima rete in serie A. Una segnatura diventata storica: Adjapong è il primo giocatore sassolese ad andare a segno nella massima serie con la maglia neroverde indosso. Una gioia seguita da altre due: il debutto in Europa League all’Allianz Stadion di Vienna contro il Rapid e la prima convocazione in assoluto con una nazionale italiana, l’Under 19. 

Locatelli: lecchese classe 1998, è insieme a Donnarumma l’altra bela scoperta del vivaio rossonero. Muove i suoi primi passi nel mondo del calcio nell’Atalanta, ma viene prontamente soffiato dal Milan chiudendo il cerchio, così dicono le cronache, di uno sgarbo reciproco. A 18 anni e alla sua ottava presenza in Serie A con il Milan, il giovane centrocampista ha deciso la partita tra Milan e Juventus con un tiro potente calciato con l’esterno del piede appena dentro l’area di rigore. È il secondo gol di Locatelli in questa stagione e il suo secondo in carriera, dopo quello segnato al Sassuolo a inizio ottobre. Ha un’ottima tecnica e una buona visione di gioco. Nelle squadre giovanili ha giocato spesso da sotto età, cioè nelle squadre di giocatori più anziani. Nel frattempo ha anche giocato in tutte le Nazionali giovanili italiane, dall’Under 15 all’Under 19. Ha esordito in Serie A ad aprile, con Cristian Brocchi come allenatore, giocando per 3 minuti contro il Carpi. Rispetto all’anno scorso, quando era sembrato ancora poco maturo per giocare stabilmente con il Milan e in Serie A, ha accumulato quel minimo di esperienza che gli mancava per giocare con sicurezza e rischiare leggermente di più, anche se per ora il suo stile di gioco risulta molto elementare. Ha sicuramente dei grandi margini di miglioramento e col tempo si potrà avere un’idea più chiara di quale possa essere la sua crescita come regista del gioco. Grazie alle sue prestazioni Locatelli è già entrato nel giro della Nazionale Under 21, dove è uno dei giocatori più giovani della squadra. 

Melegoni: siamo di nuovo a Bergamo, scuola Atalanta. Con una tradizione un po’ in tutti i ruoli, ma indubbiamente con una predilezione di centrocampisti. Filippo Melegoni, classe 1999, è l’ultimo, anzi non sarà l’ultimo, di una serie lunghissima. Ricorda, per restare a Bergamo, il primo Montolivo. Fisico longilineo e buona predisposizione atletica, Melegoni possiede una tecnica di base importante ed una visione di gioco altrettanto sviluppata, qualità che gli consentono di adattarsi in qualsiasi ruolo della mediana. Per ora ha dato il meglio di sé con i coetanei in Primavera. Ma per chi segue questo campionato, Melegoni, che sia una verticalizzazione, un lancio lungo o un dribbling, inventa calcio e risaltano le sue doti di personalità, fantasia e intuito. Nella giostra Atalanta di Gasperini ha esordio in A contro la Sampdoria, insieme al compagno di Primavera Bastoni.

Chiesa: nonostante il suo cognome e la genetica condivisa con uno dei più grandi talenti del calcio italiano, Federico non ha niente del predestinato. Nei giovanissimi e negli Allievi Chiesa giocava poco e non sembrava per forza di cose adatto a diventare un calciatore. Fino a un anno e mezzo fa, quando era già esploso in Primavera segnando 8 gol e quando ha trovato mister Guidi che lo ha dirottato come esterno di centrocampo. Per Sousa è stato naturale inserirlo come esterno destro del suo 3-4-2-1 asimmetrico. Un ruolo particolare, quasi unico nel contesto del nostro campionato, dove lo scorso anno Bernardeschi ha giocato la sua prima stagione da titolare in Serie A. Tra la conduzione a testa alta, a osservare, di Bernardeschi e quella a testa bassa, a caricare, di Chiesa si nota la differenza tra un 10 e un 7. Tra un trequartista e un’ala. Chiesa fa parte di quel tipo di giocatori che amano giocare su un binario immaginario dal quale non possono deviare. Quando riceve palla sulla linea laterale, la prima cosa che l’istinto gli suggerisce è di partire in dribbling, portare palla per risalire più metri di campo possibili. In queste prime partite molti giornalisti e opinionisti hanno fatto di tutto per scoprire tracce del padre nel figlio. Tuttavia, nessun tiro a giro sul secondo palo, nessun missile che spacca le porte. È evidente che appartiene a un’epoca calcistica in cui il talento puro, di cui abbondava il padre Enrico, non basta di per sé ad emergere ad alti livelli. L’esuberanza atletica, oltre ad una consolidata maturità mentale, è ciò che per ora ha portato Federico Chiesa ad avere un forte impatto nel nostro campionato. L’esordio avviene alla prima di campionato di questa stagione contro la Juventus, mentre per il primo gol bisogna aspettare la trasferta di Verona contro il Chievo, un tiro in spaccata sul secondo palo. Dopo il gol Chiesa è crollato in ginocchio con le mani sulla faccia e quando gli hanno chiesto il motivo della mancata esultanza, che tutti hanno apprezzato come un certificato di autenticità, ha detto che, semplicemente, “non sapevo che fare”.

Kean: gioca da attaccante ed è nato il 28 febbraio del 2000. E’ il primo giocatore nato negli anni Duemila a esordire in Serie A, nonché il giocatore più giovane in assoluto a esordire nella Juventus, superando Renato Buso che giocò con la Juventus tra il 1985 e il 1989. Esordio avvenuto all’84’ contro il Pescara. Nato a Vercelli da genitori di origini ivoriane, per ora, ha scelto sempre la nazionale italiana, giocando 21 partite e segnando 10 gol tra Under 15, Under 16 e Under 17. Kean è diventato il sesto calciatore più giovane di sempre a giocare in Champions League, e il primo nato in questo millennio, scendendo in campo con la Juventus in casa del Siviglia, all’età di 16 anni e 267 giorni. Giocatore molto potente ma al tempo stesso veloce e tecnico: è alto 182 cm e ha una muscolatura superiore rispetto a quella dei suoi coetanei. Gioca da punta centrale ma riesce ad adattarsi anche al ruolo di seconda punta. In molti lo paragonano a Mario Balotelli, sia per le doti fisiche sia per quelle tecniche. Lo scorso anno dopo una partita di play off contro il Perugia Primavera Kean ha segnato ed esultato mostrando una maglia con scritto “Why always me?”, esattamente come fece Balotelli quando giocava con il Manchester City. Speriamo che le somiglianze con Super Mario si limitino a queste.

Lo Faso: palermitano classe 1998, è stato incoronato nell’ultima edizione del Torneo di Viareggio come il talento più interessante del calcio italiano. Per visione di gioco, per tecnica di base, per imprevedibilità. E anche per l’eleganza con cui sa accarezzare il pallone. Lo scorso anno, con La Gumina, tra i grandi protagonisti, come detto, al Viareggio, perso in finale. E tra i migliori nei quarti scudetto contro l’Inter. Lì ha sbagliato il rigore decisivo, ma la doppietta realizzata nei 120’ è roba da fenomeno. Giovane attaccante del Palermo, Lo Faso è uno delle tante stelle che stanno crescendo nel settore giovanile rosanero: ala sinistra ma all’occorrenza seconda punta. La sua carriera inizia nella scuola calcio della Vis Palermo. Passa al Palermo e, dopo una breve parentesi al Siena, raggiunge la Prima Squadra. Esordio contro il Milan in serie A con allenatore De Zerbi partita finita 1-2 per i rossoneri.

Pellegri: genoano di Genova, fa subito parlare di sè per aver battuto il record del romanista Amedeo Amadei, che resisteva da quasi ottant'anni. L'attaccante delle giovanili rossoblù, gettato nella mischia da Juric nei minuti finali della partita persa 1-0 col Torino, è il più giovane esordiente della serie A. Il debutto a 15 anni, 9 mesi e 5 giorni. 24 ore in meno del giallorosso. Pellegri è una punta centrale di quasi un metro e 90, che all'occorrenza può fare anche l'ala destra. Già 9 presenze e 4 gol con la Primavera del Grifone quest'anno, dove gioca stabilmente dalla scorsa stagione anche se per età dovrebbe frequentare gli Allievi, vanta anche tre presenze nell'Italia Under 17 e un gol. Contro il Torino una manciata di minuti, un bel colpo di tacco a confermarne la personalità e le doti tecniche, e la consapevolezza di essere soltanto all'inizio dell'avventura. Non è ancora pronto e, a detta di Juric, ha bisogno di un paio di anni per diventare l’attaccante del Genoa e su di lui lavora in sintonia con il mister della Primavera per farlo diventare un giocatore importante per il Grifone. Il tempo è sicuramente dalla sua parte.

 

Autore: Andrea Longoni

 

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