Juninho Pernambucano, “fenomenologia” di una punizione

Tra i vari gesti tecnici che si possono ammirare su un campo di calcio c’è sicuramente la punizione. Forse il più difficile e di maggiore spettacolo in quanto richiede un allenamento specifico, da sviluppare nel tempo e, ovviamente, una predisposizione tecnica a monte, a differenza di altre giocate come una rovesciata o un colpo di tacco al volo, sì spettacolari, ma istintive ed estemporanee.

Il calcio di punizione ha una sua liturgia prima e durante l’esecuzione; a volte anche dopo, soprattutto se avete frequentato, tra il 2001 e il 2009, lo Stade de Gerland di Lione e il risultato era quasi sempre lo stesso: gol e conseguente esultanza. Di chi? Di Juninho Pernambucano ovviamente.

Ci sono stati molti specialisti del calcio piazzato, da Beckham a Zidane, passando per Van Hooijdonk e Mihajlovic. Ma Juninho viene indicato da molti come il più grande battitore da fermo di tutti i tempi per diversi motivi. In primo luogo, è l’impressionante media gol, in quanto nell’arco della sua carriera ha bucato i portieri avversari con almeno 75 calci di punizione. Soprattutto nelle 8 stagioni che ha disputato a Lione, condite da 7 campionati consecutivi, Juninho ha segnato 44 gol su punizione a fronte di un centinaio calciate. Un tasso di conversione in gol rasente il 50%. Infine, era uno specialista a 360°. Qualunque fosse la distanza dalla porta e la posizione di tiro, Juninho era una minaccia continua per i portieri. A questo proposito, cito testualmente Rob Smythe, scrittore sportivo inglese: “Il suo range (di distanze di tiro) era lo stesso dei maschi inglesi al rimorchio all’1:45 di un sabato sera: 18-45, senza particolari predilezioni”.

Ci sarà pure un motivo se Andrea Pirlo, altro maestro in questo ambito, dice di aver copiato da lui, dedicando un capitolo intero al giocatore brasiliano nella sua autobiografia “Penso quindi gioco”.

La particolarità delle punizioni di Juninho sta nel fatto che sfrutta in pieno le potenzialità dell’effetto Magnus, generando una traiettoria durante la quale la palla non gira su se stessa, ma fluttua immobile in aria assumendo traiettorie imprevedibili e potenzialmente imparabili per i portieri. 

In Brasile quest’effetto particolare lo chiamano “pombo sem asa”, ovvero “colomba senza ali”. Per noi, è semplicemente "la maledetta".

Se Juninho è stato fonte di ispirazione e studio meticoloso da parte di Pirlo, i suoi maestri sono stati due giocatori brasiliani: Branco e Roberto Carlos, e ci sono delle testimonianze video a supporto di questa tesi. 

Come Branco, nel memorabile Genoa – Liverpool nei quarti di Coppa Uefa nel 1992, buca il portiere con un missile, così fa Juninho nell’ottavo di finale di Champions League nel 2005 contro i campioni di Germania del Werder Brema.

Lo stesso vale per Roberto Carlos, durante il Clasico contro il Barcellona del 2000, dove il portiere non può nulla per velocità e traiettoria della palla nonostante avesse tutto il tempo di prepararsi al tiro vista la distanza siderale. Imitato alla perfezione da Juninho nel match di Champions League proprio contro il Real Madrid nel 2005

Dal tiro “a foglia morta” di Mario Corso alla “maledetta” di Juninho, chissà quale sarà il prossimo appellativo e, soprattutto, chi entrerà nell'immaginario collettivo degli appassionati di calcio.

 

Autore: Andrea Longoni

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