Che fine ha fatto Moreno Torricelli?

Una delle peculiarità dello sport è di far sognare i bambini. Ogni ragazzo che rincorre un pallone immagina il suo futuro sui campi dorati della Serie A, invece che su quelli spesso fangosi della periferia, oppure a quando alzerà la Champions League e sentirà l’inno della Nazionale prima di una partita. 

 

Quei sogni, però, sono destinati a rimanere tali, a meno che, non si dimostrino doti tecniche particolari, riuscendo ad entrare nel settore giovanile di una squadra professionistica.

Molti dei fortunati, come la storia insegna, non riusciranno comunque nella scalata alla massima serie. Citando una canzone di Gianni Morandi, infatti, “uno su mille ce la fa”.  E ancora meno sono quelli che, pur crescendo e debuttando in qualche categoria inferiore, vengono successivamente notati dagli osservatori delle big. 

 

Figuratevi se siete un ventenne che calca i campi del campionato di Serie D, solo anticamera del calcio professionistico. Questa è la storia, con le dovute proporzioni, dell’antesignano dei vari Dario Hubner e Riccardo Zampagna, solo per il semplice fatto che la forza di volontà ti può portare molto lontano. 

La favola di Moreno Torricelli ha dell’incredibile, ed interpreta la fiaba di Cenerentola ambientata nel mondo del calcio moderno.

 

Moreno Torricelli nasce ad Erba, nella Brianza comasca nel 1970. Calcisticamente muove i primi passi nella Folgore di Verano Brianza.

In una stagione, nella categoria Allievi Regionali, passa in prestito al Como, che ai tempi frequentava la serie A, ma ritorna poi nella squadra di origine, con la sensazione che il treno sia passato per sempre. Passa all’Oggiono in Promozione e, successivamente, alla Caratese in Serie D.

 

Il pallone è prima di tutto una passione, e il ventiduenne Torricelli non si aspetta certo chissà quale svolta. E’ ancora ai margini del calcio professionistico e, nonostante uno stipendio, non può permettersi il lusso di essere un calciatore a tempo pieno.

 

Così, Moreno, lavora come magazziniere in un mobilificio. La svolta però arriva. Anzi, due: la prima è un’intuizione di Roberto “Dustin” Antonelli, suo allenatore alla Caratese che, decide di riadattarlo a terzino dopo una vita passata come centrale di difesa, contando sulla sua grinta e straripanza atletica; la seconda è un colpo di fortuna, in quanto una partita della suddetta Caratese vede tra gli spettatori Claudio Gentile, campione del Mondo a Spagna ’82 ed ex giocatore della Juventus, che rimane favorevolmente impressionato da Moreno. 

 

Sarà proprio lui a suggerire il suo nome a Giovanni Trapattoni, allenatore bianconero, che lo convoca prontamente per le tradizionali amichevoli di fine stagione, quando altre società di serie C, Pro Vercelli e Lecce su tutte, erano ormai pronte ad avanzare un’offerta. Il Trap rimane folgorato e convince la dirigenza bianconera ad acquistare il giocatore per circa 60 milioni di Lire. Correva l’anno 1992 e per il giovane difensore cambiava la vita. Da magazziniere in un mobilificio alla maglia bianconera. Da terzino nella Serie D lombarda a compagno di Baggio e Vialli.

 

Al suo primo anno impiega davvero poco tempo per guadagnarsi un posto da titolare. La stagione si conclude con la vittoria della Coppa Uefa in finale contro il Borussia Dortmund. Diventa uno degli idoli della tifoseria bianconera per la sua generosità, per la sua voglia di lottare e per la sua determinazione.

Si sente subito a suo agio tra i professionisti e benvoluto da tutti. Con Trapattoni si parlano in dialetto, viene soprannominato scherzosamente da Roberto Baggio “Geppetto” per i suoi trascorsi tra i mobili in magazzino.

 

Dopo un’altra stagione ancora ad alti livelli dove la Juventus arriva seconda alle spalle del Milan, il suo scopritore lascia la panchina e arriva Marcello Lippi. Saranno le due stagioni migliori con la vittoria, una dopo l’altra, dello scudetto, della Coppa Italia, della Champions League, della Coppa Intercontinentale, della Supercoppa Europea e della Supercoppa Italiana.

Un piccolo aneddoto da raccontare è appena proprio successivo alla vittoria di Roma contro l’Ajax: è stata forse la miglior partita di Moreno alla Juventus, nella quale sfiora il gol dopo una corsa di cinquanta metri verso la porta avversaria, riesce a contenere le folate offensive di Kanu e Kluivert e viene eletto miglior giocatore in campo. Dopo la premiazione viene sorteggiato per il controllo antidoping con Kluivert e la battuta dell’avversario sconfitto non si fa attendere: “Ti hanno beccato, eh?”.

La Nazionale è solo la normale conseguenza per Torricelli che con la maglia azzurra disputerà 10 partite, partecipando agli Europei del ’96 e i mondiali del ’98.

 

Dopo sei stagioni, nel 1998, chiede di essere ceduto alla Fiorentina, dove ritroverà Trapattoni. Torricelli, in maglia viola, disputa quattro stagioni davvero significative con la squadra più volte ad un passo da uno storico scudetto, prima dell’inglorioso fallimento della gestione Cecchi Gori

Seguono due stagioni a Barcellona, sponda Espanyol, poi il ritorno in Italia con la maglia dell’Arezzo, in Serie B, prima di appendere le scarpette al chiodo nel 2005.

Una piccola curiosità: gli anni ’90 erano i primi nei quali le maglie da gioco riportavano i nomi sulle spalle dei giocatori.

Torricelli, nel post partita a Tokio dopo la vittoria della Coppa Intercontinentale contro gli argentini del River Plate, è stato uno dei primi in assoluto a festeggiare con la maglia al contrario come ormai consuetudine fare oggi dai calciatori.

Inizia la carriera da allenatore, prima seguendo le giovanili della Fiorentina, e con brevi esperienze in Lega Pro alla Pistoiese prima e al Figline poi. 

 

Purtroppo. Nel 2010 viene a mancare sua moglie a causa di un male incurabile e decide di dedicarsi in toto ai suoi tre figli.

Moreno Torricelli: nella storia bianconera nessuno come lui. Non solo e non tanto per il doppio salto mortale dall’Interregionale alla Juventus, quattro categorie in un colpo solo. Quanto perché, a quelle altezze, lui ci si è abituato da subito, senza bombole di ossigeno. 

Moreno Torricelli, una storia che non stanca mai.

 

Autore: Andrea Longoni

 

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