Ali Dia, il più grande bluff sportivo

Quale giocatore dilettante non ha mai sognato un giorno, più o meno lontano, di arrivare nel calcio che conta? Magari, avendo consapevolezza dei propri limitati mezzi tecnici, non propriamente entrando dalla porta principale dopo anni di gavetta, ma da quella di servizio, in campionati meno performanti, come quello australiano, indiano o dell’ormai sdoganato cinese. Viaggiare con la fantasia non costa nulla.
C’è chi però ha compiuto il viaggio al contrario, non solo metaforicamente parlando ed è una delle dimostrazioni viventi del detto latino “audentes fortuna iuvat”.
A corroborare questa tesi, qualche anno più avanti, anche Andy Warhol aveva previsto nel futuro 15 minuti di celebrità per tutti, ma nemmeno l’artista statunitense si sarebbe mai sognato l’esistenza di un personaggio senza arte né parte che di minuti a disposizione ne ha avuti addirittura 53. Soprattutto nel meritocratico mondo dello sport.

Il protagonista è Ali Dia, senegalese nato a Dakar nel 1965. Ha una passione spasmodica per il calcio e quando si trasferisce in Francia cerca di farsi strada. La voglia di sfondare, però, è inversamente proporzionale alle doti balistiche, eufemismo per dire che dà del “lei”, se non del “voi”, al pallone. 

Il suo primo periodo di carriera è nei bassifondi dei campionati francesi dilettantistici, così bassi che anche i siti di statistiche e numeri fanno fatica a raccontarci quanti presenze o gol abbia mai fatto in quel periodo. Sembra sia transitato anche in Ligue 2 nel Digione, ma non è dato sapere se sia vero o meno. A quasi 30 anni, meglio tardi che mai, Ali Dia capisce l’antifona e decide di cercare fortune migliori in giro per l’Europa. Tracce di lui vengono registrate in Finlandia nel Finnairin Palloilijat, dove colleziona ben 5 presenze, e nel Pallokerho-35, e poi nel Lubecca in Germania. Al compimento del trentunesimo anno decide di provare l’avventura Oltre Manica. In Inghilterra, Ali Dia, si accasa al Blyt Spartans, misconosciuta squadra dilettantistica di una cittadina sul mare all’estremo nord britannico. Qua rimane tre mesi giocando solo una partita. 

 

Il copione in questi anni era sempre lo stesso: non gioca mai, ma si allena con impegno, anche se non brilla particolarmente. Ha una bella corsa, flessioni, slalom, ma i palleggi non sono il suo forte; non parliamo del dribbling e dei movimenti senza palla. Si limita a scattare in avanti o a passare lateralmente. Vive defilato, ma ha un contratto, mangia alla mensa e divide un appartamento con un compagno.

Erano gli anni in cui un altro africano era lanciato a vele spiegate verso l’apice della sua carriera, George Weah, neo acquisto del Milan, prelevato dal Paris Saint Germain e primo non europeo ad essere insignito del prestigioso Pallone d’Oro di France Football. Ad Ali Dia si accende la lampadina e decide di fare le cose in grande, provando l’inverosimile. 

Grazie alla complicità di un suo amico che si finge al telefono nientepopodimeno che l’attaccante liberiano, decide di chiamare alcuni allenatori di squadre della Premier League, raccomandando Ali Dia, suo fantomatico cugino senegalese. Come se non bastasse, in queste telefonate il curriculum di Ali Dia venne gonfiato a dismisura in quanto si diceva come il ragazzo avesse un passato nel Paris Saint Germain ed addirittura avesse collezionato 13 presenze con la nazionale senegalese. 

 

Il primo tentativo viene fatto con Harry Redknapp, allora allenatore del West Ham, il quale però non si lascia abbindolare dalla proposta del presunto attaccante del Milan e declina l’offerta. Già il secondo tentativo però, riesce ad avere una conclusione diversa. Il bersaglio stavolta è l’allenatore del Southampton, Graeme Souness. Su questo personaggio è necessaria una breve digressione in pillole: firmò il primo contratto da professionista all'età di quindici anni con il Tottenham; venne quindi inviato in Canada a disputare un campionato nella NASL, nelle file del Montréal Olympique; diventa grande al Liverpool dove vinse tre Coppe dei Campioni e tre campionati consecutivi; la sua carriera proseguì, accasandosi alla Sampdoria dove rimase per due stagioni contribuendo alla vittoria del primo importante trofeo del club blucerchiato, la Coppa Italia; tornato al Liverpool da allenatore, guida i Reds nella vittoria in FA Cup del 1992; ha quindi allenato varie altre squadre, fra cui in Italia il Torino per un breve periodo; nella sua carriera di allenatore si rese protagonista di un clamoroso atto durante la sua permanenza alla guida del Galatasaray, in occasione della vittoria nel 1996 della Coppa di Turchia battendo gli storici avversari del Fenerbahçe. Al termine del match di ritorno, giocato in trasferta, prese una bandiera giallorossa e la piantò in mezzo al campo. A seguito di questo atto, giudicato "sacrilego" dai tifosi del Fenerbahçe, scoppiarono violenti disordini in tutta Istanbul.

Tornando a noi, l’amico di Ali propina a Souness la stessa storiella, ed incredibilmente quest’ultimo si lascia convincere ad ingaggiarlo nella sua squadra con un contratto mensile. Dia ha il tempo di allenarsi solo una volta con i suoi compagni, che restano quantomeno perplessi. Il pallone sembra essere un elemento piuttosto avulso rapportato a questo ragazzo. L’occasione per mettersi in mostra l’avrebbe data una partitella contro l’Arsenal, tra riserve. Ma quel giorno l’amichevole viene annullata, causa nubifragio ed impraticabilità del campo. Graeme Souness decide allora di portare con sé il ragazzo in panchina per la sfida contro il Leeds. E’ una sorpresa clamorosa, tutti si chiedono chi sia quel tipo con la maglia numero 33. Lo scopriranno presto perché dopo trentadue minuti di gioco Matt “Le God” Le Tissier si fa male e chiede il cambio. Souness non ci pensa nemmeno un momento. Si gira verso la panchina e rischia la carta a sorpresa: “Ali Dia, vai dentro”

Gli spettatori presenti al The Dell quel 23 novembre 1996 non sanno che stanno per assistere ai 53 minuti più assurdi della storia della Premier League. Ali Dia entra in campo e fa capire a tutti che con quella telefonata ha raggirato il povero Souness. Le Tissier, a fine partita, commenterà: “Sembrava il cerbiatto Bambi spaventato che corre sul ghiaccio.”

 

Ali Dia fa vedere a tutti che è tutto tranne che un individuo che possa calcare i campi della Premier League in abiti da calciatore. Sbaglia ogni stop, fa fatica a correre, non ha la benché minima idea di dove debba posizionarsi sul campo. Divorato dalla vergogna e dalla rabbia, Souness lo toglie dopo 53 minuti. Il Southampton perderà 2-0 quella partita, non solo per colpa di Ali Dia. Ma certamente è per lui che tutti si ricordano di quella partita. Il ragazzo viene immediatamente allontanato, il contratto rescisso. Torna sui campi di provincia andando a giocare in una squadra amatoriale, il Gateshead, la squadra della città natale di Paul Gascoigne

"Divenne in breve tempo un argomento tabù con il mister, era consapevole di essere stato messo in ridicolo" chiosò Le Tissier, riferendosi a mister Souness. I tifosi del Southampton, invece, per non scordarsi mai questa meravigliosa storia, gli dedicano un coro: “Ali Dia is a liar, is a liar!”

Per Dia c’è comunque la consolazione di essere entrato a far parte della storia del calcio mondiale e, con soli 53 minuti giocati, anche nella classifica dei 100 peggiori calciatori della storia della Premier League. Un record.

 

Autore: Andrea Longoni

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