Quali sono i numeri di maglia più strani?

Compie oggi gli anni il mitico Ivan Zamorano, passato alla storia per il suo 1+8 ai tempi dell’Inter.

Attaccante di razza non poteva che essere il numero 9 della squadra meneghina, neppure l’acquisto di Ronaldo (quello vero) gli fece cambiare numero, il Fenomeno dovette accontentarsi della 10.

 

L’arrivo di Baggio, però stravolse tutto; l’italiano si prese la 10 e il brasiliano la 9, Ivan, per non abbandonare il suo 9, decise di scendere in campo con il curioso e ormai celeberrimo 1+8.
Zamorano non è stato l’unico caso di giocatore che per i più svariati motivi hanno scelto di giocare con un numero diverso dalle consuetudini sulle spalle, eccone una breve carrellata.

 

I casi più particolari sono i portieri che non vanno in porta con il consueto 1 o 12. Negli anni in cui il calcio era caratterizzato ancora dai numeri dall’1 all’11 ci sono comunque stati casi di numeri strani, ad esempio
nell’Italia da dimenticare del mondiale ’66 i numeri vennero assegnati in ordine alfabetico, per puro caso Albertosi riuscì a tenersi l’1, ma gli altri portieri Roberto Anzolin e Pierluigi Pizzaballa dovettero accontentarsi rispettivamente del 2 e del 18. Sempre per lo stesso motivo al centrocampista Gianfranco Leoncini toccò il numero 12. Altra nazionale ma stesso problema, l’Olanda del mondiale ’74 assegnò i numeri con lo stesso criterio, a parte il 14 di Cruijff, e così Jan Jongbloed finì in porta con l’8 e Ruud Geels in attacco con l’1.

 

Anche l’Argentina - come accennato nell'articolo su Almiron - scelse questo modo di assegnare i numeri per i mondiali del ’78 e ’82, cosicché Fillol finì in porta con il 5. Nell’82 Maradona scambiò il suo 12 con Hernandez che aveva il 10 per poter giocare con il numero che gli compete.

 

Luca Bucci non amava il numero 1, così nei sui anni al Parma ha indossato il 5 e addirittura il 7. Jorge Campos famoso per i suoi completi sgargianti e dotati di abbinamenti a dir poco imbarazzanti in nazionale scendeva in campo con il numero 9, sia con il completo da portiere che con quello da giocatore di movimento. Campos giocava infatti anche attaccante, realizzò ben 35 goal in gare ufficiali.

Rogerio Ceni, il portiere con più goal segnati nella storia del calcio, non poteva mancare in questa lista, non si accontentò della classica 1, lui decise di giocare con la 01, smarcandosi ancora una volta dalla massa.

 

Non sono solo i portiere a scegliere numeri di maglie insoliti, anche i giocatori di movimento a volte si sbizzarriscono nella scelta del numero trovando accostamenti per lo meno curiosi.
Il caso più famoso in Italia, anche perché fu forse il primo, è stato quello di Mohammed Kallon che sia a Reggio Calabria che a Milano decise di segnare con il 2 o il 3 sulle spalle.

 

Altri portieri che hanno deciso di lasciare il consueto 1 lo hanno fatto per altre motivazioni, come ad esempio Marco Fortin (ex Cagliari e Siena) che ha sempre cercato di indossare il 14 vista l’assonanza della pronuncia in inglese (fourteen) con il suo cognome.

Cristiano Lupatelli, invece decise di indossare il 10 nella sua esperienza al Chievo, forse per dimostrare di essere lui il più talentuoso.

 

A volte la scelta del numero avviene per assonanze con il cognome, come nel caso di Fabio Gatti a Perugia che, in perfetto stile sanremese, optò per il 44 (…44 gatti in fila per 6 con il resto di 2…) o il meno conosciuto marocchino Hicham Zerouali che dal 1999 al 2002 giocò in Scozia nell’Aberdeen con il numero 0 che richiamava il suo cognome.
I numeri bizzarri si scelgono anche pescando dal proprio passato, come fece Stefan Jovetic al Manchester City usando il 35 che usava a inizio carriera nel Partizan Belgrado, e anche Alessando Nesta che scelse il 13, il giorno del suo esordio in serie A, il 13/05/1994.


Hakan Sukur nella non fortunata esperienza all’Inter, scelse il 54 che rappresenta la targa della sua città di origine, Sakarya, come Gregoire Defrel al Cesena dove indossava il 92, ossia il numero dell’arrondisment di Boulogne-Billancort dove è nato.
Altri francesi hanno seguito questa motivazione, ad esempio M’baye Niang nel Milan con la maglia 78 (targa di Meulanen-Yvelines dove è nato) e Jérémy Menez con il 94 (targa del dipartimento della Valle della Marna).
Altro motivo per utilizzare numeri diversi sono le proprie passioni, così David Beckham quando passò al Real Madrid nel 2003 e non poté utilizzare il suo classico 7, sulle spalle di Raùl, decise di dirottarsi sul 23 del tanto amato Michael Jordan. Allo stesso modo Riccardo Meggiorini scelse il 69 in onore di Nicky Hayden e Adolfo Bautista nell’anno in cui il Chivas Guadalajara compiva 100 anni decise di abbandonare il suo abituale 7 per onorare la propria squadra con il numero 100 sulle spalle.
A volte le motivazioni di un numero particolare sulle spalle sono molto profonde, come nel caso di Mohamed Salah che alla Fiorentina scelse il numero 74 per commemorare le vittime (proprio 74) della strage avvenuta allo stadio di Port Said durante la partita Al-Masry - Al-Ahly (2012), oppure come Giuseppe Rossi che gioca con il 49 da quando suo padre (classe ’49) è venuto a mancare.

Anche Michael Agazzi, nella sua stagione con il Chievo, decise di omaggiare un amico scomparso con il suo numero, scelse infatti il 25 che fu di Piermario Morosini morto in campo nell’aprile 2012.
Altre volte invece non esistono motivazioni serie e si fa come Massimo Marazzina che quando giocava al Bologna decise di indossare il 41, ossia il suo numero di scarpe.

 

Autore: Tommaso Castoldi

Scrivi commento

Commenti: 0