Che fine ha fatto Mido?

Mido, ai tempi della Roma
Mido, ai tempi della Roma

Il calcio italiano degli anni 2000 verrà ricordato come esterofilo e amante dell'esotico. Specie nei primi anni del nuovo millennio, una folta schiera di calciatori provenienti da paesi esotici si è presentata ai ritiri estivi delle squadre, con una valigia piena di tecnica e corsa, ma scarsamente dotata di conoscenze tattiche.

 

Spesso preceduti dalla loro fama, tali calciatori si scontrano con le difficoltà tattiche e di ambientamento del calcio nostrano e non mantengono le promesse con cui essi erano arrivati.

Uno dei calciatori che ricalca meglio questa descrizione è Abdelamid Hossam Ahmed Hussein. Per i più, semplicemente Mido.

A chi assomiglia Mido?

Soprannominato "Faraone" per le sue origini egiziane, Mido, uno sguardo penetrante, buona dose di egocentrismo che sfocia nella vanagloria e, per ultimo, un carattere poco addomesticabile. Per essere concisi, uno che con i piedi ci sapeva fare ma con la testa no. Uno alla Morfeo, Edmundo, Cassano e Balotelli.

 

L'esordio

Classe 1983, nasce a Il Cairo ed esordisce nel 1999 appena sedicenne nello Zamalek, la squadra più titolata del suo paese.

Tre gol nelle sue prime quattro gare ufficiali in prima squadra e i belgi del Gent lo acquistano immediatamente. Credo che sia una legge non scritta per un calciatore africano passare in un modo o nell’altro nella Jupiler League belga, campionato dal tesseramento facile.

 

L'arrivo in Europa

Per il giovane talento egiziano allontanarsi da casa e dalla famiglia si rivela un trauma, si ritrova in un mondo completamente diverso e soffre di nostalgia. Vuole tornare in Egitto. Le forti insistenze del padre convincono il teenager Abdelamid a tenere duro e iniziare a diventare un uomo.

Stringe i denti e alla sua prima stagione in Europa riesce a realizzare 11 gol in 23 partite e si guadagna la palma di giocatore africano dell’anno 2002, attirando su di sé l’attenzione dell’Ajax che gli offre un contratto quinquennale.

 

Mido e Ibrahimovic: grande coppia al tempo dell'Ajax
Mido e Ibrahimovic: grande coppia al tempo dell'Ajax

L'Ajax
Con i lancieri olandesi sono subito scintille in campo, segnando 12 volte nella prima stagione su 24 presenze totali e primo titolo olandese in bacheca. Divide l’attacco con Zlatan Ibrahimovic, prelevato la stessa estate dal Malmoe. Un inizio con il botto, una carriera pronta a decollare se non fosse per le prime intemperanze.
Già dall’anno seguente esce allo scoperto il carattere bizzoso del giocatore egiziano che contribuirà a far parlare di sè oltre il lato sportivo. Infatti, oltre che essere l’uomo di punta della squadra di Ronald Koeman, è una presenza fissa nei locali notturni della città olandese.

Mido beve e non fa vita da professionista.

Ma anche i bacchettoni dell’Ajax, da sempre molto rigidi sul rispetto delle regole dei giocatori, non osano lamentarsi troppo di un giocatore che segna un gol ogni due partite. Saranno infatti 21 le reti totali in 40 presenze nei due anni olandesi.

Con Ibra, Mido forma una coppia d’attacco stellare, anche fuori dal campo, come scrive il loro ex compagno Andy van der Meyde nella sua autobiografia in cui racconta le loro uscite notturne che spesso terminavano con gare di auto clandestine sull’anello autostradale di Amsterdam. Qualche anno dopo Zlatan dichiarerà “Mido è come me, ma peggio”.

 

I problemi e la fine dell'esperienza olandese

Inizia purtroppo anche a comportarsi male in campo, si fa espellere per comportamenti violenti, litiga con l’allenatore e dà segni d'indolenza. La goccia che fa traboccare il vaso è proprio una nota discussione con i compagni in spogliatoio dopo una sconfitta contro il PSV, con Ibrahimovic nei panni inediti di difensore del gruppo. Mido non ci sta, accusa tutti di essere dei perdenti e in preda alla follia lancia una forbice verso l’attaccante svedese che lo manca di poco e si conficca nel muro alle sue spalle.
L’Ajax non ne può più. Cede Mido in prestito al Celta Vigo per pochi mesi, in cui il giocatore continua comunque a mantenere una media gol impressionante, otto presenze e quattro gol.

 

Marsiglia: la prima occasione

Nel frattempo a Roma Capello chiede rinforzi per la stagione ‘03/’04, vuole Zlatan Ibrahimovic. Niente da fare. Sensi cerca di ripiegare su Mido, ma nemmeno con troppa convinzione, spaventato dai 15 milioni che chiede l'Ajax. Il Marsiglia mette sul tavolo 12 milioni cash e se lo aggiudica. Diventa il trasferimento più caro in assoluto per un egiziano .

La stagione in Francia va al di sotto delle attese, Mido vuole lasciare già a marzo e chiude il campionato con 6 reti in 22 partite.

 

Roma: la grande occasione
La strada di Mido si incrocia di nuovo con quella di Ibrahimovic nel 2004, ma questa volta da avversari. Nella stessa sessione di calciomercato, infatti, lo svedese approda alla Juventus, dopo essere stato per lungo tempo un obiettivo della Roma, che per tutta risposta va con ritrovata convinzione, rispetto all’anno precedente, proprio su Mido.

“Ibrahimovic è bravo, ma io segno di più”, sono queste le drammatiche dichiarazioni dell’attaccante egiziano al suo approdo nella capitale. In realtà, osservando le statistiche dei due giocatori nell’Ajax aveva anche ragione, ma Ibrahimovic inizierà la sua ascesa con la maglia bianconera, mentre Mido in giallorosso getterà le basi per il suo crollo verticale. Saranno otto le presenze in campionato fino a gennaio senza nessuna marcatura, senza mai incidere o lasciare il segno.

 

A parziale discolpa di Mido va comunque detto che quella stagione fu l'annus horribilis della Roma: la fuga di Capello, Emerson e Zebina alla Juventus, l’avvicendamento degli allenatori Prandelli, Voeller, per finire con Del Neri, non hanno certo aiutato il giocatore ad ambientarsi in giallorosso.

 

Mido in Premier League

A gennaio passa in prestito al Tottenham terminato il quale fece ritorno alla Roma e il nuovo allenatore del club capitolino Spalletti lo impiega nel corso della Supercoppa Italiana 2006, facendolo entrare in campo nel secondo tempo della partita, persa per 4-3 contro l’Inter. Leggenda vuole che proprio dopo questa partita il buon Mido al rientro da Milano si sia perso all’aeroporto di Fiumicino dopo essere sbarcato dall’aereo. Nessun dirigente o giocatore si accorse della sua assenza, il pullman partì senza di lui, per fare poi dietrofront ed andare a riprenderlo parecchio tempo dopo. A questo punto, Roma e Tottenham trovarono un accordo per il trasferimento in prestito dell'egiziano agli Spurs.


Tra i bagordi di Londra Mido si esalta e torna in doppia cifra, tanto da convincere gli Spurs ad ingaggiarlo a titolo definitivo. E’ la fine. Guadagnata la conferma nel club londinese Mido torna a concentrarsi più sui piaceri notturni che sulla carriera. In Nazionale viene escluso nel 2006 per sei mesi dopo un litigio con il c.t. Hassan Sheata colpevole di averlo sostituito durante la semifinale di Coppa d’Africa contro il Senegal. Competizione poi vinta dagli egiziani.


Ben presto però anche la squadra londinese si accorge del pacco spedito dai capitolini: le presenze diminuiscono, le bizze e stravaganze del giocatore africano aumentano fino alla cessione al Middlesbrough. In Premier League tra squalifiche, litigi e capricci ci resta quattro anni. Dopo il Tottenham e Middlesbrough, seguono Wigan e West Ham. E intanto appare lento, sembra sovrappeso.

Un blog lo accusa via Twitter di essere un affezionato della catena di fast food KFC e per tutta risposta l’egiziano è intervenuto rispondendo al tweet con un tocco di classe dei suoi “Amico mio, il mucchio di soldi che ho fatto con il calcio in questi anni è abbastanza per sc***re tua madre per 20 anni”.

 

Ajax e Zamalek: gli eterni ritorni
Nel 2010 da svincolato, torna all’Ajax. Resta pochi mesi in Olanda prima di rescindere l’ennesimo contratto in anticipo. Decide cosi di riprovarci in patria, allo Zamalek. Questa volta firma per tre anni ma il club non lo registra in tempo per il campionato. Stop forzato, per lui solo tre gare. Poi la strage di Port Said blocca il calcio in Egitto per una stagione intera.

 

Ultima chiamata dall'Inghilterra
Con stupore arriva una chiamata dall’Inghilterra dal Barnsley, squadra di Championship (seconda serie inglese). Risponde presente e ripete il solito copione. Il 31 gennaio 2013 saluta gli inglesi, rescissione consensuale.

 

Il ritiro
Il suo nuovo procuratore Stéphane Tielemans cerca di spingere il suo assistito verso grandi club affermando la sua volontà di voler tornare ad alti livelli. Alla fine Mido cede e decide di utilizzare twitter per comunicare il suo ritiro a 29 anni.

 

Mido allenatore, tratto da Voglia di Roma
Mido allenatore, tratto da Voglia di Roma

Che cosa fa ora Mido?
All'età di 30 anni - record in Egitto - a gennaio 2014 è diventato allenatore del club che l’ha lanciato, lo Zamalek. Vince la Coppa d'Egitto nel luglio di quell'anno, dopodiché viene esonerato e incaricato della direzione tecnica del settore giovanile.

A luglio 2015 diventa allenatore dell'Ismaily, ma dopo una lite con il capitano della squadra viene esonerato e tornerà per pochi mesi allo Zamalek.

 

Nonostante gli zoppichii dovuti alle solite intemperanze caratteriali, Mido diventa direttore tecnico della squadra belga Lierse e della società calcistica egiziana controllata Wadi Degla, di cui è persino allenatore da novembre 2016.

 

Conclusioni
Facendo un paragone cinematografico, Mido ricorda Begbie, personaggio del film Trainspotting, un sociopatico violento e alcolizzato che non esita a malmenare i suoi stessi amici alla minima frase o azione sbagliata.

Perché c’è qualcosa di insano, e al tempo stesso di romantico, in un attaccante da 190 cm per 80 kg che nei primi anni di carriera manteneva la media di un gol ogni due partite in giro per l’Europa e d’un tratto si è bloccato. Per poi ritirarsi a soli 29 anni. Misteri della fede.

 

Autore: Andrea Longoni

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