Uno stadio sull'equatore esiste per davvero?

Zerao: lo stadio sull'Equatore
Zerao: lo stadio sull'Equatore

Preparate valigie e passaporti, si vola in Brasile per un viaggio verso uno stadio molto singolare e significativo.

Siamo sulle sponde del Rio delle Amazzoni, a Macapà, capitale del penultimo Stato del nordest del Brasile, Amapà, e lo sguardo si perde oltre l’Amazzonia, in quel verde inestricabile e imperscrutabile della foresta pluviale.

 

Gli abitanti del luogo chiamano l’impianto con vari nomignoli: stadio dei due emisferi, stadio del centro del mondo, ma per tutti è lo Zerao, il Grande Zero.

Questo perché la posizione della città di Macapà è pari a  0° 0' 0'' di latitudine e, se questo non bastasse, la linea immaginaria dell’Equatore prende all'interno dello stadio la colorazione bianca del gesso della linea della metà campo.

La storia di questo impianto è molto travagliata. Costruito verso la fine degli anni '80, è stato inaugurato il 17 ottobre del 1990, con una partita tra uno dei dodici team locali professionistici, il Trem Desportivo Clube e l'Independiente, vinta da questi ultimi con il risultato di 1 a 0. Sono molte le personalità presenti alla gara inaugurale, aperta da una imponente sfilata dell'esercito: il Presidente brasiliano dell'epoca Collòr, il sindaco della città e con la squadra di casa c'era Zico, che oltre ad essere ancora un calciatore professionista era il Segretario Nazionale dello Sport verdeoro. 

Al lancio della monetina l’arbitro sembra aver domandato ai capitani delle squadre: “Palla o emisfero?”.

 

La capienza massima è di 5mila spettatori, anche se gli organizzatori giurano che quel giorno ce n’erano più di 10mila.

 

Inizialmente dedicato ad Ayrton Senna per decisione inderogabile dello Stato, il nome viene cambiato e dedicato a Milton de Souza Corrêa (ironia della sorte, anch'egli deceduto in seguito a un incidente stradale), un'istituzione locale in fatto di sport.

Vista dello stadio Milton Corrêa da skyscrapercity.com
Vista dello stadio Milton Corrêa da skyscrapercity.com

 

Al momento dell’inaugurazione, lo stadio era formato solo da una tribuna centrale priva di copertura, il campo era circondato dalla pista di atletica e fino all'inizio del secondo millennio non aveva illuminazione. Dopodiché, la ditta che faceva i lavori si fermò di colpo. I soldi erano finiti. Le promesse della costruzione delle tribune del lato corto non sono mai state onorate. E’ uno stadio moncoincompleto. Più che uno stadio somiglia a una reliquia che gli abitanti di Macapà custodiscono con devozione.

 

Ha ospitato sempre meno incontri delle squadre locali, fino ad arrivare al completo abbandono nel 2007 quando, lasciato incustodito e in balia di uragani e straripamenti del Rio delle Amazzoni, ha rischiato la demolizione. Fortunatamente, soprattutto grazie ai fondi arrivati dalla FIFA per l'organizzazione della Coppa del Mondo del 2014, lo Stato di Amapà ha deciso di ristrutturare lo Zerao e di renderlo di nuovo agibile.

Al termine dei lavori c'è stata finalmente la riapertura al pubblico dell'impianto, con un match di beneficenza in cui ha giocato la selezione Under 20 verdeoro. Questa volta nessun grande nome in quella squadra, ma solo ragazzi di belle speranze e in cerca di un futuro luminoso nel mondo del calcio che batte per 5 a 1 la selezione locale in un clima di festa e felicità. Quattro giorni dopo è la volta della prima partita ufficiale tra Santos de Amapà e Princesa do Solimões valida per la Copa Verde 2014.

 

Ora la struttura può ospitare anche ufficialmente 10mila persone, ha un impianto luci moderno, il manto erboso è circondato da una nuova pista di atletica e la tribuna principale risplende con i suoi seggiolini gialli verdi e blu disposti come nella bandiera Amapaense. 

Tutto finalmente ritorna alla normalità ai confini dell'Amazzonia, sempre se vedere letteralmente scorrere un pallone da un lato all'altro del globo con tale naturalezza possa essere normale.

 

Se volessimo dare una lettura antropologica, quasi filosofica, lo stadio Zerao, da semplice luogo di gioco, si trasforma in una metafora del mondo: come una linea divide il nord e il sud del campo, così una linea ben più pesante divide il nord e il sud del globo, l’emisfero australe da quello boreale, l’America dal Sud America, la ricchezza dalla povertà. Dove, per un capriccio della latitudine, per un paradosso ai limiti dell’assurdo, la parte più ricca di natura, risorse, è quella meno sviluppata dell’emisfero. Come se il continente fosse capovolto, messo a testa in giù.

 

Lo Zerao racchiude in sé tutta l’essenza di questo Stato e della sua capitale. Forse del Brasile intero. Il suffisso accrescitivo “-ao” che in italiano equivarrebbe a dire “-one” ben si sposa con il niente. Forse, solo in questa città, che sorge nel nulla e che si nasconde ai dépliant patinati delle mete turistiche brasiliane più gettonate, poteva essere costruito uno stadio come questo. Un grande stadio. Uno stadio “zero”.

 

Autore: Andrea Longoni

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Commenti: 14
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