Che cos'è il fuorigioco?

Assistente di linea che segnala una posizione di fuorigioco
Assistente di linea che segnala una posizione di fuorigioco

La tradizione calcistica italiana identifica nella domenica pomeriggio il momento migliore per esprimere la sacra passione del tifo. La liberalizzazione dei diritti televisivi avvenuta nel 1993 ha modificato questo trend, sparpagliando le dieci partite settimanali della Serie A e le undici della Serie B in orari alquanto variegati.
Dai primi anni 2000, il weekend calcistico italiano inizia il venerdì sera, prosegue con l’abbuffata del sabato pomeriggio e si conclude la domenica intorno alle 23, lasciando comunque ai più conservatori la gioia di gustarsi alcune partite – sebbene non sempre quelle della propria squadra beniamina – la domenica alle ore 15.


Nonostante ciò, le polemiche dovute al mancato ottenimento dei risultati sperati e le recriminazioni sugli atteggiamenti arbitrali rimangono, propagandosi persino per più giorni rispetto al passato. Un tempo la baraonda calcistica era limitata alla “Domenica Sportiva” ed alle trasmissioni calcistiche delle emittenti regionali della domenica e la polemica si trascinava fino al lunedì con il processo di Biscardi. Al giorno d’oggi, il subbuglio generato da Serie A e B non ha interruzioni tra il venerdì ed il martedì sera.

Tra le principali fonti di recriminazione, dominano l’assegnazione dei calci di rigore e l’applicazione della regola del fuorigioco.  Mentre il rigore è facilmente spiegabile come “fallo commesso da un calciatore difendente ai danni di un avversario, entro i confini dell’area di rigore del difendente”, il fuorigioco richiede un approfondimento maggiore.a

Moneta britannica coniata in occasione dei giochi Olimpici di Londra, che mostra una situazione di fuorigioco
Moneta britannica coniata in occasione dei giochi Olimpici di Londra, che mostra una situazione di fuorigioco

Che cos’è il “fuorigioco”?
Prima di tutto e per coloro che (ancora) non amano il calcio, questa regola riguarda il posizionamento di un calciatore rispetto agli avversari e si applica quando la sua squadra detiene il possesso del pallone.
La posizione di fuorigioco viene segnalata dall’assistente di linea (o guardalinee) e più precisamente dall’assistente che si trova nella stessa metà campo dove si è verificato l’evento irregolare. La segnalazione avviene alzando la bandierina di cui ciascun guardalinee è munito, mentre la convalida o smentita di tale infrazione è a carico dall’arbitro.

 

Prima edizione delle regole dell'IFAB, datata 1863. Foto tratta da Wikipedia
Prima edizione delle regole dell'IFAB, datata 1863. Foto tratta da Wikipedia

Le origini del fuorigioco

La prima definizione della regola del fuorigioco è datata 1859 e riportata nelle “Sheffield Rules”, ovvero la prima bozza di regolamento calcistico ideato da Nathaniel Creswick e William Prest e definito per normare le partite della regione inglese di Sheffield e delle Midlands.

L’offside – termine inglese che indica il fuorigioco nelle competizioni internazionali – è stato per la prima volta disciplinato nel “Regolamento del gioco del calcio” di Football Association Board (IFAB) l’8 dicembre 1863. Originariamente elencato come regola 6 di tale codice, il suo testo affermava:


“Quando un giocatore ha calciato il pallone, ogni giocatore della sua squadra che si trovi più vicino di lui alla porta avversaria è fuori gioco e non può né toccare la palla né impedire agli avversari di toccarla fino a quando uno di essi non lo abbia fatto: nessun giocatore è in fuorigioco se la palla viene calciata da un punto posto dietro la linea di porta”.

 

L’applicazione di tale regola indicava che il calcio del tempo non prevedeva la finalizzazione delle azioni calcistiche tramite il lancio lungo, incoraggiando i calciatori ad ingaggiare dei duelli rusticani, che portassero i più bravi tra essi a dribblare (ovvero “schivare e superare l’avversario, mantenendo il possesso del pallone”, dal dizionario Sabatini Coletti) gli avversari, prima di concludere a rete.

 

Al tempo, il passaggio rivolto verso la porta avversaria non era concesso e solo la riforma del 1866 permetterà di eseguire il passaggio del pallone “in avanti”, rendendo il calcio un gioco “da passaggio” – passing game – piuttosto che un gioco “da dribbling” e sancendo la netta separazione dal rugby, gioco considerato come cugino del calcio fino a pochi anni prima.

 

Nello stesso anno la regola del fuorigioco subì un’evidente modifica, adattandosi all’interpretazione del calcio dei college inglesi, in cui un calciatore poteva passare il pallone in avanti, a patto che tra il compagno di squadra destinatario del passaggio e la porta avversaria fossero interposti almeno 3 avversari (precedentemente erano 4).

Nel 1907 si ritenne necessario correggere la regola, applicandola solo nella metà campo avversaria.

Nel 1924 l’IFAB depenalizzò il fuorigioco passivo, non ritenendo più in posizione irregolare il giocatore che non interferisse né con il gioco né con un qualsiasi avversario.

Nel 1926 si ridusse da 3 a 2 il numero dei giocatori interposti tra calciatore destinatario del passaggio del compagno di squadra e la porta avversaria.

 

La regola del fuorigioco ed gli elementi da tenere in conto per decretarlo
La regola del fuorigioco ed gli elementi da tenere in conto per decretarlo

Il fuorigioco oggi
Dal 1926 a fine secolo i cambiamenti alla regola sono stati minimali, eccetto un’importante modifica del 1990, per cui un attaccante perfettamente in linea con il penultimo difendente avversario non fosse più in posizione irregolare, bensì in posizione regolare.

La riunione annuale di IFAB del marzo 2013 ha sancito un ulteriore cambiamento, a riguardo della posizione relativa dell’attaccante, rispetto alla difesa. Per essere considerato in fuorigioco, l’attaccante non dovrà essere soltanto al di là dell’ultimo difendente, ma anche “ostruirgli chiaramente la linea di visione o contendergli il pallone”.
Viene inoltre considerato fuorigioco il posizionamento dell’attaccante che trae vantaggio dalla sua posizione al di là del penultimo difendente giocando un pallone che “rimbalza o è deviato” da palo, traversa o da un avversario. Viene inoltre considerato vantaggio per un attaccante la situazione di tocco di un pallone deviato da una parata o un salvataggio intenzionale. In tutti gli altri casi, qualora l’attaccante in posizione potenzialmente irregolare ricevesse il pallone da un avversario “che gioca deliberatamente il pallone” non si considera vantaggio per l’attaccante, che quindi è in posizione regolare.
L’ultima modifica al fuorigioco è datata 2015 e prevede che l’attaccante – applicando le regole definite nel 2013 – sia in posizione di fuorigioco nel momento in cui tenti di dirigersi verso il pallone.

 

La regola e la sua applicazione

Il regolamento presente sul sito AIA-FIGC afferma che:

  1. Essere in posizione di fuorigioco non è di per sé un’infrazione.
  2. Un calciatore si trova in posizione di fuorigioco se:
    1. Una qualsiasi parte della testa, del corpo o dei piedi è nella metà avversaria del terreno di gioco (esclusa la linea mediana) e
    2. Una qualsiasi parte della testa, del corpo o dei piedi è più vicina alla linea di porta avversaria rispetto sia al pallone, sia al penultimo avversario. Le mani e le braccia di tutti i calciatori, compresi i portieri, non sono da considerare.
  3. Un calciatore non si trova in posizione di fuorigioco se si trova in linea con:
    1. Il penultimo avversario oppure
    2. Gli ultimi due avversari.

Un calciatore è in posizione di fuorigioco nel momento in cui il pallone viene giocato o toccato da un suo compagno. Il calciatore deve essere punito soltanto se viene coinvolto nel gioco attivo:

  1. interferendo con il gioco, giocando o toccando il pallone passato o toccato da un compagno oppure
  2. interferendo con un avversario:
    1. impedendogli di giocare o di essere in grado di giocare il pallone, ostruendogli chiaramente la linea di visione, o
    2. contendendogli il pallone, o
    3. tentando chiaramente di giocare il pallone che gli  è vicino quando questa azione impatta sull’avversario, o
    4. facendo un’evidente azione che chiaramente impatta sulla capacità dell’avversario di giocare il pallone oppure
  3. traendo vantaggio (da tale posizione) interferendo con un avversario o giocando  il pallone quando:
    1. è rimbalzato o è stato deviato dal palo o dalla traversa o da un avversario
    2. è stato effettuato intenzionalmente un “salvataggio” da un avversario.
Raffigurazione di una posizione di fuorigioco
Raffigurazione di una posizione di fuorigioco

Conclusioni

Il fuorigioco è una regola complessa e connaturata nel mondo del calcio, sin dalle sue origini. L’evoluzione delle norme che regolamentano una partita di calcio non può prescindere dall’evoluzione dalla norma del fuorigioco, in quanto tale direttiva è la linea guida principale per il posizionamento dei 22 calciatori che danno vita ad una partita di pallone.

Il principale effetto dell’applicazione di tale regola è la definizione della zona di gioco regolare dei calciatori, delimitata dalle linee delle difese delle due squadre e come lati lunghi dalle linee laterali del campo di gioco.

 

L’importanza della regola del fuorigioco è acuita dal fatto che senza di essa i calciatori non avrebbero alcun vincolo rispetto al loro posizionamento sul campo di gioco, invogliando uno o più attaccanti a stazionare nei pressi del portiere avversario ed attendendo – magari anche per tutta la partita – il pallone migliore per realizzare un gol.

 

Gran parte della teoria tattica sviluppatasi tra la fine del diciannovesimo secolo e la fine degli anni 20’ del ventesimo secolo è indissolubilmente vincolata all’evoluzione della regola del fuorigioco. Gli schieramenti rudiementali risalenti alla seconda metà del diciannovesimo secolo erano assimilabili a uno schema a piramide (2-3-5), totalmente incomprensibili nel calcio moderno.

I cambiamenti applicati dal 1990 hanno invece favorito il gioco offensivo, favorendo l’approccio degli attacchi “sul filo del fuorigioco” e i passaggi rapidi, mirati a liberare gli attaccanti in modo da liberarli in una posizione favorevole rispetto al portiere avversario.

 

Autore: Gianmaria Borgonovo

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Commenti: 1
  • #1

    Luca (venerdì, 09 dicembre 2016 17:14)

    Chiaro, lo condivido