Perché nel calcio si parla di "tifo"?

Milano, Stadio Meazza, 24 settembre 2014. Curva sud milanista, durante Milan - Juventus (0-1)
Milano, Stadio Meazza, 24 settembre 2014. Curva sud milanista, durante Milan - Juventus (0-1)

Fin dalla mia infanzia ho seguito le vicende sportive delle squadre della Serie A. Ricordo la mia curiosità nel vedere sul giornale la foto un calciatore autore di una "doppietta decisiva", fino a rivedere quello stesso giocatore disputare partite di calcio insieme ai propri compagni ed iniziare a seguire la mia squadra del cuore, e non solo.

La mia curiosità puerile si è poi trasformata in un autentico interesse, diventato con il trascorrere del tempo e l'alto numero di match visti un impegno a trattare di calcio nel blog che state leggendo.

Gli anni '90, sono quelli in cui ho iniziato a seguire il calcio e sono coincisi con il momento in cui tale sport stava avviando a divenire un'industria potentissima per l'Italia e per l'Europa.

Erano gli anni della Juventus che vinceva la sua - per ora - ultima Champions' League ed in cui realtà come Milan e Parma riempivano le loro bacheche con trofei sempre più scintillanti. Anni in cui io ragazzino mi innamoravo del calcio, fino a divenirne tifoso.

Ma perché si dice "tifo" per descrivere la passione nei confronti del calcio? Perché i supporter delle squadre e dei campioni sono chiamati "tifosi"?

Tratto da rispostafacile.it
Tratto da rispostafacile.it

Per chi non segue abitualmente lo sport, questa domanda non è di risposta immediata, poiché ad essi non è nota la passione dei follower del calcio verso questo sport. Stesso discorso si applica a coloro che non hanno mai assistito ad una partita di calcio dal vivo, in uno stadio gremito di gente.

 

Per spiegarvi il significato della parola tifo e soprattutto perché viene utilizzata negli sport, mi sono avvalso dell'Enciclopedia Treccani, che definisce il tifo dal punto di vista medico, come: una malattia infettiva acuta a sintomi generali e locali provocata da un germe che le è specifico [...]

Ho inoltre consultato il Dizionario di Corriere.it, in cui il tifo è descritto come: malattia infettiva, contagiosa ed epidemica, che [...] provoca uno stato febbrile continuo [...] e ne sfrutta l'effetto endemico, catalogandolo come: entusiasmo appassionato, spesso fino al fanatismo, per una squadra sportiva, per un campione o anche per un personaggio pubblico.

 

In entrambe le accezioni il tifo viene considerato un fenomeno contagioso, che scaturisce da un'infiammazione dovuta ad un batterio (nel caso medico) o a una passione incontrollata (nel caso sportivo), che colpisce una folla di persone in un ambiente circoscritto.

E' proprio vero: il tifo sportivo deriva proprio dalla contagiosa malattia intestinale!

 

Tifosi della Juventus in Juventus-Fiorentina del 9 marzo 2014
Tifosi della Juventus in Juventus-Fiorentina del 9 marzo 2014

Il tifo sportivo deriva quindi dall'accezione sportiva della malattia, poiché similmente ad essa il tifo si propaga tra persone che condividono una passione e che rendono partecipo un gruppo di altri appassionati.

Benché nell'ambito ludico e sportivo il tifo non possa, né tantomeno debba essere considerato malattia, la conseguenza sociale ad esso collegata è l'affezione da parte dei tifosi nei confronti di una squadra, che coinvolge una cerchia di persone, anche molto eterogenea. La folta schiera dei tifosi che sostengono una squadra è la ragione per cui il calcio riesce ad attrarre così tanti capitali negli ultimi anni ed essere un'industria tanto florida in un periodo di profondo cambiamento per l'economia mondiale.


E' quindi il tifo la vera colonna portante del calcio: maggiore "contagio" porta a passione più grande ed affari sempre più monetariamente soddisfacenti! Perché anche essi nel calcio ormai sono importanti.

 

Autore: Gianmaria Borgonovo

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