Italia - Germania: possiamo vincere, ecco perché

Ci sono partite di calcio che entrano nella storia, per la sfide di grandi calciatori, per i gol bellissimi realizzati oppure per la valenza culturale e sociale che il match può offrire.

Se si pensa alle nazionali, la partita a cui ci si ricollega più ricorrentemente tra tutte è Italia - Germania, scontro epico tra le due nazionali europee che hanno vinto più titoli continentali e mondiali.

Una rivalità calcistica che in partite ufficiali nasce nel 1962, con uno 0-0 durante lo sfortunato mondiale del Cile, dove entrambe le squadre otterranno risultati nettamente inferiori al loro blasone.

Le ostilità tra le due nazionali continuarono nel 1970, quando il 17 giugno a Città del Messico Italia e Germania disputarono il match calcistico considerato dalla FIFA come la miglior "dimostrazione di caparbietà e resistenza della storia del calcio mondiale".

In quella partita - finita 4-3 e con 5 gol realizzati nei tempi supplementari - le squadre dimostrarono per la prima volta al mondo che lo scontro tra Italia e Germania sarebbe stato il più bello di tutti i tempi, per merito della magnifica forza tedesca e della tenacia inesauribile degli italiani. Non a caso questo match è tuttora considerato la partita del secolo ('900).

 

Ulteriore rivincita si verificò al mondiale in Argentina nel 1978 (0-0), giocato con la formula del doppio girone eliminatorio. Dai primi quattro gironi emersero le 8 squadre che avrebbero poi partecipato al successivi due gironi e le cui vincenti avrebbero giocato la finale per i primi due posti, mentre le seconde lo spareggio per il terzo e quarto posto. L'Italia sarebbe stata sconfitta nella finale per il terzo e quarto posto dal Brasile (post-Pelé), mentre la Germania avrebbe ottenuto la qualificazione al secondo girone.

Nel 1982 il Mundialito di Spagna 1982 segnò una tappa fondamentale per interpretare la sfida tra italiani e tedeschi. Il 3-1 in finale a Madrid firmato da Paolo Rossi, Tardelli (nella foto), Altobelli e Breitner è tuttora la una delle vicende calcistiche più sentite ed amate dagli appassionati italiani.

Il bellissimo gol di Tardelli - un sinistro all'angolino alla sinistra del portiere Schumacher - è identificabile come primo emblema del successo della nazionale italiana su quella tedesca, tanto da essere ancora oggi ricordata come una delle scene televisive più significative dell'intero '900 italiano.

 

Nei campionati europei di Germania 1988 e Inghilterra 1996 due pareggi per 1-1 e 0-0 non diedero grande lustro alle due squadre, nonostante poi la semifinale (1988) e la vittoria finale (1996) conseguite dalla Germania. Nel mezzo pure un titolo mondiale (1990) per i tedeschi, fortunati a non incontrare l'Italia, paese ospitante di quella competizione.

 

Fino a metà anni 2000' tra Italia e Germania non ci furono più sfide, a parte un'amichevole a Stoccarda (nel 2003) vinta per 1-0 dagli azzurri, con gol di Christian Vieri.

Nell'estate 2006 il Mondiale di calcio si sarebbe giocato in Germania, in casa degli ormai rivali storici dell'Italia. Mondiale iniziato bene nei gironi eliminatori per le due compagini, viste le 3 vittorie dei tedeschi  (contro Costa Rica nella partita di apertura della competizione, Polonia ed Ecuador) e le due vittorie (Ghana e Repubblica Ceca) e un pareggio (Stati Uniti, con espulsione di Daniele De Rossi) per gli azzurri.

Altrettanto bene procedono ottavi e quarti, con la Germania vincente su Svezia e Argentina (ai rigori) e l'Italia su Australia e Ucraina.

La semifinale per un ormai consueto volere del destino vedrà fronteggiarsi le due storiche rivali, che il 4 luglio del 2016 si affronteranno in una storica semifinale mondiale, a Dortmund. Da una parte Klose, Lahm, Schweinsteiger e Ballack, dall'altra Pirlo, Toni, Buffon e Cannavaro, ma nessuno di questi sarà decisivo per fissare il punteggio finale sul 2-0.

Fabio Grosso e Alessandro Del Piero (video a seguire) regaleranno nel secondo tempo supplementare all'Italia una finale mondiale, che mancava dal 1994. Partita gagliarda, combattuta con caparbietà dale due formazioni, che grazie alle superlative difese schierate da Lippi e Klinsmann riusciranno a mantenere le reti inviolate per tutto il tempo regolamentare.

Le prodezze individuali di Grosso e Del Piero saranno però superiori ad ogni resistenza da parte dei tedeschi e l'urlo liberatorio dell'allora carneade Grosso diventerà il secondo emblema della vittoria della nazionale azzurra su quella teutonica.

Mondiale tedesco vinto dagli italiani e pausa di 6 anni prima di incontrarsi - a malincuore per i tedeschi - nel Campionato Europeo di Polonia e Ucraina del 2012, ancora una volta per la semifinale di Varsavia.

Dopo un inizio ben disputato dalla Germania e giocato "così-così" dall'Italia nel suo girone iniziale (comprendente Spagna, Croazia e Irlanda), le due compagini si incontrarono nella semifinale, dopo aver superato ai quarti rispettivamente Grecia e Inghilterra.

Azzurri fino a quel momento poco convincenti, mentre tedeschi autentici panzer. Solo un centravanti in grande condizione atletica avrebbe potuto vincere quella semifinale.

Fu così nella calda sera del 28 giugno 2012, Mario Balotelli mise a segno una doppietta meravigliosa, che appassionò i tifosi italiani, grazie soprattutto al suo gesto stile "Hulk", diventato poi tormentone dell'estate sui social network e da quel momento impresso nella memoria degli italiani come terzo emblema delle vittorie calcistiche italiane ai danni dei tedeschi.

 

Tra Italia e Germania non è mai comunque corso buon sangue, ma come tra il 2006 ed il 2016 direi mai.

Le vittorie italiane a Dortmund e Varsavia hanno lasciato il segno nella nazionale tedesca, che nel frattempo ha allevato un gruppo di campioni, come Schweinsteiger, Neuer, Lahm, Muller, PodolskiBoateng e Ozil (tanto per citarne alcuni), che proprio dal 2006 hanno reso la vita difficile a tutte le nazionali con cui si sono scontrati.

 

La convinzione di questi giocatori si è trasferita anche nel loro club per la maggior parte di questi anni (il Bayern Monaco) ed ha fortificato una nazionale diventata negli ultimi quindici anni fucina di trofei.

Basti pensare che dal 2000 nelle competizioni ufficiali a cui ha partecipato, la Germania ha finora ottenuto 4 podi (con una vittoria) nei Campionati Mondiali, un secondo posto ai Campionati Europei e un terzo posto in una Confederations Cup, mantenendo più o meno lo stesso nucleo di calciatori, alquanto vincente. Quando però la sfida era tra contro l'Italia, l'eliminazione è stata sempre garantita.

Ed oggi, a poche ore dall'inizio del grande match gli italiani, rappresentati in conferenza stampa da Mattia de Sciglio, hanno dimostrato la convizione di "poter ripetere la stessa partita giocata contro la Spagna". Ciò potrebbe regalare speranze ai tifosi azzurri.

Da parte dei tedeschi sono invece stati invece proferiti proclami da battaglia.

Lo scrittore tedesco Theodor Fontane era solito dire in merito ai propri connazionali: "il tedesco mente, quando è cortese". Bene, da parte di Joachim Loew e da alcuni importanti calciatori tedeschi non sono ancora arrivate parole di elogio verso l'Italia e ciò fa pensare ad una sfida molto maschia tra le due nazionali, che di certo in campo non risparmieranno nemmeno un metro di corsa per recuperare un pallone.

 

A dispetto del 2006 e del 2012, i tedeschi sembrano temere meno la nazionale italiana, complice la rotonda vittoria di fine marzo 2016 (4-1) ottenuta a Monaco di Baviera.

Italiani e tedeschi si sfidarono con formazioni diverse rispetto a quelle odierne: la prima con Montolivo e Thiago Motta a centrocampo (due che certamente della velocità non fanno un'arma), l'altra con Reus, la cui assenza si è finora sentita in Francia in termini di raccordo tra centrocampo e attacco.

 

Dopo aver dipinto questo scenario piuttosto complesso per l'Italia, sorge spontaneo chiedersi: perché l'Italia può sconfiggere la Germania?

Le nostre armi - senza considerare il possibile vantaggio psicologico di non essere mai stati battuti in competizioni ufficiali dai tedeschi - sono quatro:

  1. La compattezza del gruppo: generalmente elemento a favore dei tedeschi, ma in queste ultime settimane diventato prerogativa della squadra azzurra. Da Bonucci a Giaccherini, passando per Eder e Chiellini, la forza dell'Italia si è dimostrata nella volontà di inseguire ogni singolo pallone, aiutando spesso e volentieri i compagni di squadra in difficoltà, davanti ad avversari talvolta più forti fisicamente.
  2. La duttiilità degli schemi proposti da Antonio Conte: la carenza di registi (di gente come Modric, per intendersi) è stata sfruttata dal mister come fonte per il successo per realizzare un team guidato a centrocampo dall'esperienza di Daniele de Rossi, affincato da uomini come Parolo e Giaccherini, che rispettivamente per fisico e velocità hanno offerto un'ottima fonte di gioco e di interdizione nella zona nevralgica del campo. La capacità di inserirsi tra le linee avversarie da parte di entrambi è motivo di preoccupazione per tutte le difese avversarie. Sturaro e Florenzi sono pronti a subentrare, considerate le assenze di Thiago Motta per squalifica e del sopracitato de Rossi, frenato da un infortunio.
  3. L'abbondanza sulle fasce: Conte sin dai tempi di Siena predilige il gioco sulle fasce. Alla Juventus aveva iniziato con un ambizioso 4-2-4 con Krasic, Martinez o Eljero Elia esterni (amarcord) per poi passare progressivamente al 4-3-3 e finire con il suo ormai classico 3-5-2. In questa nazionale gente come Candreva, Florenzi e De Sciglio ha dimostrato di essere molto valida nel ruolo di esterno nel 3-5-2. L'inserimento di Darmian nel finale di match contro la Spagna ha persino prodotto il gol del 2-0, mentre da Bernardeschi ed El Shaarawy si attendono ancora segnali di vita.
  4. La fame di vittoria: la Juventus, così come la nazionale italiana dell'ultimo mese hanno dimostrato di essere compatte per ragiungere un solo obiettivo, la vittoria. Le uscite "a vuoto" come la sconfitta per 1-0 contro l'Irlanda sono state prese da esempio dalla squadra per fare sempre meglio nelle partite successive e mai nessuno dei calciatori ha dimostrato malumori nel non essere chiamato in causa per minutaggi superiori a quelli effettivamente concessi dal Mister della Nazionale.

 

Considerati tutti  i precedenti fattori, vedremo senza dubbio una grande partita sperando che qualcuno dei nostri campioni riesca a definire il nuovo e quarto emblema della vittoria italiana sui tedeschi.

Speriamo di consolidare il detto: non c'è due senza tre e il quattro vien da sè!

 

Autore: Gianmaria Borgonovo

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Commenti: 1
  • #1

    Gio (sabato, 03 dicembre 2016 16:44)

    Non è andata bene, però la Germania non ha vinto nei 90 minuti