Che fine ha fatto Sergio Bernardo Almiron?

1986: la nazionale di calcio Argentina si aggiudica il campionato del mondo in Messico!

I protagonisti di quella fruttuosa spedizione erano volti noti del calcio italiano, tra cui spiccavano Maradona, Passarella, Claudio Borghi, Ruggeri, Sergio Batista, Valdano e un attaccante quasi del tutto sconosciuto: Sergio Omar Almiron.

Nome esotico, numero di maglia assolutamente anacronistico per un calciatore di movimento, ma se ci si chiede il perché di quella scelta, si trova facile risposta guardando la tradizione argentina delle numerazioni di maglia dei calciatori al mondiale. Il ct BIlardo scelse di attenersi alla tradizione albiceleste di assegnare i numeri di maglia ai convocati, seguendo l'ordine alfabetico, con alcune eccezioni per i giocatori copertina, che mai avrebbero rinunciato ai loro distintivi sul campo.

D'altronde che mondiale sarebbe stato se Passarella e Valdano avessero vestito i numeri 18 e 22? Ma ancora di più: sarebbe stato accettabile vedere in questi 30 anni la mano de Dios Diego Armando Maradona indossare il numero 13 come più modernamente si addice ad uno stopper?

 

Bene, Sergio Omar Almiron nel 1986 veniva da un ottimo campionato nel Newell's Old Boys, squadra di Rosario, sua città natale. In questa squadra aveva debuttato ben 9 anni prima e nel 1986 a 28 anni il campionato mondiale era il premio per la maturità calcistica acquisita sul campo, dopo entusiasmanti sfide contro River Plate, Boca Juniors, Estudiantes (dove qualche anno dopo giocherà). Premio la partecipazione, premio ancor più grande la vittoria del mondo, seppur i minuti giocati entro il rettangolo verde risulteranno zero a fine competizione.

 

Dopo questo preambolo, ormai non ci saranno più segreti per voi verso questo brillante giocatore e pensando al cognome, immagino che fino dall'inizio dell'articoli anche il lettore meno attento abbia compreso di chi Sergio Omar sia padre: Sergio Bernardo Almiron (nella foto).

Sergio Bernardo Almiron nasce nel 1980, a Santa Fe de la Vera Cruz, città argentina nota per due squadre: il Colon e l'Union. Tuttavia, la carriera di Almiron jr, inizia a 18 anni nella stessa squadra dove debuttò il padre (il Newell's Old Boys) a Rosario.

Centrocampista centrale dal buon piede destro, Almiron riuscì a collezionare una quindicina di presenze nei campionati argentini tra il 1998 e il 2001, finendo per attrarre le attenzioni dell'Udinese, che in quegli anni iniziava una caccia al talento nei principali mercati del Sud America (David Pizarro, Cuadrado, Alexis Sanchez, Isla e Allan sono solo alcuni dei talenti pescati dall'Udinese in America Latina).

Dopo due stagioni in Serie A con poche presenze ed alcuni problemi dovuti ad adattamento e infortuni, la dirigenza scelse di prestarlo in Serie B all'Hellas Verona e all'Empoli (comproprietà), di cui diventerà giocatore chiave dal 2004 (anno del ritorno in Serie A) al 2007.

 

Negli anni in toscana gioca in una posizione più avanzata rispetto al passato e i consigli tattici di mister Somma e Cagni saranno utilissimi alla sua crescita. Grazie alla sua consolidata esperienza di massima serie, l'Empoli nel 2007 si qualificherà in Coppa UEFA, che però Sergio Bernardo non potrà giocare, in quanto la Juventus identificherà in lui il perno del centrocampo da cui ripartire al ritorno in Serie A.

 

Già a fine della stagione 2006-07 le sirene di mercato si erano accese su Almiron e molti club della massima serie sembravano interesati ad acquisire il suo cartellino, ma la Juve più di tutti!

Il giorno 1 luglio 2007 Sergio Bernardo Almiron diventò un giocatore della Juventus, per una cifra vicina ai nove milioni di Euro, cifra molto superiore rispetto a quella che anche una squadra lungimirante come l'Udinese era riuscita ad incassare in fase di risoluzione delle comproprietà all'Empoli.

 

Dopo calciopoli, la Juve era per la prima volta nella sua storia matricola in Serie A, benché giocatori che avevano giocato e vinto il Mondiale 2006 fossero in rosa e ancora decisivi. Vennero ingaggiati in quell'anno giocatori del calibro di Tiago Mendes, Grygera, Salihamidzic, Criscito, Jorge Andrade, Nocerino e il campione del mondo Vincenzo Iaquinta.

Questi nuovi volti si uniscono agli arci-noti reduci della magica notte di Berlino e a giocatori del calibro di Chiellini e Cristiano Zanetti, decisi a riempire pagine di gloria nel nuovo capitolo della Vecchia Signora ai vertici del calcio italiano.

Mister Ranieri - divenuto allenatore in seguito al burrascoso finale di Serie B di Madama - ha le idee chiare sui giocatori su cui puntare. Tiago e Almiron sono i titolari in mezzo al campo, Camoranesi e Nedved sulle fasce.

Sergio esordisce in un casalingo Juventus-Livorno (5-1), poi ancora titolare nelle partite successive, fino a collezionare 9 presenze in campionato e due in Coppa Italia con un bellissimo gol qualificazione contro il Parma. Poi il mercato invernale.

 

Nonostante l'impegno dimostrato, Ranieri non è convinto di Almiron e ad inizio 2008 viene accontentato dalla dirigenza che acquista Momo Sissoko dal Liverpool. Tuttavia il Monaco si fa avanti per avere Almiron in prestito secco fino al termine della stagione e l'inserimento del regista argentino nel Principato sarà ottimale: 11 presenze e 2 gol.

 

Durante l'estate 2008, ritorno a Torino, questa volta per un prestito ai rivali della Fiorentina, per una stagione pressochè incolore. Seguirà un'ottima stagione al Bari, in comproprietà, condita da un gol al Sant'Elia nella vittoria per 3 a 1 contro la Juve. Retrocede con il Bari nel 2011, ma viene notato dal Catania, che lo acquista dalla Juventus (esegeuendo il tragitto opposto di Jorge Martinez, giunto a Torino nell'estate 2010) per meno di cinquecentomila Euro.

A Catania Almiron troverà tanti argentini e diventerà leader del centrocampo per le 4 stagioni successive, di cui l'ultima (2014-2015) in Serie B, piena di guai fisici e societari.

 

Il 30 giugno 2015, Almiron giunge a scadenza di contratto con la squadra etnea e tenterà un'avventura alquanto interessante con una squadra neopromossa in Lega Pro e dal nome vagamente ellenico: l'Akragas (nome greco di Agrigento), convinto dall'ex compagno di squadra Nicola Legrottaglie.

 

Vista l'esperienza, Sergio è uomo chiave della squadra, ma il fisico e le motivazioni non sono più quelli di pochi anni prima ed il 15 dicembre 2015, Sergio Bernardo Almiron abbandona il calcio giocato, dopo nove presenze e tre gol (tutti in Coppa Italia Lega Pro) in maglia bianco-azzurra.

Assume l'incarico di coordinatore dell'area tecnica del club girgentino e a gennaio 2016 saluterà l'amico Legrottaglie, esautorato dal ruolo di allenatore della squadra siciliana.

 

Una buona carriera, da metronomo di squadre toste, con un solo grande rimpianto: non essere riuscito ad imporsi nella Vecchia Signora, appena tornata in Serie A.

Forse con il trasferimento alla Juventus Almiron ha fatto il passo più lungo della gamba.

 

Autore: Gianmaria Borgonovo

Scrivi commento

Commenti: 0