Vi ricordate del Calais? Una storia bellissima...

Il calcio degli anni ’90 e dei primi anni del terzo millennio ha regalato grande poesia grazie a campioni affermati, a futuri tali e a partite il cui risultato non era mai scontato.

Per i tifosi sognare in grande era possibile, senza essere castrati da una realtà, come quella odierna, composta da squadre sulla carta schiacciasassi costruite da sceicchi, oligarchi con alle spalle imperi economici che compiono scorribande in sede di mercato accalappiandosi giocatori a prezzi irragionevoli sia per il loro reale valore sia per i più modesti competitor.

Perché ok che nel calcio la palla è rotonda e il risultato mai scontato ma quando la forbice tra le superpotenze e il resto d’Europa si allarga ogni anno sempre di più, capisci che il business ha sostituito i veri valori dello sport e... ti scende una lacrimuccia. Di conseguenza, storie alle Davide contro Golia non sono più attuali.

 

Forse, solo il Carpi e il Frosinone, promossi per la prima volta in Serie A, o la favola del Leicester di Ranieri in Inghilterra, ci hanno fatto riavvolgere il nastro a quei meravigliosi anni. La storia di oggi è di questo genere, anche se non a lieto fine. Quest’ultimo fattore, infatti, non è condizione necessaria né sufficiente per smuovere le corde del nostro animo. Anzi, le favole senza lieto fine sono forse quelle più romantiche, più emozionanti e più dannate, quelle che più lasciano l’amaro in bocca e che ci fanno male al cuore.

In un certo modo, questa favola il lieto fine lo ha sempre avuto, perché non sono gli almanacchi e gli albi d’oro a decidere se ci sia stato il lieto fine: è il ricordo che lasci di te e della tua impresa a decidere che sì, questa storia ha proprio un lieto fine. Un po’ come Jack Sparrow ne “I pirati dei Caraibi”, non è la destinazione ma il viaggio che conta.


Siamo in Francia, stagione ‘99/’00 e il palcoscenico è la Coppa nazionale il cui meccanismo, a differenza dell’Italia, consente la partecipazione in un unico torneo a tutte le squadre sia professionistiche sia dilettanti. Queste ultime possono aderire previa iscrizione e solamente dopo aver superato delle gare eliminatorie. Il Calais RUFC, all’epoca squadra non professionistica della quinta divisione francese vi partecipò grazie a queste pesanti eliminatorie.


La città di Calais e... Dover

Si tratta di una nota città del Nord della Francia, si trova sul Canale della Manica e guarda quindi verso Dover, Inghilterra. Vista la vicinanza, viene presa d’assalto dagli avventori inglesi che fanno scorte di sigarette e alcolici. Di piccole dimensioni, è incantevole da vedere ma ai tempi in cui si svolge questa storia era una città depressa: la disoccupazione era alta, la metà di chi lavorava guadagnava una miseria, gli inverni erano lunghi e rigidi e quindi si cadeva in una letargia collettiva.

 

Calais e il calcio

Il Calais Racing Union FC, invece, nella sua secolare storia (fu fondato nel 1902) non aveva mai avuto momenti di gloria degni di essere ricordati, non raggiungendo mai nemmeno la terza divisione francese e spesso languendo tra la quinta e la sesta. Diverse volte, per motivi economici, aveva dovuto abbandonare la quarta serie (CFA) faticosamente conquistata. Il risultato più notevole era arrivato addirittura nel lontano 1921, quando i “canarini” (per via delle maglie color oro e rosso) erano usciti ai quarti di finale della Coppa di Francia.

 

Il Calais nel 1999-2000
Nella stagione calcistica ‘99/’00 niente lasciava presagire ad un cambiamento. La squadra era formata da veri e propri “non professionisti”, come il portiere e bandiera Cédric Schille, cresciuto nel prestigioso Metz ma giunto a Calais con i sogni di gloria calcistica messi in un cassetto; il capitano era il difensore Réginald Becque, impiegato in un azienda di scaffalisti; l’attacco era composto da un ex-promessa bruciata dello Strasburgo, Jérôme Dutitre, di professione insegnante, e dall’idolo dei pochi tifosi, Mickaël Gérard, magazziniere. Allenatore di questa “armata Brancaleone” era il franco-spagnolo Ladislas Lozano, sfuggito al regime di Franco per crearsi una carriera da calciatore di basso livello in Francia prima di intraprenderne una identica come allenatore.

 

Il Calais nella coppa di Francia
Come detto, i nostri protagonisti entrano in gioco al quarto turno, sconfiggendo con un impressionante 10 a 0 gli avversari del Campagne-lès-Hesdin, che partecipano al locale Campionato Dipartimentale. I turni successivi si giocano con squadre di categorie inferiori ma le vittorie sono striminzite e spesso negli ultimi scampoli di gara.

Dopo una sequela di turni preliminari e le poche centinaia di tifosi che guardano con diffidenza il Calais, ecco che la favola sta per avere inizio. Il Dunkerque è della stessa serie del Calais, e vista la fatica fatta per liquidare avversari più deboli si teme un risultato scontato nella piccola città portuale. E invece, davanti ai propri tifosi, il Calais gioca un partitone: alla fine del primo tempo conduce già di tre reti un incontro che terminerà 4 a 0, scatenando un comprensibile entusiasmo in città. Il turno successivo sono infatti i trentaduesimi di finale, laddove entrano in gioco le squadre professionistiche. Una potenziale occasione per ammirare da vicino calciatori professionisti. Mica poco per questi impiegati, operai, che giocano a calcio per hobby.


Dall’urna viene fuori il Lille, all'epoca in Ligue 2, ma saldamente in testa al campionato, pronto a tornare nella massima serie e pronto anche a frantumare le ambizioni del Calais nel prossimo turno di Coppa di Francia. Almeno, questo direbbe la logica, se il calcio ne seguisse una. Il Lille conclude il primo tempo in vantaggio per 1-0, e il secondo dovrebbe essere una semplice formalità. E invece, il Calais resiste e a pochi minuti dalla fine trova un incredibile pareggio. Si va ai rigori e dagli 11 metri la spunta il Calais. Senza sbagliare neanche un calcio di rigore, segno di solidità mentale o di leggerezza della testa, fate come volete.


L'epopea del Calais: sedicesimi e ottavi di finale

Ai sedicesimi, il Calais parte a sorpresa da favorito. Affronta infatti l'altra rivelazione della coppa, il Langon-Castets, che milita nella serie inferiore rispetto ai giallorossi. È un 3-0 scontato con doppietta di Gérard e rete finale di Hogard, che è impiegato per il club.
L’entusiasmo in città è adesso alle stelle, ed il piccolo stadio locale non basta a contenere i tifosi: per il turno successivo, gli ottavi di finale, il Calais si sposta a Boulogne, nel più grande “Stade de la Liberatìon”.

Gli avversari sono ancora di Ligue 2, ancora professionisti, e ancora i nostri compiono il miracolo: davanti ad una folla entusiasta, blocca sul pari anche il Cannes per poi vincere la sfida ai rigori, ormai una specialità della squadra. Da notare che gli ospiti passano in vantaggio a 5 minuti dalla fine dei supplementari, ma il Calais trova chissà dove la forza di reagire e pareggia all’ultimo secondo, prima dei rigori decisivi. Ora i canarini sono tra le migliori otto squadre di Francia.

 

I quarti di finale
Il sorteggio dei quarti di finale sembra divertirsi a complicare la faccenda: toccherà allo Strasburgo, guidato in panchina da Claude Le Roy e in porta, ma non sempre, da un funambolico e stravagante Josè Chilavert. L’entusiasmo ha però travalicato i confini cittadini, adesso tutta la Francia parla di quella piccola “ammazza-giganti”, e serve uno stadio ancora più grande. Si va a Lens e diverse migliaia di tifosi vedono l’incredibile vittoria dei dilettanti per 2 a 1.

 

La semifinale
Lens è la città scelta dal Calais per ospitare anche la semifinale, che vede arrivare il Bordeaux, i campioni di Francia in carica. Possono contare tra le loro fila la classe di gente come Micoud, Legwinsky e Laslandes, ma soprattutto in attacco c’è Cristophe Dugarry, un passato a Milan e Barcellona e ai tempi nazionale francese e campione del Mondo in carica. È la sfida più dura. Dopo 90 minuti è ancora 0-0. E incredibilmente la partita cambia.

I Canarini trovano energie insospettate e vanno addirittura in vantaggio con una botta sotto l’incrocio di Jandau, giovanissimo e che in quella stagione non aveva mai segnato. I Girondini pareggiano, ma al minuto 113 lo studente universitario Millen segna il 2-1. E la stella, Mickael Gerard sigla il definitivo 3-1.
Lozano dopo la partita ha un malore, troppe emozioni per un giorno solo. Dovrà essere ricoverato per tre giorni in ospedale, dove riceve un telegramma dal presidente Chirac. L'Equipe esce in edicola con una foto emblematica: Dugarry che tenta invano di contrastare in scivolata l'imbianchino Vasseur.

 

La finale
Si è così giunti in finale. O meglio, La Finale. Ogni membro della squadra viene premiato con 10.000 € da benefattori privati e al lavoro vengono dati permessi speciali per preparare al meglio “la partita delle partite”. I calciatori del Calais diventano idoli nazionali. L’allenatore Lozano predica umiltà, ma non è facile in un momento come questo in cui questi operai, impiegati, maestri e precari sono improvvisamente sulla bocca di tutti gli appassionati di calcio.
La finale si svolge a Parigi, nel nuovissimo “Stade de France” inaugurato appena due anni prima per i Mondiali di calcio del 1998 e in cui Didier Deschamps alzò la prima e per ora unica Coppa del Mondo per la Francia.

L’ultimo ostacolo si chiama Nantes, è una squadra di Ligue 1, la massima serie, ma non è forte né come lo Strasburgo sconfitto nei quarti né come il Bordeaux superato in semifinale. L’emozione non tocca gli uomini di Lozano, che addirittura sembrano galvanizzarsi dal boato degli 80mila tifosi, la maggior parte per giunta dalla loro parte. Ormai sono la squadra di Francia.


Ed ecco che al 34° minuto, incredibilmente, il Calais conquista un calcio d’angolo; sulla mischia che segue spunta Jérôme Dutitre. E’ gol. Il Calais è in vantaggio.
Il primo tempo si chiude con i dilettanti avanti 1 a 0, a soli 45 minuti quindi dalla Coppa di Francia, un risultato impossibile. Mister Lozano ancora sembra non crederci, anche se ammette che “se nei primi 15 minuti del secondo tempo non subiamo gol possiamo anche farcela”. E invece, dopo 4 minuti dall’inizio del secondo tempo, ecco che arriva il pari del Nantes. E poi, quando ormai tutto sembra convergere verso i tempi supplementari, ecco che il Nantes si procura un contestato calcio di rigore. E siamo in pieno recupero. Purtroppo non accade nessun altro miracolo, il pallone viene solo sfiorato dal portiere Schille.

 

L'epilogo
E’ gol. 2 a 1 per il Nantes. La partita finisce. La coppa va ai professionisti.
I giocatori del Calais cadono a terra, in lacrime, amareggiati e con la sensazione che quel sogno gli sia stato strappato brutalmente di mano. Rubato, quasi. L’intero stadio tributa ai piccoli dilettanti un lungo applauso, ed il capitano e portiere del Nantes Landreau decide di alzare la Coppa insieme a Becque, lo scaffalista-difensore capitano dei piccoli dilettanti che hanno fatto innamorare la Francia.
La alzano insieme quella coppa, ma noi, con i nostri occhi romantici, Landreau non lo vediamo nemmeno. Noi, abbiamo occhi solo per Becque, per il Calais e per la storia della più bella sconfitta nella storia dello sport.


Ecco il calcio che vogliamo. Una squadra di dilettanti ha sconvolto tutte le gerarchie del calcio. La più bella storia di sport, una storia in cui il calcio è ancora divertimento, fatica, spirito di squadra e soprattutto lealtà. Lo sport che torna alla sua essenza, in cui passione e sudore sfidano soldi e potere. Allez Calais!

 

Autore: Andrea Longoni

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Commenti: 2
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    Jenni Johnston (sabato, 04 febbraio 2017 09:44)


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