Che fine ha fatto Vincenzo Iaquinta?

Estate 2007: la Juventus post-calciopoli e post-mondiale ha bisogno dei migliori giocatori per poter tornare a vincere in Serie A e per fare ciò si affida ai suoi capisaldi dei tempi degli scudetti revocati.

Tuttavia, la stagione di Serie B ha allontanato alcuni dei giocatori che avevano condotto la squadra alla vittoria negli ultimi due anni pre-calciopoli e l'abbandono di Zlatan Ibrahimovic aveva lasciato un grande vuoto in attacco. 

La partenza di Adrian Mutu fu inizialmente colmata dall'arrivo di Valeri Bojinov, giunto dalla Fiorentina in prestito con diritto di riscatto, non esercitato. Al posto di Emerson e Patrick Vieira, dopo un anno transitorio di B furono ingaggiati Tiago Mendes e Sergio Bernardo Almiron (giocatori emergenti, ma di classe non paragonabile a quella dei loro predecessori).

 

La trequarti risultava ben popolata da Nedved, Camoranesi e Marchionni, con Nocerino pronto a sfruttare le sue doti di incursore. Attacco con Trezeguet e Del Piero, senza Zalayeta (passato al Napoli), ma con un nuovo campione del mondo pronto a dare il suo apporto alla causa juventina: Vincenzo Iaquinta.

 

Nato a Crotone, trasferitosi con la famiglia Reggiolo, Vincenzo debutta in Serie D proprio nella squadra della città in cui viveva. Nel 1998 viene notato dal Padova in Serie B, che lo ingaggia per pochi mesi, prima di cederlo a titolo definitivo al Castel di Sangro in Serie C1. Lì rimarrà per due stagioni, guadagnandosi l'interesse della nazionale under 21 italiana e dell'Udinese, che gli darà opportunità di debuttare in Serie A nell'ottobre dell'anno 2000.

 

A Udine, Vincenzo si ambienta molto bene, mette su famiglia, sposandosi nel 2003 e crescendo 4 figli. Tra il 2000 e il 2007, Udine si innamora di lui e la vicinanza di attaccanti come Antonio di Natale, Fabio Quagliarella, David Di Michele e Carsten Jancker consente a Iaquinta di migliorare le sue doti caratteriali e sotto porta, divenendo in quegli anni uno dei più temuti predatori dell'area di rigore.

 

Fisico possente, velocità di esecuzione e ottima tecnica. L'Udinese voleva tenersi Iaquinta stretto, blindandolo con un contratto che non fu subito firmato e scatenò le ire della famiglia Pozzo, che mise Vincenzo fuori rosa per alcune settimane a fine 2005. Rientrato nei ranghi della squadra, nel 2006 partecipò al Mondiale di Germania, in qualità di punta di scorta, ma molto utile per sfiancare gli avversari con la sua corsa e fisicità.

In quella competizione realizzerà un gran gol contro il Ghana nella partita di esordio dell'Italia e scenderà in campo anche in altre quattro occasioni durante quella competizione.

 

Dopo la vittoria nel mondiale e nonostante l'interesse della Roma, l'Udinese trattenne il calciatore, che con Di Natale consolidò un tandem da più di 20 gol a stagione.

Nell'estate del 2007, il ritorno in Serie A della Juventus porterà Vincenzo a Torino per una cifra di poco superiore a 11 milioni di Euro. Con la maglia della Vecchia Signora, Iaquinta ottenne un terzo posto nella prima stagione, consolidandosi come bomber della Serie A e della Nazionale, in particolar modo nella stagione 2008-09, coronata da 12 gol in Serie A e 3 in Champions League.

Gli anni successivi riscontrarono un graduale affievolirsi della vena realizzativa dell'attaccante crotonese, fino alla stagione 2011, iniziata ai margini della rosa juventina e conclusa senza gloria a Cesena, dove ritrovò il compagno di squadra Jorge Martinez.

 

Ritornato alla Juventus nell'estate del 2012, Vincenzo fu vittima di illazioni e gossip sulla sua vita privata e di dicerie in merito al suo contratto da 3 milioni di Euro, considerato troppo oneroso per una riserva della Juventus di Conte. Ad inizio 2013, il padre Giuseppe si espresse così in merito alle scelte della dirigenza juventina nei confronti di Vincenzo:

"Non sta vivendo bene questa situazione. Un giocatore come lui fuori rosa non può certo vivere bene il momento. Le ragioni? Bisognerebbe chiedere a Conte e Marotta, perché io non ho mica capito e non sono mai riuscito a farlo: cosa ha fatto di male Vincenzo per essere in una situazione simile. È sempre stato rispettoso, non è mai mancato in allenamento e per colpa degli infortuni viene messo alla porta così? Adesso vediamo, non sappiamo cosa succederà. Aspettiamo che sia la Juve a farci sapere qualcosa. Per ora si allena da solo a Vinovo. Sembra la storia di Amauri, ma Vincenzo non ha mai avuto comportamenti ostili nei confronti della Juve".

 

A giugno 2013 il contratto di Iaquinta scadde e per lui fu la fine anticipata della carriera. Nonostante il conseguimento della qualifica di allenatore a Coverciano a luglio 2015, a dicembre il calciatore è tornato a far parlare di sé.

 

Il fallimento dell'azienda di costruzioni del padre a Reggiolo (in provincia di Reggio Emilia) lo ha riportato alle cronache, per un suo presunto coinvolgimento insieme appunto al padre in attività della 'ndrangheta in Emilia Romagna.

 

Un campione del mondo forte fisicamente, ma troppo fragile emotivamente. Forse, con una maggiore determinazione, Vincenzo sarebbe potuto diventare un fenomeno del calcio europeo!

 

Autore: Gianmaria Borgonovo

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