Italrugby: "Il fu stadio Flaminio"

Sappiamo ormai che la battaglia contro il calcio-spezzatino è malamente persa. Le pay tv, che tengono in piedi il circo del pallone, vogliono che si giochino partite (quasi) tutti i giorni e a (quasi) tutte le ore.

Capita sempre più frequentemente che la giornata pallonara inizi il venerdì sera, dove vengono impegnate soprattutto quelle squadre impegnate in Champions League in modo tale da godere di un giorno di riposo in più, e termini il lunedì sera, in una sorta di Monday Night preso in prestito dallo sport americano. 

Da questa stagione, inoltre, sono aumentate anche le finestre di gioco con la conferma di una partita una tantum alle 18:30 anche la domenica e l’introduzione di una gara alle 15:00 del sabato, che fa comodo alle tv, ma penalizza chi lavora, come i commercianti.
Sembrano così lontani i tempi in cui si andava allo stadio con la radiolina.

Questo 25° turno del campionato di Serie A è iniziato addirittura il giovedì sera con Lazio – Verona giocato all’Olimpico e che ha visto vincere i biancocelesti per 5-2. Causa di questo anticipo è il secondo turno del Torneo Sei Nazioni dove l’Italia affronterà questo pomeriggio l’Inghilterra proprio all’Olimpico di Roma, divenuta dal 2012 casa dell’Italrugby. Prima del trasferimento all’Olimpico e da quando, nel 2000, l’Italia venne ammessa nel novero delle Nazioni di prima fascia e di conseguenza al torneo rugbistico del Cinque Nazioni, rinominato Sei Nazioni in ragione dell'allargamento, la Federazione Italiana Rugby scelse come propria casa per gli incontri interni lo stadio Flaminio.

 

Stadio Flaminio, da fuori
Stadio Flaminio, da fuori

E qui inizia una storia tutta italiana fatta di abbandono, incuria e degrado. Ma partiamo dalle origini.

Progettato dall'architetto Antonio Nervi con la collaborazione ingegneristico-strutturale di suo padre Pier Luigi che in quegli anni stava firmando alcune fra le più ardite opere di ingegneria, come il grattacielo Pirelli di Milano. Fu realizzato tra il 1957 e il 1958 e vide la sua inaugurazione il 19 marzo 1959, un anno e mezzo prima dell’inizio dei giochi olimpici.

 

Sorge sul vecchio stadio nazionale costruito nel 1911 da Marcello Piacentini, che nel 1949 dopo la tragedia di Superga è stato dedicato al grande Torino di Valentino Mazzola, ma è ormai cadente e viene abbattuto per fare spazio al Flaminio.

Capace di contenere 40mila spettatori, il Flaminio è stato concepito come un impianto polivalente: negli spazi sotto le gradinate ci sono palestre per la ginnastica, la lotta, i pesi, la scherma e il pugilato, compresa anche una piscina per il nuoto. Ma soprattutto si gioca a calcio. Purtroppo  l’avventura olimpica dell’Italia a Roma ’60 non va benissimo. Nonostante alcune individualità di spicco, come Bulgarelli, Trapattoni, Burgnich e soprattutto il Golden Boy, un giovanissimo Rivera, la nazionale italiana olimpica arriva quarta, perdendo la finalina contro l’Ungheria; mentre in semifinale si arrende alla Jugoslavia, futuro campione, soltanto al lancio del moneta, dopo aver pareggiato nei tempi supplementari. Il tutto davanti al pubblico del Flaminio.

Dopo le Olimpiadi le sue caratteristiche lo resero un’alternativa al vicino stadio Olimpico. Nonostante fosse meno capiente, era comunque il più grande impianto di Roma privo di pista d’atletica. Infatti ci giocano saltuariamente Roma e Lazio, e anche la Nazionale Under 21. Anche nella stagione 1989/’90 il Flaminio viene usato congiuntamente dalle due società romane per l’inagibilità dello stadio Olimpico, causa lavori di ampliamento per i Mondiali. E poi il rock: al Flaminio suonano gli U2, i Duran Duran, Prince, David Bowie, Michael Jackson e i Rolling Stones, prima che la rivolta degli abitanti contro i decibel ponga fine alla stagione dei concerti.

Anche il rugby, come anticipato, ha avuto come teatro il Flaminio. Prima un po’ in sordina, poi esplode la febbre. Al punto che la FIR pensa di installarsi in modo permanente. La capienza, negli anni ridotta a 20mila spettatori per adeguamento alle norme di sicurezza, risale a 30mila grazie ad alcuni miglioramenti: furono infatti installate lungo la curva nord e la tribuna scoperta alcune gradinate aggiuntive sorrette da una struttura tubolare. Tuttavia, l’impianto ha bisogno ovviamente di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, in quanto la Federazione Italiana Rugby vorrebbe riportare il Flaminio alla capienza originaria. In attesa dei lavori, le gare interne dell’Italia si svolgono, come detto, allo Stadio Olimpico a partire dal Sei Nazioni 2012. Ma il progetto di ampliamento viene bocciato dal Comune. I motivi sono da ricercare nel pregio architettonico dello stadio e nei vincoli archeologici. La FIR getta la spugna e il trasferimento all’Olimpico diventa definitivo.

L’ultima partita al Flaminio si gioca il 12 marzo del 2011 ed è una storica vittoria dell’Italia contro la Francia: 22 a 21, maturata negli ultimi minuti di gioco. Nel febbraio 2014 ai rugbisti subentra la FIGC. Giusto per prolungare di qualche mese l’agonia. Poi, il 23 dicembre successivo, il Coni restituisce le chiavi al Comune. I cancelli non si riapriranno più. Ora protagonisti in questo storico stadio, nel cuore del villaggio olimpico di Roma ’60, a poche centinaia di metri da Piazza del Popolo, adiacente l’auditorium di Renzo Piano e a ridosso dei Parioli, il quartiere residenziale più prestigioso di Roma, sono i rovi che infestano gli spalti, le infiltrazioni d'acqua nei locali interni, clochard e vandali che nel tempo sono riusciti a intrufolarsi nell'impianto incustodito. Il terreno di gioco si è trasformato in una savana abitata da ogni specie animale e vegetale. L’esterno dell’impianto è diventato una discarica.

Una situazione tipicamente italiana, non solo sportivamente parlando, in cui non si riesce, o vuole, valorizzare, sfruttare impianti già esistenti rendendoli funzionali e da utilizzare come volàno per consolidare uno sport in crescita come il rugby, rilanciare quartieri dimenticati dall’amministrazione locale e chissà altro ancora.

Ma dimenticavo, nel 2024 Roma è una delle candidate per ospitare i Giochi Olimpici: quale miglior occasione per costruire altre cattedrali nel deserto che saranno in funzione giusto il tempo della manifestazione?

Fatevi un giro a Tor Vergata a rimirare la Città dello Sport “costruita” per i Mondiali di nuoto del 2009...

 

Autore: Andrea Longoni

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