Che fine ha fatto Gianni Comandini?

"Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti" (Andy Warhol)

 

Domenica 31 gennaio la rotonda vittoria sull'Inter ha permesso ai tifosi milanisti di esultare e ripensare a tutti quei giocatori che hanno disputato grandi derby della Madonnina.

Per celebrare la vittoria rossonera, ripercorreremo le tappe principali della carriera di un giocatore il cui nome fa ancora apparire un sorriso a 32 denti sul viso dei supporter rossoneri.

Parliamo di Gianni Comandini, meteora, anzi cometa del calcio italico.

"Sei il migliore" probabilmente se l'è sentito dire spesso dai suoi allenatori. Prima a Cesena dove da buon romagnolo, inizia a muovere i primi passi nel mondo del Pallone, esordendo in Serie B nel 1995-96. L'anno dopo va a farsi le ossa al Montevarchi, in terza divisione, per tornare successivamente nelle fila del Cesena, sempre in C1 e contribuendo alla promozione in cadetteria.

Al termine di questa stagione viene opzionato dal Vicenza, che lo lascia però maturare un altro anno in bianconero, dove totalizzerà al termine di questo triennio 20 reti n 63 presenze.

 

Inizia in questo periodo anche la sua breve esperienza in Nazionale con gli Azzurrini di Marco Tardelli nel biennio '98-'00, giocando come seconda punta alle spalle di Ventola e vincendo il Campionato Europeo di categoria del 2000. Il Vicenza con i suoi 20 gol segnati riesce a riconquistare la massima serie, specialmente grazie ai suoi gol, che gli valgono quel "sei il migliore" che tutti gli dicono.

 

Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan, decide di comprarlo perché si sa che il Milan compra solo i giocatori migliori (o meglio, comprava, prima di scoprire l'orgasmo che provoca un parametro zero).

Comandini passa all'ombra della Madonnina per 20 miliardi di lire. In tredici partite però l'attaccante combina gran poco. E' chiuso da giocatori del calibro di Andriy Shevchenko e Oliver Bierhoff, ma ha la fortuna (o il merito, misteri del calcio) di farsi trovare al posto giusto al momento giusto: quel derby Inter-Milan che finisce in punteggio tennistico. Comandini segna addirittura due gol nel 6-0 che umilia i nerazzurri (quanti ricordi per i milanisti!). Due gol che hanno il solo effetto immediato di aumentare a dismisura il valore del cartellino del cesenate e non sulla sua promettente carriera.

Pochi mesi dopo, nell'estate del 2001 tocca all'Atalanta abboccare all'amo, teso non dal giocatore, che già in Serie B ha dimostrato di saperci fare, ma dalla società rossonera che fissa il prezzo a una cifra incredibile: 30 miliardi. Risulta essere tuttora l'acquisto più caro nella storia della Dea, ma a Bergamo credono in lui. Ma è proprio qui che inizia l'oblio.

Il tabellino recita 9 marcature in 50 incontri tra Campionato e Coppa nazionale,spalmati su 3 anni. Troppo poco viste le premesse. Da lì in avanti il nulla: una breve parentesi a Genova, sponda rossoblu, poi di nuovo Atalanta, infine Ternana in Serie B.

 

Nel 2006, a seguito di problemi fisici persistenti ed a soli 29 anni, chiude la sua carriera di calciatore professionista. È tornato a Cesena, dove gioca nella Polisportiva Forza Vigne, squadra amatoriale affiliata al CSI e fondata nel 1983 dal padre Paolo.

Inoltre, per tirare a campare, ha aperto un ristorante a Cesena e d'estate prepara cocktail ai clienti sulla spiaggia. Caipirinha, Gin Fizz, Manhattan, Mojito. Ovviamente, i migliori.

 

Gianni Comandini è considerato dai tifosi milanisti come la cometa di Halley: attesa, fugace e ricordato con una certa nostalgia. Come la cometa, sappiamo che ogni tanto tornerà in televisione o in occasione delle cronache del Pallone, regalando qualche attimo di gioia ai milanisti!

 

Autore: Andrea Longoni

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