La guerra dei fratelli Dassler

Citando Arrigo Sacchi, "il calcio è la cosa più importante delle cose non importanti". In ogni categoria, aggiungeremmo. Sì, perché anche nei dilettanti il calcio è una faccenda seria e nulla è lasciato al caso: il capello deve essere all’ultima moda, i calzettoni tirati su fin sopra al ginocchio, composizione di tatuaggi d’ordinanza, alcuni azzardano un beauty per gli effetti personali e per ultimo, ma non ultimo, le scarpe da gioco.

Tutti ovviamente per le calzature prendono spunto dai campioni preferiti, dagli spot e dalle partite in televisione. E le tipologie, così come le marche, sono molteplici. Oggi vanno ormai di moda le scarpe con abbinamenti di colore impensabili, scarpe con tomaia e suola termosaldata, pelle sintetica, tacchetti lamellari o conici a seconda del terreno di gioco, e via discorrendo.

I marchi più famosi e che fanno da sponsor tecnico per i maggiori club d’Europa e per le Nazionali sono ovviamente Nike e Adidas. C’è però un altro marchio che sta riguadagnando i fasti di un tempo e che con Adidas non solo ha in comune il Paese di provenienza, la Germania, ma anche città e abitazione, presumibilmente. Puma. E qui si vuole raccontare la storia di due litigiosi fratelli in una città tedesca che per anni è stata divisa in due. 

Sembra la pubblicità del Twix o, riprendendo la storia della politica del XII secolo, la lotta tra Guelfi e Ghibellini che ogni volta che si parla di acerrime rivalità tra bande e fazioni opposte, per qualunque motivo, in Italia si abusa di questo riferimento. Sembrerebbe una curiosità puramente italiana, ma anche ad altre latitudini, e nello specifico nell’ordinata Germania, ci sono rivalità talmente estreme da far pensare alla contrapposizione in questione.

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Perché una squadra si chiama "Lokomotiv", "CSKA" "Spartak" o "Sparta"?

Ci saremo chiesti almeno una volta nella vita il significato del nome di alcune squadre di calcio, in particolare di quelle dell'est europeo.

I manuali di calcio e i risultati dei turni preliminari di Europa League riportano la cronaca delle partite di squadre con nomi pittoreschi, che in realtà rappresentano uno spaccato culturale della nazione a cui questi club appartengono.

In questo articolo si risponde alle domande:

  1. Che cosa significa "Lokomotiv" nel nome di una squadra?
  2. Che cosa significa "CSKA" nel nome di una squadra?
  3. Che cosa significa "Spartak" nel nome di una squadra?
  4. Che cosa significa "Sparta" nel nome di una squadra?
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TOP 11 "Giovani Italiani"

Grazie a Filippo Galli, ex bandiera del Milan ed attuale responsabile tecnico delle giovanili rossonere, abbiamo compreso come il settore giovanile moderno sia in rapida evoluzione, di complicata gestione in quanto comprende, oltre la parte puramente sportiva, anche quelle umane e psicologiche, dato che si ha a che fare prima con ragazzi e poi con giocatori. 

E’ consuetudine, però, di diverse società professionistiche che, una volta che i ragazzi si trovano nell’anticamera del calcio che conta, vengano continuamente sballottati da una città all’altra, votati alla ricerca della valorizzazione economica che significa spesso solo rapida monetizzazione, senza curarsi degli effetti dello smantellamento del proprio vivaio e delle ripercussioni psicologiche sul giovane calciatore. Ci sono però società che fanno delle proprie giovanili il vero fiore all’occhiello, capendo che aspettare e far crescere un prospetto significa garantirsi delle cessioni non di bambini dalle belle speranze che fruttano poche centinaia di euro, ma di calciatori completi che possono garantire ossigeno puro per i propri bilanci, se si tratta in particolar modo di società medio piccole.

Negli ultimi anni abbiamo assistito allo sbocciare di diversi talenti e, cosa più importante, tutti italiani. Le ragioni di questa nuova tendenza sono da ricercarsi nella difficile situazione economica dei club di Serie A che non permette notevoli esborsi nel mercato dei giocatori e, quindi, si predilige attingere a piene mani dal settore giovanile. In aggiunta, anche la Federazione ha dato un grosso incentivo con quello che potremmo definire il decreto “Salva Italia”, mutuando quello in ambito finanziario, con l’obbligo di 25 giocatori in rosa, di cui 4 coltivati nel proprio vivaio e altri 4 cresciuti in Italia.

Abbiamo, a questo proposito, azzardato una Top 11 dei “Giovani Italiani”

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Che fine ha fatto Momo Sissoko?

Il calcio africano ha regalato ai suoi fan giocatori dai piedi sopraffini e dalla classe cristallina capace di strabiliare le folle nei campionati europei.

 

Mido, Jay-Jay Okocha, Mohamed Kallon e Mohamed Zidan sono esempi di grandi giocatori, che con il loro talento sono stati capaci di mettersi in mostra e far stupire i tifosi nelle competizioni del vecchio continente e mondiali.

 

Tuttavia, a calcio si gioca in 11 e senza giocatori grintosi in mezzo al campo nessuna squadra sa proteggersi in maniera appropriata. Il presente articolo è dedicato a uno dei giocatori che più di tutti ha saputo recuperare palloni e rilanciare l'azione delle squadre dove ha giocato: Mohamed "Momo" Sissoko.

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Ex difensore e reponsabile tecnico delle giovanili del Milan: intervista a Filippo Galli

Da ormai due stagioni la porta del Milan è difesa dal giovane Gianluigi Donnarumma, che ai tempi del suo esordio in Serie A aveva 16 anni. Oltre a lui, il Milan ha deciso di puntare sui giocatori del proprio vivaio, da cui ha recentemente pescato titolari della prima squadra come Mattia De Sciglio, Davide Calabria Manuel Locatelli. Il tutto mentre altri giocatori sembrano pronti per l'esordio in massima Serie.

 

Per capire il successo del vivaio rossonero, il nostro Riccardo Vincelli ha intervistato Filippo Galli, difensore del Milan per 13 stagioni, durante le quali ha vinto 5 scudetti, 4 Supercoppe italiane, 3 Champions League, 3 Supercoppe UEFA e 2 Coppe Intercontinentali.

Galli copre attualmente il ruolo di responsabile tecnico del settore giovanile del Milan

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Hristo Stoichkov, l'Ayatollah bulgaro

Esistono diverse tipologie di giocatore nel mondo del calcio. Ci sono i seri professionisti, atleti impeccabili, mai una dichiarazione fuori luogo, mai paparazzati in situazioni compromettenti e che, anche laddove non arrivino con la tecnica, compensano con l’agonismo e l’amore per i colori che indossano; poi ci sono le promesse non mantenute, quelle che hanno un inizio di carriera tanto sfolgorante quanto effimero, magari per via di troppi infortuni, un’occasione persa in una grande squadra, un carattere spigoloso o troppo debole. E, infine, c’è Hristo Stoichkov: il genio spaccone più forte anche della sua indole poco malleabile, per usare un eufemismo.

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Che cos'è il Tiki-Taka?

I calciatori transitati per il Barcellona: Iniesta, Fabregas, Xavi e Busquets. Tratta da Behind English Football
I calciatori transitati per il Barcellona: Iniesta, Fabregas, Xavi e Busquets. Tratta da Behind English Football

Dal 2000 ad oggi il Barcellona ha vinto 4 Champions League, 8 Liga spagnole, 7 Supercoppe di Spagna, 4 Copa del Rey, 3 Supercoppe UEFA e 3 Campionati del mondo per Club.

In particolare, gli ultimi 12 anni si sono rivelati ricchi di vittorie, grazie alla presenza di campioni del calibro di Andrés Iniesta, Cesc Fàbregas, Xavi, Sergio Busquets e il fantastico trio di attaccanti composto da Neymar, Luìs Suarez e Lionel Messi.

 

Allenati tra gli altri da Frank RijkaardPep Guardiola e Luis Enrique i blaugrana hanno mostrato al mondo intero un calcio scintillante, caratterizzato da un grande numero di passaggi e verticalizzazioni improvvise verso gli attaccanti, abilissimi a realizzare tanti gol.

Insomma, il Barcellona ha usato con grande successo il tiki-taka.

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5 cose da sapere sulla Coppa d'Africa

Oggi si disputa l’ultimo atto della Coppa delle Nazioni Africane 2017 tra Egitto e Camerun. Si tratta di due della nazionali più titolate dell’Antico Continente. I Faraoni hanno il primato, vantando ben 7 successi, di cui 3 consecutivi tra il 2006 e il 2010, mentre i Leoni Indomabili hanno alzato il trofeo 4 volte. 

 

La Coppa d’Africa ha sempre avuto il suo fascino, non tanto per il tasso tecnico mostrato in campo, comunque migliorato rispetto alle prime edizioni, quanto per lo sfondo in cui si giocano le partite: tifosi che cantano e ballano sugli spalti, colori sgargianti che per un mese fanno passare in secondo piano alcuni dei fattori più problematici di questo continente.

Povertà, guerre, malattie e sfruttamento solo per citarne alcune. E’ il torneo più articolato, in quanto ci sono diversi tipi di Africa, ad esempio l’Africa araba, quella maghrebina e l’Africa Nera. Tutte con le loro peculiarità e le loro storie. Storie e aneddoti che inevitabilmente si riversano anche nel calcio, da sempre una delle cartine tornasole della società.

 

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Che fine ha fatto Mohamed Zidan?

Le sorti della carriera di un calciatore professionista dipendono da molti dettagli. Soprattutto all’inizio del percorso, dove la componente “bravura” va quasi a pari passo con quella della “fortuna” o del più sdoganato “posto giusto al momento gusto”. Ma anche durante una carriera già avviata il confine tra successo e fallimento è molto sottile. I particolari sono fondamentali. 

Il talento necessita di una mente affidabile, dentro e fuori dal campo. Innumerevoli sono gli esempi di giocatori che dotati di una classe limpida ma poco professionisti si sono persi, mostrando solo in minima percentuale il loro reale valore. Cassano e Balotelli su tutti. 

Nel caso di questo giocatore ha fatto differenza anche una semplice lettera, la “e”. Da Zidane a Zidan.

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Perché si dice dribblare?

Ronaldinho: famoso esponente dell'arte del "dribblare"
Ronaldinho: famoso esponente dell'arte del "dribblare"

Lo sport e in particolare il calcio hanno fornito espressioni di utilizzo nel linguaggio comune. Ne abbiamo già parlato quando trattavamo il tema della zona Cesarini ed ora un altro termine merita approfondimento: dribbling.

 

La parola dribbling e più in generale il verbo dribblare sono di grande utilizzo nel linguaggio comune e facilmente riconducibili al calcio in Europa ed al basket negli Stati Uniti.

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